La mostra, che rimarrà aperta fino al 31 gennaio 2007 al Gate - Ala Mazzoniana della Stazione Termini di Roma, è incentrata sul quadro "La Vocazione dei Santi Pietro e Andrea" attribuito a Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio e proveniente dalla Royal Gallery di Hampton Court.
La mostra presenta complessivamente quattro opere del maestro tra cui due provenienti da collezioni private ed un'altra dalla Galleria Palatina di Palazzo Pitti.
La travagliata vicenda del quadro così detto "scomparso" è uno degli elementi scelti per promuovere questo evento culturale.
Scrive Maurizio Marini: "Al di là delle ipotesi sulla provenienza originaria dell'opera oggetto della presente nota è certo il suo approdo a Londra nel 1637, in quanto attestato dall'acquisto di re Carlo I presso William Frizell":
"Caravaggio. Item the picture of the 3 disciples St. John in a red blewish drapery & another in yellow coming from fishing half figures so big as the life being the 12th peice of the number of 23 Italian Collection peices which the King thought of Fresley in a large old wooden sarv'd frame. [Size] 4 ft.4 in by 5 ft 8 in.".
Durante i secoli ritroviamo diverse citazioni sul quadro e sul suo autore ma intorno agli anni venti del '900 un contributo di H. Voss definisce questo una copia di un ignoto quadro del Caravaggio.
Un lungo e acceso dibattito sull'attribuzione del quadro al maestro lombardo è durato per tutto il secolo appena trascorso. Nel 2004 lo storico dell'arte Sir Denis Mahon, dopo un intenso restauro durato più di 30 mesi di lavoro che ha permesso uno studio più approfondito dell'opera (nell'esposizione romana c'è una sezione riguardante i restauri e gli studi correlati), propone e relaziona la sua attribuzione al grande maestro.
Naturalmente nel mondo dell'arte c'è chi condivide la sua teoria ma anche chi sostiene che l'attribuzione è probabile ma che non esistono prove o testimonianze storiche che la dimostrino. Neanche il documento di acquisto del 1637 sopracitato può essere "certezza", in quanto nulla si sa su come questo quadro sia arrivato a Londra. Resterà sempre il dubbio ma, sicuramente, oggi abbiamo qualche certezza in più del passato.
L'innovazione iconografica del Caravaggio è uno degli elementi più straordinari della sua pittura.
La scelta di rappresentare i personaggi dell'universo cattolico con figure di non apprezzabile moralità per l'epoca fa di questo pittore non solo uno straordinario artista ma anche un propagatore di concetti evangelici rivolti verso l'amore per i derelitti. Le sue figure sante e cristiane, evangeliche e pure sono rappresentate da un'umanità povera, comune e, a volte, peccaminosa. Le sue scelte non erano semplicemente "estetiche" ma concettuali. Naturalmente, spesso, intollerabili nella Roma papale della sua epoca.
Molto interessanti sono le sue diverse immagini di Cristo dove possiamo osservare tutto ciò.
Qui sotto a confronto quattro diverse interpretazioni, una dell' Incredulità di Tommaso, una della Cena in Emmaus, una dellaCattura di Cristo nell'Orto e per finire della Vocazione dei Santi Pietro e Andrea.
Da queste immagini ci rendiamo facilmente conto della sua libertà rappresentativa rispetto ad una tradizionale iconografia.
Tornando a " La Vocazione dei Santi Pietro e Andrea" Claudio Strinati e Vittorio Sgarbi notano nella composizione e nella scelta delle figure un tema che giudicano "quasi estraneo al Caravaggio" nel raffigurare gli Apostoli come figure "possenti" e un Cristo "esile e timido". Aggiungono anche che "Il quadro di Hampton Court ha in sé un afflato di amore del Vero che è insieme semplicità, immediatezza e riflessione, tali da giustificare appieno il riferimento dell' opera al Caravaggio in persona nel momento più alto della sua riflessione, quello, cioè, che porta al capolavoro assoluto delle Opere di Misericordia a Napoli. E' quella dimensione utopistica, legata proprio all'idea del "non luogo" in cui le immagini debbono trovarsi, che è come una eco delle tesi domenicane estremiste del Campanella che in quegli anni lavora, su influsso di Tommaso Moro, alla Città del sole."
Le altre tre opere presenti nell'esposizione romana (Il Cavadenti, San Giovannino alla sorgente e il Sacrificio di Isacco) sostengono ed accompagnano un'operazione di sicuro interesse storico ed artistico ma certamente non di facile comprensione per un pubblico di massa cui la mostra tenta di proporsi. Dopo le splendide esposizioni realizzate a Napoli e a Milano che avevano il grande merito di far capire, conoscere e amare le opere di uno dei più grandi della pittura di tutti i tempi, questa di Roma tenta di trasformare una "scoperta - non scoperta", interessante più per gli studiosi della materia, in un'operazione di marketing. Riuscita nel lancio pubblicitario ma deludente per un utente non "specilalistico".
Intitolare una mostra "Caravaggio, capolavori nelle collezioni private", induce a credere in una più vasta e rappresentativa esposizione ed i visitatori escono sconcertati e delusi, pur avendo visto quattro quadri di Caravaggio.
Sarebbe stato più efficace e corretto esporre la sola Vocazione dei Santi Pietro e Andrea, in quanto "prima" esposizione del quadro dopo il restauro, insieme al materiale di studio e ricerca che rafforzano la teoria di Sir Denis Mahon.