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IL MUSEO DELL' ARA PACIS

Progetto di Richard Meier - Roma 1995/2006

Autore: Diego Angeloni
Media: Redazione Sguardi.info


Il nuovo Museo dell'Ara Pacis realizzato da Richard Meier, propone una netta distinzione tra il museo come contenitore e fornitore di servizi e l'immagine esterna (urbana) dell'edificio.
Senza dubbio l'interno offre una struttura museale all'avanguardia sia per quanto riguarda l'illuminazione dell'opera, sia dal punto di vista della tecnologia impiegata, sia, ancora, per gli spazi attigui che offriranno vari servizi agli utenti. Ma ovviamente, un interno pone meno limiti rispetto al rapporto con il contesto che rappresenta il vero nodo focale delle polemiche sviluppatesi intorno all'intervento. Meier vanta una grande esperienza nella realizzazione di musei in tutto il mondo, ed è proprio questa esperienza che gli ha consentito di attuare una struttura accogliente e ben organizzata, basata su una disposizione planimetrica che individua tre blocchi funzionali distinti e indipendenti. Il primo blocco attraversato da luce naturale e artificiale, costituisce il contenitore dell'Ara. Per questa sala sono stati infatti montati 1500 metriquadri di lastre di vetro temperato, grandi fino a tre metri per cinque. L'utilizzo di ampie superfici vetrate permette dunque al paesaggio esterno di diventare protagonista al pari degli spazi, tenendo lontana ogni sensazione di spaesamento, costrizione o estraneità.

Mentre l'illuminazione artificiale, impiega riflettori anti-abbagliamento, filtri per la resa del colore e lenti che indirizzano e modulano il fascio luminoso in relazione alle caratteristiche proprie dell'Ara, all'interno, a prevalere sono forme morbide, rese evanescenti dalla luce che invade e definisce gli spazi. Semplicemente incomprensibile l'allestimento realizzato da due architetti italiani per conto della soprintendenza che prevede, all'ingresso, delle copie in gesso di volti di imperatori romani! Nel dislivello tra via di Ripetta e il Lungotevere, verranno ospitati una biblioteca, gli uffici per la direzione e due grandi sale illuminate artificialmente, dove saranno esposti i frammenti non ricollocati dell'Ara. Questi spazi, che saranno utilizzabili anche per mostre temporanee, sono dotati sia di un accesso interno che di uno esterno. Il terzo blocco, infine, ospita un Auditorium per conferenze e convegni, disposto su due livelli. Qui troviamo anche un ristorante ed un'ampia terrazza che guarda verso il Mausoleo di Augusto. Da fuori, il complesso si presenta come un corpo compatto, stretto e lungo che si adatta alla forma triangolare dell'area di progetto.
L'edificio, che ricompone la quinta edilizia di Piazza Augusto Imperatore, definendone il quarto lato, fa da tramite tra il livello stradale di via di Ripetta più basso, e il Lungotevere più alto, grazie ad una scalinata che indirizza verso l'ingresso. Quest'ultimo è sottolineato da un imponente setto rivestito in travertino lavorato"a spacco", che fa da contraltare al Muro delle Res Gestae, unico elemento conservato del vecchio edificio.

La scalinata presenta due elementi di richiamo al passato: una fontana, a ricordo dell'antico Porto di Ripetta, e una colonna che dista dall'Ara lo stesso distacco che, in età augustea, la separava dall'obelisco della grande meridiana. Tuttavia, i tentativi di legarsi al contesto o viceversa di giustificare scelte progettuali con il richiamo all'ambiente circostante, risultano piuttosto velleitari se si considera che nell'opera non sono affatto presenti i molto più complessi legami alle stratificazioni presenti nell'area. Il problema non è quello di cogliere e reinterpretare i caratteri specifici di un luogo, che, per scelta progettuale, possono anche non esserci, piuttosto, l'anomalia sta nel fatto che l'architetto, pur di non rinunciare alla sua "firma" stilistica, propone nel centro storico superfici immacolate completamente estranee alla logica non dell'intorno, ma di tutta Roma.
A parte la bianca stereometria dell'insieme ciò che risulta sgradevole è soprattutto la sgraziata sovradimensionalità del tutto, l'edificio si staglia in maniera autoreferenziale ed autoritaria in una piazza che, seppur ricca di stratificazioni, tuttavia, risultava ancora piuttosto misurata.
In particolare, la piazza sopraelevata e la grande scalinata, schermano parzialmente la base della chiesa di San Rocco realizzata dal Valadier, impedendone una completa percezione.
Sarà la città stessa, con il tempo e con le dovute migliorie, ad assorbire il museo, a fagocitarlo e renderlo suo, a rendere visivamente accettabili molti di quegli elementi che risultano ora stonati.


Approfondimenti
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RICHARD MEIER

Biografia

Richard Meier nasce nel 1934 a Newark (New Jersey), si laurea alla Cornell University di Ithaca, New York, nel 1957.

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