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LA PALA DEL GIORGIONE

Il ritorno a Castelfranco:un sistema espositivo d'avanguardia tra luce e tecnica.

Autore: Alberto Pasetti
Media: Alberto Pasetti


L'8 Dicembre, data ufficiale di inaugurazione del ritorno della Pala e di presentazione alla stampa nella Casa del Giorgione, ha significato l'epilogo di un lungo percorso durato tre anni tra movimentazione, opere di analisi e di restauro di una delle più importanti opere pittoriche dell'artista castellano denominata Madonna in trono con bambino e i santi Francesco e Nicasio.
Il restauro della pala è stato deciso dalla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici del Veneto a causa dello stato di degrado in cui versava l'opera nel duomo. Infatti, le condizioni di inadeguatezza ambientale avevano deteriorato il supporto ligneo.

(a sinistra) La Pala del Giorgine con lo stemma della famiglia Costanzo
(a destra)La Pala in dettaglio

L'opera fu commissionata al Giorgione da Tuzio Costanzo per la Cappella di famiglia in occasione della morte del figlio ventitreenne, caduto in battaglia a Ravenna mentre prestava i suoi servizi alla Serenissima. Nella pala, realizzata tra il 1503 e il 1505, si distinguono tre piani visivi principali il primo dei quali raffigura i santi Francesco a destra, e Nicasio a sinistra mentre impugna le insegne dei Cavalieri di Malta. Il secondo piano costituito dal trono con Madonna e bambino, evoca lo slancio piramidale verso la terza porzione visiva costituita dall'apertura sul paesaggio aereo e luminoso. Si tratta di una prospettiva collinare con castello che conferisce ai primi due piani l'appartenenza ad uno spazio architettonico senza confini fisici, senza limiti posti da muri o più probabili nicchie absidali. In realtà, il triplice spazio della pala è anche rappresentazione ed evocazione del confine tra la commemorazione della morte e la celebrazione della vita, attraverso il passaggio dai toni più cupi del pavimento, del sarcofago, dei santi verso il panneggio acceso e vibrante della Madonna, alle spalle della quale si staglia l'immagine serena di un paesaggio collinare quasi autunnale. Questo senso di confine tra vita e morte viene reso in maniera più netta dal rosso carminio del trono.
La costruzione prospettica del dipinto è strutturata per fasce orizzontali con scarti ben evidenti qualora l'osservatore si soffermi sul rapporto tra il pavimento, il coperchio del sarcofago e i gradini del basamento, nonché i braccioli del trono, che inducono alla percezione di un'immagine quasi metafisica. I personaggi sono presenti nei vari campi prospettici ma in una dimensione propria a ciascuno di loro, assorti in un rapporto di complementarietà simbolica pur conservando l'aura lirica della loro singola identità umana e ultraterrena. E' altrettanto vero che sia la valenza cromatica, nei tre campi orizzontali, sia la singolare scelta dell'intensità luminosa che l'artista ha voluto conferire, legando in un unico tempo sincronico l'insieme di figure e di spazi presenti nell'opera, risultano determinanti per comprendere a fondo il linguaggio della raffinata ed articolata composizione pittorica, Si tratta della rievocazione di un'ora pomeridiana, prima del tramonto, un momento in cui l'aria e gli oggetti assumono quel particolare effetto di sfumatura dorata che tende a saturare alcune tinte, senza snaturare la percezione dei singoli colori che emergono intensi come in una visione idealizzata. Infatti, è possibile notare come le ombre nelle proiezioni dei personaggi tendano a vaporizzarsi, quasi fossero superflue rispetto alla rappresentazione iconografica messa in scena dalla luce nella sua magica diffusione, in un effetto di sospensione, di leggerezza.

La Cappella nella fase di montaggio della struttura espositiva


Il progetto di illuminazione vuole essere una diretta emanazione di queste riflessioni e una conseguente prosecuzione dell'ingegnoso sistema realizzato per il mantenimento dei parametri microclimatici dell'opera stessa. Infatti, per la prima volta dalla sua realizzazione, l'opera lignea, a seguito di un delicatissimo restauro durato più di due anni, si trova ricollocata nella Cappella Costanzo solo visivamente.
Per raggiungere quest'obiettivo i lavori di preparazione degli spazi del Duomo per accogliere il ritorno della Pala da Venezia sono stati ingenti, sia dal punto di visto tecnologico, per la predisposizione di un impianto di riscaldamento nel Duomo e l'approntamento di un sistema per il controllo costante della temperatura e dell'umidità relativa mediante umidificatori e deumidificatori, attivi secondo un controllo computerizzato, monitorato on-line, sia dal punto di vista architettonico, a partire dalla scelta strategica di collocare il dipinto a cavallo tra la Cappella e la stanza adiacente, costituita da un vano tecnico. Quest'ultimo è il luogo a tenuta stagna in cui si trovano i sistemi computerizzati che controllano e mantengono costanti i valori di temperatura e umidità relativa, riversando in rete e su linee di comunicazione dedicate tutte le informazioni in tempo reale sullo stato di conservazione dell'opera.
L'elemento di separazione tra i due ambienti è costituito da un vetro stratificato, antiriflesso ed extrachiaro collocato nell'intradosso della nicchia d'altare, svolgendo sia un ruolo di protezione rispetto alle possibili presenze nella Cappella sia di separazione e isolamento tra due diversi microclimi. La grande innovazione risiede nella scelta di collocare un'opera d'arte, apparentemente in uno spazio fruibile dai visitatori, ma in realtà in un ambiente adiacente con un proprio micro-clima, le cui condizioni psicrometriche, per effetto dell'ampiezza del vano stesso, consentono una diffusione omogenea su tutta la superficie dell'opera, sia pittorica che strutturale lignea.
L'apparato di illuminazione posizionato nella Cappella ha rispettato il principio dell'intervento: "mantenere la tecnologia a supporto dell'esposizione e della conservazione dell'opera nella condizione di massima discrezione". Per raggiungere questo scopo sono state ideate dalla Soprintendenza due "ali" metalliche al fine di occultare il sistema di illuminazione ma anche di svolgere la funzione di pannello distanziatore e di totem didascalico dell'opera e del sarcofago di famiglia. In questo modo, con gli apparecchi illuminanti posizionati secondo precisissime geometrie per evitare riflessi e ombre sgraditi, ma anche per garantire un flusso luminoso distribuito il più omogeneamente possibile senza aberrazioni cromatiche e che ripropone l'effetto pittorico con una luce prossima al tramonto. L'apparato espositivo si trova oggi completato nel rispetto dei criteri di conservazione e di una visione morbida e candida tanto auspicata da Monsignore Lino Cucinato.


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