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MUSEO DELL'ORANGERIE

Storia della collezione Paul Guillaume

Autore: Bianca Lerza
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Dopo aver passato in rassegna le opere di Claude Monet, la visita al museo dell'Orangerie prosegue verso il piano interrato dov'è collocata " La Collection Jean Walter et Paul Guillaume" Soprannominato da Amedeo Modigliani "Novo Pilota", Paul Gillaume ha sicuramente giocato un ruolo di primo piano tra i mercanti e i collezionisti d'arte d'inizio XX secolo, scegliendo per i suoi acquisti le opere di giovani e talentuosi pittori. Le sue passioni artistiche spaziavano da Matisse a Picasso, da De Chirico a Utrillo e ancora Delaunay, Rousseau e Modigliani, senza dimenticare il suo profondo interesse per "l'Arte Nera", vera passione che, accompagnata dal desiderio di costituire una "Società dell'Arte e dell'Archeologia Nera", si proponeva d'instaurare un duraturo e prolifico rapporto con sale d'esposizioni e riviste specializzate, con lo scopo di dar voce (anche attraverso dei veri e propri "prestiti") ad un'arte ancora sconosciuta. Nel 1918, insieme al poeta Guillaume Apollinaire e al critico d'arte Waldemar Gorge, crea "Le Arti a Parigi", rivista di attualità e promozione artistica e sempre nello stesso anno, si dedica alla realizzazione di due esposizioni, la prima su Michail Larionov e Tatjana Gontcharova, l'altra su Pablo Picasso e Henri Matisse.
Il poeta e scrittore francese Max Jacob lo definì così: "Paul è un vero amante dell'arte, le tele e le statue gli parlano all'orecchio" ed è forse proprio per questo motivo che la sua collezione privata, esposta per la prima volta nel 1929 presso la galleria Bernheim-Jeune a Parigi, lo consacrerà come il più grande collezionista d'arte moderna in Europa. La collezione sarà poi ulteriormente valorizzata grazie anche ad una mostra allestita dallo stesso Guillame all'interno di un grande appartamento in Avenue Foch a Parigi (operazione per l'epoca sicuramente "anomala"), collocando le sue opere contro dei fondali chiari, ricavati direttamente all'interno delle numerose stanze che l'appartamento parigino offriva per l'occasione.

In principio questa collezione rimase distinta da tutte le altre opere presenti nelle gallerie in suo possesso, mentre va sottolineato che sempre più spesso i quadri esposti che non trovavano acquirenti, venivano acquistati dallo stesso Guillame, come nel caso delle Demoiselles à la rivière di Matisse; contemporaneamente, altre opere soggiornavano per poco tempo nell'appartamento-museo di Avenue Foch, in special modo quando il suo proprietario, per necessità di sopravvivenza, era costretto a venderle. La volontà di far conoscere la propria collezione a un pubblico sempre più vasto, fu sicuramente l'aspetto più evidente che distingueva Paul Guillaume dagli altri collezionisti dell'epoca. Peculiarità confermata dalla continua diffusione delle sue opere attraverso riproduzioni che, pubblicate sulla sua rivista, mettevano in evidenza un altro aspetto fondamentale: la possibilità che un privato, rispetto ad un organismo statale, potesse gestire nel miglior modo possibile un importate patrimonio artistico. Questa volontà è una reazione dello stesso collezionista alla politica adottata dal Musèe du Luxemburg e alle "vecchie tele" esposte al Museo d'Arte Moderna; essa viene ribadita dallo stesso Guillaume che, invitando tutto il mondo delle "belle arti", riuscì a servire la causa dell'Arte Moderna meglio dello Stato francese. Ed é proprio in questa occasione che Paul Guillaime volle spingersi oltre: cercando di rendere pubblica la sua collezione, donò delle opere ad alcuni musei nazionali, tra i quali ricordiamo il museo di Grenoble.
Non contento di ciò, volle aprire una specie di "hotel -museo" come fatto in precedenza da alcuni magnati americani, per poterne poi cedere la proprietà allo Stato.

Mettere a disposizione dell'Arte questo luogo, significava in un certo senso, creare una doppia possibilità: da una parte, l'occasione di gestire in maniera esemplare delle opere d'Arte, dall'altra, l'opportunità di poter usufruire di uno spazio privato che certamente traeva vantaggio dall'apertura al pubblico. Lungaggini burocratiche e amministrative legate alla mancanza di fondi, e soprattutto alla prematura morte di Paul Guillaume a soli quarantacinque anni, lasciarono incompiuto il progetto, ma il suo lavoro non fu del tutto perduto. Poco prima di morire il nostro mecenate collezionista, incaricò sua moglie Domenica di portare a termine il progetto, trasmettendo la maggior parte delle opere al Museo del Louvre, con lo scopo di dar vita ad una nuova collezione, lasciando peraltro la possibilità di vendere alcune delle opere in caso di necessità.
Le nozze tra Domenica e un architetto che aveva accumulato importanti ricchezze in Marocco, permise a quest'ultima di riorganizzare l'intera collezione, che risultò comunque alleggerita di tutte le opere di Picasso e delle sculture dell'Arte Negra, ma si arricchì in maniera considerevole con nuove opere di Cezanne e Renoir. Il tutto fu esposto ancora una volta in un lussuoso appartamento accanto a dei mobili in stile Luigi XV e XVI; ma fu solo nel 1957 che Domenica riuscì a rendere pubblica la collezione. Questa operazione venne a intrecciarsi con il patteggiamento della stessa Domenica con lo Stato francese per il presunto assassinio del figlio adottivo Jean Pierre.
Cosi dal 1984 la collezione è ospitata all'interno del museo dell'Orangerie, dove è possibile ammirare le nomerose opere d'arte secondo l'esatta ricostruzione dell'appartamento situato in Rue du Cirque, che ospitò la collezione fino al 1960.


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