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LUIGI DI MAURO

Io, l'artista

Autore: Luigi Di Mauro
Media: By courtesy of Luigi Di Mauro


Per l'anagrafe sono Luigi Di Mauro, nato a Sutri, Viterbo, cinquanta anni fa, ma per i miei amici e conoscenti sono Lillo.
La scuola mi preparava un futuro da perito chimico industriale ma quella strada non è stata la mia vocazione. Più che dalle formule chimiche mi sentivo attratto dalla poesia e dalla letteratura. Leggevo "Ragazzi di vita" e scoprivo con Pasolini il mondo intorno a me.
La lezione del nostro più grande intellettuale sociale costituisce il mio background scolastico, la traccia dentro la quale si snoda la mia esistenza. La mia diversa sensibilità è cresciuta dentro i nuovi spazi aperti dalle lotte emancipatrici degli anni 70.

L'idea forza della lotta contro l'omologazione sociale dei comportamenti introdotta dal sistema capitalistico dei consumi, nel quale tutto viene mercificato, descrive l'impegno che ho preso nei luoghi dell'arte e della poesia, della società e della politica.
Ho scritto poesie, ho partecipato a spettacoli teatrali quali "Un sogno preso per la coda" tratto da un romanzo di Garcia Lorca con la regia di Dominot, definito dalla pagina dedicata alla cultura di Repubblica "La piccola perla dell'avanguardia italiana" e "Un gesto per P. P. Pasolini" dedicato alla morte del poeta.
Dall'incontro con Sandro Bartolucci e i poeti dell'avanguardia reatina, è nato il mio primo ciclo di poesie" Nel silenzio.intrecciando pensieri" (1981).
Per il Comune di Roma ho lavorato alla realizzazione di laboratori teatrali e, da sempre inserito nella realtà sociale delle cooperative e del terzo settore, ho avuto la responsabilità di provvedere all'animazione dei Punti Verdi di numerose cooperative.
Il bisogno di partecipare come omosessuale alle lotte per i diritti e al riconoscimento del valore delle differenze mi ha permesso di incontrare e collaborare con il primo circolo di intellettuali e artisti che fondarono L'ARCI Gay a Roma nel 1985.
Ho attraversato la storia delle lotte democratiche insieme al Circolo Mario Mieli di Roma e Il Cassero di Bologna, insieme a compagni e amici indimenticabili tra i quali Marco Bisceglie, Francesco Gnerre, Marco Mattolini, Giovanni Forti, Sandro Bartolucci, Vanni Piccolo, Marco Sanna, Andrea Pini.
Negli anni ottanta ho pubblicato altre tre raccolte di poesie, "Rispetto del tempo"( 1983) "Malia del vento" (1985) e "Come un soffio" (1989), a cui hanno collaborato Sandro Bartolucci e Corrado Levi.
Grazie al contributo fondamentale di idee e di umanità di Leda Colombini, ho capito l'importanza di assumere l'impegno di operare nel settore della reclusione per contribuire alla democratizzazione della pena e al recupero sociale e umano delle persone detenute e per questo ho curato e organizzato numerosi progetti per il reinserimento sociale e progetti socio-culturali di particolari categorie come detenuti, minori a rischio, anziani e diversamente abili.
Dal 1987 sono socio della Cooperativa Cecilia per la quale ho svolto il lavoro di assistente domiciliare per anziani e portatori di handicap e assistente ai minori sottoposti a prescrizioni penali. Attualmente sono responsabile dell'Area giustizia e del "Centro Giovani La Bulla" della Cooperativa Cecilia e Presidente della Consulta Permanente Cittadina per i Problemi Penitenziari del Comune di Roma.

Dicono della mia poesia

"La poesia, non basta mai ripeterlo, è un uccello rarissimo, dono misterioso che tocca a pochi e poche volte. Passa per strumenti complessi - La parola poetica, la frase, il ritmo - ma arriva ad essere poesia soltanto se sgorga dalla necessità, dall'emozione profonda, dal sentimento che va ben oltre la compassione, l'esaltazione, l'allegrezza, la pena. Essa discende da ininterrotte vigilanze, da conoscenza estrema dei mezzi espressivi, eppure deve pervenire a chi legge, a chi ascolta, come spontanea, immediata. Ripete l'esistente in tutta la sua pienezza e verità.
Accade ciò nei poeti presenti nelle pagine che seguono? In ciascuno di essi mi pare che la parola nasca da un lavorio lungo e sotterraneo, anche sofferto, anche goduto. E ciascuno riflette appassionatamente il suo proprio universo e le attese e gli errori che gli appartengono.
Sui versi di Lillo Di Mauro incombe la minaccia del poetico cercato a tutti i costi e Sandro penna è il fantasma che di tanto in tanto si mostra nella graziosità di fanciullo amato, nella delicatezza del paesaggio evocato. Pure nel metro febbrile, nei fonemi esatti v'è un bisogno intenso d'amore e di abbandono al sogno come incantesimo e raggiunto desiderio."

Elio Pecora - Nota su quattro poeti - Sandro Bartolucci, Lillo Di Mauro, Saverio Maggio, Lucio Micheli - SODOMA rivista omosessuale di cultura - anno II n°2 estate autunno 1985.

"Lillo Di Mauro, le sue rime intense, come una sorta di stillicidio, sono cariche di erotismo sottile e di "nitore" classico, per cui si collocano tra Saffo e Penna. Il poeta evoca immagini "pulite" ironicamente di un mondo classico e postmodern al tempo stesso, dove anche le latrine diventano sublimi giardini dell'eros."
Lucio Scardino, poeta e scrittore

"Venire da te è trovare sempre qualcosa che trema, che si smarrisce anche, a volte pure si annichila; ma lo fa sempre con una lucidità dimostrativa di fatti e conseguenze, con un nitore che toglie alla verità delle cose il suo peso, la rende subito estetica, la porta un po' sopra-rigo (come dicono i musicisti), sui livelli acuti e temperati del piacere.
Quali limiti? Aspri, magari; perché tu hai con le cose un certo livore contenuto, come di qualcosa che sia vicina al tradimento, o comunque allo sgarbo (e ci deve essere nella tua memoria, di spirito e di corpo, qualcosa che giustifica questo). Ma anche, sostenuti, credo dal disegno della tua figura, laminati e retti, come facessero da stipite alle cose; perché le cose, se vi devono transitare, siano obbligate a un percorso inclinato e senza strepiti.
Così poi io vedo la città che percorriamo insieme, le architetture e i corpi. Se in te c'è l'etrusco, conserva vivacissime e sognanti memorie di viaggi in Grecia, e sa più di pitture vascolari che di marmi.
C'è un tuo modo, c'è nella tua poesia, di connettere il Mitreo con la villa Savorelli che collega immediatamente lo stile geometrico con il viscerale che è nel rito e nell'oltre tomba. Sbucata dalla terra un po' come Proserpina".

Sandro Bartolucci , poeta e scrittore

"Poesie brevi, guizzi, illuminazioni, queste che formano il libro di Lillo Di Mauro. Quasi esplosioni di tenerezza che si mutano in parole quando il cuore non sa più contenerle.
Ed è ancora la malia del vento, e non soltanto del vento ma della parola che cerca di ricreare e sublimare le emozioni e i ricordi, malia e innamoramenti che inducono l'autore a negare valori e saggezze che non coincidano con un gesto d'amore, che lo fanno poeta al di là di rese estetiche o fortune, per triste o lieto destino".

Carmelo Pirrera, Editore


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