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BEBUQUIN

o i dilettanti del miracolo

Autore: Marzia Mascelli
Media: Le nubi edizioni


Introduzione
Einstein, nel suo unico e fulminante romanzo, elabora una riflessione sulla possibilità di approdo a nuovi paradigmi estetici, esistenziali, conoscitivi. Il romanzo narra del grottesco percorso di ricerca di Giorgio Bebuquin, protagonista di un viaggio che inizia da un bar, passa per un circo e finisce in un letto. Sulla strada sbucano e poi si ritirano appariscenti o volatili personaggi dell'assurdo che sono gli interlocutori di Bebuquin . I dilettanti del miracolo si sparpagliano in direzioni diverse e contrarie in cerca o in perdita di una strada che offra il senso reale della vita. Luoghi dell'immaginario, dell'alogico appaiono in visioni distorte. Tutto, in questo che è un romanzo di deformante formazione, confluisce nel reale, come un serissimo gioco di rimandi, specchi e confusioni. Gli eventi si creano, si sommano e si frammentano, attraverso una prosa rivoluzionaria e sorprendente: Einstein mira ad un nuovo linguaggio forgiato, oppure lasciato libero, per ricreare con la parola ciò che il Cubismo realizza con la visione: l'immediatezza dell'esperienza totale, della Forma che è intesa in senso concreto. La Forma, qui, è l'insieme delle sensazioni, è la sostanza reale e non filtrata dai segni convenzionali, è l'assoluto che si raggiunge tramite l'abbandono delle resistenze verso l'assurdo e l'alogico, verso il miracolo. Einstein cerca di trasporre questa immediatezza (das Unmittelbare) attraverso un uso innovativo delle parole e della loro posizione all'interno del testo.
Nel BebuquinEinstein non risparmia raffiche intense di critica verso l'inefficacia e l'ingiustizia delle ipocrisie sociali e politiche. I suoi interventi politico-filosofici continuano ad avere, come quelli estetici e artistici, un punto nodale nel concetto di immediatezza, nella necessità di riscoprire un assoluto umano al di là degli innumerevoli oggetti che ne mascherano la realtà, oltre gli innumerevoli filtri analitici, psicologici etici e sociali. Giochi di specchi e psicologismi che separano l'uomo dagli altri uomini, ma anche l'uomo dalla realtà esistenziale, dall'esperienza immediata di ciascuno, totale e autonoma, dal mondo come Forma Concreta.

Carl Einstein
Lo straordinario storico e critico d'arte, il filosofo, l'intellettuale finissimo, lo scrittore, il combattente nella guerra di Spagna nacque a Neuwied in Germania, nel 1885, all'interno di una famiglia di origine ebraica. Cresciuto in un ambiente fortemente religioso, segue suo padre rabbino a Karlsruhe, ricca città al confine con la Francia. Dopo il suicidio del padre l'adolescente viene investito da una forte crisi antireligiosa e antiautoritaria, si allontana in modo deciso dalla sua comunità. La sua formazione culturale procede con un forte slancio verso la letteratura francese, lo studio della matematica e della fisica. Nel 1904 Carl Einstein raggiunge Berlino dove segue corsi di filosofia e teologia, ma soprattutto di storia dell'arte, che pare essere la via prediletta.

Parigi e il Cubismo
Negli anni '10 iniziano i suoi viaggi a Parigi, dove ha la possibilità di conoscere protagonisti e opere dei movimenti letterari e artistici in piena formazione, e di procurare in sé un'osmosi tra i fermenti simbolisti, cubisti, primitivisti e quelli espressionisti della severa Berlino. Fondamentale per tutta la futura riflessione, è l'incontro col cubismo di Braque.
La conoscenza del Cubismo accende riflessioni che vanno oltre la dimensione artistica: la possibilità della trasposizione sulla superficie del cubico, l'espressione immediata della terza dimensione, assumeva valenze filosofiche. Questi pensieri vengono approfonditi nel 1915, quando viene pubblicato un suo saggio fondamentale, Negerplastik (Scultura negra): Einstein, corredando il testo di molte riproduzioni fotografiche, vi analizza molti esempi di statuaria religiosa africana, ma il suo contributo non vuole essere didascalico, quanto piuttosto paradigmatico. L'autore, con una congeniale e precocissima sensibilità, supera il diffuso gusto per l'esotico, supera l'evoluzionismo e l'etnocentrismo occidentale, per riflettere sulle difficoltà che l'arte europea ha nell'approccio a certa arte africana, che soffre di pregiudizio o mistificazione. Rintraccia la ragione fondamentale di queste difficoltà nella diversa capacità di intendere il Cubico, la terza dimensione, la Forma concreta: i due modi di rapportarvisi sono completamente diversi. Il nodo di tale diversità sta nel fatto che, nell'arte statuaria africana, l'elemento religioso non è solo motivo della creazione artistica, ma è la creazione stessa: la creazione artistica è autonoma e trascendente. In quest'arte statuaria non ci si preoccupa, come nell'arte europea - se si esclude il Cubismo - della funzione dell'opera d'arte, né tanto meno dell'altro fulcro d'attenzione europeo, che è la posizione dell'osservatore. Nella scultura africana viene assicurata, al contrario, una visione che non implica il ruolo dell'osservatore, né si piega al decorativo: deve esservi assicurato solo uno spazio totale, conchiuso, esaurito e indipendente da concettualizzazioni. L'arte africana è scelta dell'immediatezza.

Einstein e Dada
Dopo la I guerra Einstein collabora con alcuni esponenti della frangia politica del movimento Dada di Berlino a diverse riviste di satira politico-sociale. Questo sarà il momento di maggiore e non ripetuta vicinanza a Dada, giunta esclusivamente sul piano politico e sociale per la comune volontà di abbattimento della cultura e delle istituzioni borghesi. Da questa convergenza, infatti, resta fuori un elemento basilare per entrambi, ovvero il ruolo e il fine dell'arte in questa rivoluzione, poiché per Einstein la rivoluzione resta proletaria e non di giornalisti né di letterati.
La riflessione e la produzione intellettuale di questi anni è concentrata sull'arte. Collabora con pubblicazioni artistiche molto autorevoli e cura per la Propyläen Verlag un importante volume sull'arte del novecento. Lavora alla creazione della rivista Document. Doctrines. Archèologie. Beaux Art. Ethnographie, e collabora con Transition. Scrive su Picasso, Mirò, De Chirico.
Certamente l'ambiente parigino è fecondo, tuttavia egli detesta e critica l'intellettuale, l'artista e l'opera che presuppongono di essere separati dal popolo, denuncia come ipocrita e decorativa l'arte che, invece di far progredire l'umano, lo intralcia. Nel 1936 abbandona progetti e collaborazioni per arruolarsi nelle Brigate Internazionali della guerra di Spagna, e combatte accanto all'anarchico Buenaventura Durruti.
Tornato a Parigi Carl Einstein viene inserito nelle liste nere e perseguitato come combattente in Spagna, come oppositore, come ebreo. Nel 1940 viene arrestato e spedito in un campo di detenzione a Bordeaux. Rilasciato, tenta di sottrarsi ai persecutori cercando riparo nella Francia dei Bassi Pirenei. Lascia una lettera alla sua ultima compagna e si getta nelle acque della Gave du Pou il 26 giugno del 1940.

Bebuquin o i dilettanti del miracolo, Carl Einstein
le nubi edizioni, Roma 2006.
www.lenubi.it


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