LA FATTORIA DI GREGNA

di Fabio Depino

La fattoria è ubicata sull’antico tracciato della via Latina, in corrispondenza del km 1650 della via Anagnina.
E’ costituita da un insieme di edifici di cui il più antico è quello meridionale, costruito sopra una cisterna romana a 2 piani. La cisterna di impianto rettangolare è della fine del II sec. d.C.; è a 2 piani in laterizio, fornita di grossi e alti speroni. Nel complesso è presente un’antica vasca alimentata dall’acquedotto rurale della Barbuta.
Il nome Gregna deriva dalla famiglia Gregni che fu proprietaria della fattoria nel ‘500. Nella località furono rinvenuti importanti pezzi archeologici poi portati ai Musei Capitolini, a Villa Albani, al Museo delle Terme di Roma e a Berlino. Il ritrovamento di questi pezzi e la presenza della cisterna testimonierebbero l’esistenza un tempo di una villa romana oggi del tutto scomparsa.
Più a nord in quest’area sono presenti i ruderi di un sepolcro. Il sepolcro è del IV sec. d.C. , a pianta quadrata ed 2 piani con parte della copertura originale. E’ in opera listata di tufo e laterizio con tracce in opera reticolata di tufo. Ha subito restauri anche in età medievale con l’inserimento di tasselli calcarei.
Cisterna e sepolcro erano orientati su una via secondaria che intersecava la via Latina, proveniente dalla via Tiburtina e diretta a Marino.
La proprietà è attraversata dalla via Latina con una direzione approssimativamente da Nord-Ovest a Sud-Est. Ricordiamo brevemente che la via Latina fu costruita in corrispondenza di un tracciato assai più antico, dopo la fine della guerra latina, che serviva ai traffici commerciali tra mondo etrusco e mondo greco. La realizzazione di questa importante arteria si può datare tra il 328 ed il 312 a.C.  La via usciva dalla porta Capena delle mura Serviane insieme alla via Appia. Dopo si dirigeva verso sud – est e oltrepassati i Colli Albani raggiungeva l’antica Casilinum (oggi S. Maria Capua Vetere).
Da un punto di vista geolitologico il terreno dell’area è di origine vulcanica, formato da tufi, pozzolane, rari livelli di tufo argillificato e tufi litoidi, con intercalazione di colate laviche di modesto spessore. Sono presenti anche alluvioni recenti di riempimento delle incisioni dei corsi d’acqua principali, costituiti da terreni limo – argillosi, con livelli di materiale organico.
Da un punto di vista idrogeologico la permeabilità è da modesta a elevata. La circolazione idrica è a modesta potenzialità. La direzione di flusso della falda freatica va approssimativamente da Sud a Nord, cioè dai Castelli Romani in direzione di Roma. La quota assoluta della linea isofreatica è di 50 m s.lm.
Il fosso dell’Acqua Mariana, benché in questo tratto asciutto, delimita quest’area rispetto al quartiere di Morena ed è individuato nel NPRG come componente secondaria della Rete Ecologica. Si tratta in realtà di un fosso artificiale costruito nel Medioevo (1122) da Papa Callisto II. L’acqua proveniente da sorgenti dei Castelli vicino a villa dei Centroni, a Morena, tramite una diga, almeno fino agli inizi del novecento, veniva incanalata in un condotto sotterraneo appartenente all’antico acquedotto Claudio, che passava sotto la via Anagnina. Uscito allo scoperto il fosso attraversava appunto il fondo della fattoria di Gregna. Con la distruzione di questa antica diga e del condotto sotterraneo in occasione dell’ampliamento della via Anagnina il fosso in questo tratto è rimasto asciutto. Rimane tuttavia la sua importanza storica.

Condividici:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *