Tre uomini in un caffe' giocano a carte. Uno ha perso un orecchio e un occhio; le ferite profonde sfigurano la sua faccia, tirando le sue labbra in una smorfia permanente. La sua mano sinistra è una protesi di legno grezza, mentre la sua mano destra assomiglia ad un piede trapiantato. Vicino a lui siede un uomo che ha perso la mascella, una buona parte della testa ed entrambe le mani e che si sforza di tenere le carte sotto i denti. Il terzo uomo ha una mascella e una mano artificiali, ma non ha naso e porta una croce di ferro al valor militare sulla sua giacca.
Tutti e tre sono vestiti elegantemente, ma sotto la vita non rimane niente tranne un moncherino del piede in uno e un fallo in un altro. Questa potrebbe essere la condizione umana ma è anche la condizione in cui Otto Dix proietta la nuova generazione. Il quadro Die Skatspieler del 1920, è un atto d'accusa brutale sulla guerra, dipinto, in uno stile volutamente distorto, immediatamente dopo la prima guerra mondiale. Un insieme di amare ironie.
L'uomo alla destra, sicuramente l'autoritratto dell'artista, tiene una carta che raffigura la legenda "Feinste Doppelbilder-Karte"-letteralmente "carte di alta qualità con doppia immagine" ma figurativamente un commento sulle due facce degli uomini, entrambi vittime e persecutori. Il gioco delle carte si trasforma in una rievocazione della raffigurazione malinconica di Cézanne sullo stesso soggetto, divenendo un peana sulla distruzione della società. I nazisti odiarono il quadro e lo bandirono, insieme ad altri esempi di "arte degenerata" che sono in questa mostra, intitolata Arcadia and the Metropolis. L'esposizione inizia il 7 giugno alla Neue Galerie in New York City, situata al angolo tra la Fifth Avenue e la East Eighty-sixth Street.
Tutte le pitture sono prestate dalla Nationalgalerie di Berlino e molte non hanno mai lasciato la Germania prima.
Abilmente esposta sulle pareti di un sereno colore blu-grigio, la mostra esplode con le scomode immagini di Otto Dix e dei suoi contemporanei, compresi Georg Grosz, Emil Nolde, Max Beckmann, Ernst-Ludwig Kirchner e Karl Schmidt-Rottluff. Sulle pareti ci sono paesaggi, ritratti, manifesti, scene di vita di tutti i giorni ed altre immagini che ci danno un ritratto del Modernismo tedesco negli anni tra la prima guerra mondiale e l'ascesa di Hitler.
Malgrado la varietà notevole di stile, gli artisti dividono il terreno comune dello Espressionismo; da qui l'impasto grezzo, lo spazio condensato, i colori sgradevoli e i corpi sgraziati. Storicamente, questo genere di astrazione o di riduzione all'essenziale può risalire al Post-impressionismo (da qui i colori forti ed i profili prominenti) ma l'elegante e rarefatto mondo dell'arte francese si pone ben al di fuori dei loro interessi. Ciò cui questi pittori hanno invece mirato era la crudezza e l'intensità che erano dovute sia a ciò che stava accadendo intorno al Reno sia all'arte primitiva tedesca, specialmente quella dei maestri del sedicesimo secolo come Matthias Grunewald, la cui retorica del grottesco era aperta alle emozioni estreme usualmente escluse dalla "nobile" arte. Così le pitture sono allo stesso tempo assolutamente moderne e profondamente tradizionali. Chiunque cerchi il bello in questa mostra sarà deluso , ma se si cerca l'oltraggio, il timore e la disperazione del crollo della Repubblica di Weimar con l'inizio del nazismo, questa mostra offre una ricca ma sofferente lezione.