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TRE NARCISISTI

nell'isola di Capri

Autore: Alan Brealey Pinniger
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Tre narcisisti costruirono le loro ville sulla scogliera di Capri come monumento al proprio ego. Erano tutti e tre scrittori, tutti fantasisti, e ognuno si portava dietro l'ombra dello scandalo. Erano il barone Fersen, Axel Munte e Curzio Malaparte. Jaques Fersen era l'erede di un'acciaieria del Lussemburgo. Ebbe presto problemi con le autorità francesi per la pubblicazione del suo libro Inno ad Adone e per l'arresto, con l'accusa di adescamento di minori, da parte della polizia parigina. Questi eventi lo spinsero a fuggire, scegliendo Capri come destinazione. Capri significa isola delle capre e le leggende legate al dio-satiro Pan sono ancora vive sull'isola. Pensando a orge future, Fersen costruì la sua villa Lysis subito sotto Villa Jovis, la residenza di un altro presunto vizioso, Tiberio. Mentre la sua villa era in costruzione, Fersen si recò sull'isola di Cylon (ora Sri Lanka) dove prese il vizio dell'oppio. Sulla strada del ritorno incontrò Nino Cesarini, un ragazzo romano che vendeva giornali, e lo portò con sé nella sua villa ormai finita. La loro convivenza destò un grande scandalo che si concluse soltanto quando, dopo un finto sacrificio nella grotta di Mithra dove Nino aveva il ruolo della vittima, i capresi li cacciarono definitivamente dall'isola. Durante la I Guerra Mondiale Nino, ormai disintossicato dall'oppio, partecipò alla Resistenza, combattendo sugli Appennini, mentre Fersen si trasferì nel Sud della Francia continuando il suo lussuoso tenore di vita. Passati la guerra e i comportamenti oltraggiosi, Nino e Fersen tornarono a Capri. Fersen sentiva che ormai la morte era vicina e nel 1923, in una notte di Novembre, vestito con una tonaca di seta rosa, prese una dose eccessiva di oppio e morì. Oggi la villa è in rovina, ma sotto il peristilio si può ancora leggere l'iscrizione Amori et dolori sacrum, incisa nel marmo nero. Axel Munthe era il più vizioso dei tre. Medico e psichiatra, originario della Svezia, mentre studiava medicina a Parigi si recò a Napoli per dare il suo aiuto durante la terribile epidemia del 1884. In questa occasione restò colpito dalla bellezza di una piccola casa di Anacapri di proprietà di un operaio e la comprò. La casa sorgeva dove Tiberio aveva costruito una della sue dodici ville. Per pagare S.Michele, costruita personalmente da Munthe, il dottore aprì uno studio medico a Roma, dove prese in cura soltanto persone molto ricche, aiutandole con le loro nevrosi, e rinunciando a curare i poveri. La villa si sviluppò senza un progetto ben definito in uno stile finto rinascimentale. Munthe era ossessionato da Tiberio, come lui arrivò a possedere 12 ville sull'isola di Capri e come lui collezionò statue. Il suo statuario è composto quasi interamente di falsi anche se lui amava far credere ai suoi visitatori che alcune statue fossero originali. Successivamente San Michele venne trasformato in un sanatorio per monarchi come la Regina di Svezia, la Zarina di Russia e l'Imperatore d'Austria. Il suo libro La Storia di San Michele è una stravagante collezione di piccoli aneddoti della stessa vena del precedente Memories and Vagaries e del suo primo libro Lettere dalla città del giorno che parla della sua esperienza di giovane medico a Napoli durante la piaga del colera. Diversamente dai due volumi precedenti, La Storia di San Michele è diventato un best-seller, tradotto in 25 lingue durante gli anni della lunga vita di Munthe. Si tratta di un'opera autocelebrativa e, come per la provenienza delle statue, le storie sembrano inventate. Contrariamente a quanto dice nel suo libro a proposito del calore che gli veniva dimostrato ogni volta che tornava a casa, Munthe non era amato a Capri. I Capresi lo soprannominavano "il caprone" non soltanto per il gran numero di figli illegittimi che aveva sull'isola, facilmente riconoscibili per i tratti somatici che ricordavano un cavallo e per i loro capelli rossi, ma anche per il suo odore. Munthe morì a novantadue anni, mentre viveva nel Palazzo Reale Svedese. Desideroso di essere ricordato per San Michele e il suo magnifico giardino, lasciò la villa, il giardino e il monte Barbarossa allo stato svedese. Curzio Malaparte, l'ultimo dei tre narcisisti, era un famoso ammaliatore doppio giochista con la voglia di apparire come una persona difficile. La sua villa, soprannominata dall'autore stesso " una casa come me", è arroccata su un inaccessibile promontorio a picco sul mare ed è priva di giardino. Le pareti sono dipinte color rosso sangue, le finestre circolari come quelle di una nave passeggeri transoceanica. Il salone è bianco e spoglio come un monastero, mentre " la stanza della favorita" è corredata di un bagno monumentale in marmo grigio. Infatti, sembra che il sesso abbia avuto una valenza quasi liturgica per Malaparte. Lo studio aveva delle piastrelle decorate con delle lire ed è in questa stanza che Malaparte scrisse le sue due opere più note, Kaput e La Pelle. Ma questo italiano era di fatto per metà tedesco è il suo nome di battesimo era Kurt Suckert. Dopo la I Guerra Mondiale divenne giornalista e aderì al Fascismo. Immaginava di essere un uomo di azione come Napoleone ma, in realtà, era un voyeur letterario. Cambiò il suo nome dopo aver letto un pamphlet su Napoleone, intitolato I Malaparte ed i Bonaparte. Tutto ciò che lo riguardava era una mistificazione. Proveniva dal ceto medio ma frequentava soltanto principi e contadini; odiava gli omosessuali ma si presume che abbia avuto rapporti sessuali con uomini e donne. Inoltre era un Fascista che derideva il Duce. Fu però astuto nel capire che la Germania avrebbe perso la II Guerra Mondiale e che il Fascismo italiano era un' assurdità. Nel 1931 Malaparte scrisse un libro brillante, La tecnica del colpo di stato. Nel secondo capitolo, che ha un titolo accattivante: Hitler, una donna, scrisse: «Questo grasso e presuntuoso austriaco potrebbe avere, come tutti gli austriaci, un certo gusto per gli eroi dell'antica Roma, immaginando il suo Giulio Cesare nei tipici calzoni corti con bretelle degli austriaci. L'animo di Hitler era profondamente femminile, la sua intelligenza, la sua ambizione e persino il suo autocontrollo, non avevano nulla di virile. Hitler il dittatore, la donna che la Germania merita». Queste sue parole non lo fecero amare dal Fuhrer e per ordine di Mussolini Malaparte fu arrestato, picchiato e condannato a cinque anni di esilio sull'isola di Lipari. Dopo la pubblicazione di La pelle i capresi ed i napoletani si sentirono così traditi da qualcuno che era stato un collaborazionista che lo cacciarono dal sud. Malaparte aderì quindi al Partito Comunista e si recò in Francia, poi in Unione Sovietica e infine in Cina. A Pechino si ammalò improvvisamente di cancro ai polmoni e morì agonizzante. Personaggio dal carattere difficile fino alla fine lasciò la sua casa di Capri alla Repubblica Popolare Cinese. Forse questi tre personaggi fecero la scelta migliore nel dedicarsi alla costruzione delle proprie ville, perché oggi è principalmente per questo che vengono ricordati.


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