GERUSALEMME POST ESILICA

di Danilo Mercanti

Successivamente alla distruzione del primo tempio e alla deportazione del popolo in Babilonia operata da Nabuconodosor, Ciro, re dei medi e dei persiani, nel 539 a.C., abbatte l’impero caldeo-babilonese e restituisce libertà e gli oggetti trafugati agli ebrei in esilio, che lo accolgono come provvidenziale liberatore. Gerusalemme e la Palestina rimangono per due secoli sotto la dominazione persiana, costituenti, con la Siria, la V° Satrapia del nuovo impero emergente, mantenendo una certa autonomia amministrativa.
Le mura della città, l’altare degli olocausti e il tempio possono essere ricostruiti, medesimi per le dimensioni, ma più modesti per la povertà dei materiali impiegati. Nel marzo 515 é inaugurato, con una grande festa, il nuovo tempio. La Gerusalemme post-esilica comprende la città di Davide, l’area già della regia, il tempio e i quartieri residenziali, a occidente di quest’ultimo.
Il doloroso esilio é finito, il “resto d’Israele” torna nella propria terra; una modificazione profonda della religiosità é avvenuta, gli atti esteriori di culto legati al tempio acquistano, nella lontananza, una valenza interiore, che con la nascita e lo sviluppo della sinagoga, alternativa locale al lontano e distrutto tempio, trova espressione. Con l’edificazione del nuovo tempio la meditazione sulla Legge e la preghiera in sinagoga non vengono
abbandonate, ma anzi forniscono l’occasione spirituale per meditare anche per chi al tempio non può recarsi e per sondare l’autentico significato che dà vita alle pratiche religiose atte a Gerusalemme.
Le sinagoghe sono fino a oggi un cardine della spiritualità ebraica e un elemento insostituibile dell’identità per tutti gli ebrei sparsi nel mondo.
Il culto interiore, caratterizzato dal distacco dalle cose e dagli atti fisici, dalla consapevolezza del limite umano e dall’inadeguatezza del presente, induce a guardare il là, a sperare in una restaurazione dei tempi antichi, in un futuro migliore, lontano, ma certo e suscita l’attesa di un inviato di Dio, il messia o cristo, realizzatore di tutto questo. Gerusalemme assume
la connotazione della città di Dio, che vede affluire nel suo seno tutti i popoli; il tempio, vuoto dell’Arca dell’alleanza, che David in passato ha condotto in città, ora rappresenta l’occasione chiara di trascendenza e invita non più ad una concezione nazionalistica, ma universalistica: Dio vuol trovare dimora presso il cuore di tutti gli uomini.
La storia architettonica del tempio trova nuovo impulso dopo l’avvento di Erode il “grande”, che lo ricostruisce conferendogli magnificenza e grandiosità, nel breve arco di anni che vanno dal 20 al 10 a.C.

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