Paolo Romani: Visioni oniriche sulla Via della Seta

” Fotografare è scrivere con la luce e con la sua assenza. Tutto questo nello stesso fotogramma. Ho avuto la fortuna di poter andare a cercare luci forti ed ombre nette nelle varie ramificazioni della Via della Seta in una serie di viaggi nei quali ho scoperto la mia maniera di fare reportage, che raramente è fotogiornalistico e sempre più spesso sospeso in una sorta di visione onirica senza tempo.

L’ intento è quello di lasciare allo spettatore finale la possibilità di crearsi o di immaginare una realtà o una storia contenute nello scatto. Preferisco suggerire l’ atmosfera, che sia di una strada di Samarcanda o delle rovine di Persepolis, con pochi elementi piuttosto che celebrarne la loro funzione quotidiana, quando la popolazione o il turismo( quando esiste) le rendono più “vive” e quindi più caotiche. Per gli stessi motivi il mio occhio vede in bianco e nero : a mio avviso è un linguaggio più scarno e meno aderente al reale.
Questo connubio tra fotografia ed esplorazione di Paesi lontani mi ha fatto respirare l’ aria secca del deserto , quella fredda ed umida delle grandi montagne e dei pascoli d’ alta quota, ha permesso che gustassi cibi semplici tra i Kirghisi ed i Mongoli, piatti raffinati in Siria ( dolorosamente distrutta)  in Iran, Armenia e Georgia .

Sono stato fortunato anche nell’ avere sempre avuto la curiosità del viaggiatore , nel mio caso una vera ossessione per le orme di Marco Polo , almeno nel suo viaggio di andata. Ci sono nomi di montagne o di luoghi e città che mi hanno affascinato o spaventato sin da bambino, come Hindukush , Ulan Bator o Karakorum e Isfahan. Questi luoghi , una volta incontrati , in sintonia con le persone che li abitano , mi hanno permesso di cambiare, o meglio, di formare le mie personali opinioni su una parte di mondo poco conosciuta ai più.

In questi luoghi ho sperimentato cosa significhi essere l’Altro , sempre nel più grande rispetto, incontrando talvolta una generosità da parte delle persone ospitanti che da noi è ormai scomparsa.
Quando però la cronaca o avvenimenti storici importanti portano questi luoghi e questi popoli all’ attenzione dei più, vengono sempre dipinti dai media, come si direbbe in campo fotografico, con calcolata distorsione.

Forse è anche per evitare l’ imposizione della mia “verità” che preferisco suggerire atmosfere piuttosto che raccontare storie che rischiano di essere distorte.”

Foto e testo di Paolo Romani

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