All'alba del XX secolo la dinastia ottomana fondata da Osman Gazi (morto nel 1324) attraversa una stagione d'inesorabile declino, generato, in gran parte dall'interesse e dall'ingerenza negli affari orientali di alcuni paesi occidentali, e dalla formazione del movimento Panarabo che si costituisce all'interno dei paesi musulmani non turchi. (Vedi l'opera di Neguib Azuri del 1905 "Il risveglio della nazione araba"). L'Egitto è praticamente autonomo da Istanbul (ma non dall'Inghilterra), i tentativi del 1904-1905 di riprendere il controllo effettivo dell'Arabia centrale e dello Yemen, ormai indipendenti, falliscono. Le autorità centrali ottomane tentano di formare un movimento panislamico capace di frenare le spinte centrifughe in atto, ma gli avvenimenti che si susseguono nel corso degli anni che giungono fino al primo conflitto mondiale segnano la fine del grande progetto del sultano turco e lasciano il passo ai movimenti nazionalisti. L'irrigidimento politico e dispotico del sultano Abdul Hamit II pone le basi per la creazione di un fronte interno avverso, rappresentato dal movimento riformatore, sorto nel 1908, dei Giovani Turchi, che nel 1909 arriva a deporre il Sultano.
S'instaura una Costituzione democratica e si stabilisce un Parlamento (che segue il primo già instaurato nel 1877 e dissoltosi nel 1878). Il governo dei Giovani Turchi, con l'appoggio di un nuovo sultano Mehemet V, dopo un avvio democratico, intraprende una politica dittatoriale e oppressiva verso le minoranze non mussulmane dell'impero. A livello internazionale l'Impero subisce pesanti sconfitte militari: la guerra libica, con la quale l'Italia occupa la Libia (1912) e la guerra contro la Quattruplice balcanica, formata da Serbia, Bulgaria, Grecia e Montenegro che riduce i possedimenti turchi in Europa alla città di Costantinopoli (Pace di Londra del 1913). Entra in conflitto, poi, nella I Guerra Mondiale a fianco degli imperi centrali di Germania e Austria (la Turchia doveva rappresentare, per potenza politico-militare, in Oriente, ciò che allora rappresentava la Germania in Europa). In seguito alla disfatta subita nella Grande Guerra, la Turchia deve rinunciare a tutti i territori etnicamente non turchi, sopportare gravi limitazioni della propria sovranità, subire la presenza di truppe straniere sul proprio territorio (i francesi in Cilicia, gli italiani ad Adalia) (Trattato di Sèvres del 1920) e subire, nel 1919, da parte dei greci, la perdita della zona costiera egea.
MUSTAFA' KEMAL "ATATURK"
Mustafà Kemal "Ataturk", ovvero il "padre della Turchia" moderna, sale alla ribalta mettendosi a capo di un movimento d'opposizione al Trattato di Sèvres e al governo del Sultano. Costituisce un governo ribelle ad Ankara, rivendica l'indipendenza e l'integralità territoriale della Turchia, e rinuncia all'idea dell'impero. Nel 1920 la Grande Assemblea nazionale di Turchia segue le indicazioni di Kemal e gli delega i poteri di governo. Nel giro di due anni le forze kemaliste riescono a sconfiggere i Greci e a rimandarli indietro dalle coste anatoliche, nonostante l'appoggio inglese; gli italiani sono costretti a ritirarsi, come anche i francesi. La pace di Losanna del 1923 restituisce alla nuova Turchia il diritto, recesso in passato, di riarmare, in caso di guerra, gli Stretti.
Le elezioni del 1923, che vedono la vittoria del partito repubblicano, portano all'elezione di Kemalcome presidente della Repubblica. In quindici anni di potere (1923 -1938) sostenuto da un governo di unione nazionale, egli vara una serie di riforme, quali, l'abolizione dell'islamismo come religione ufficiale dello stato, la laicizzazione dell'insegnamento, la promulgazione di nuovi codici (il civile svizzero e il penale italiano), l'adozione dell'alfabeto latino e del calendario gregoriano, l'abolizione della poligamia, la riforma del sistema giudiziario, la riorganizzazione del credito, il diritto di voto alle donne (nel 1934), la costruzione di un sistema d'equilibrio nella politica internazionale al fine di consolidare la pace nella regione.
L'appellativo di "Ataturk", "padre dei turchi" gli è attribuito nel 1935.
Ataturk muore nel 1938 e gli succede Ismet Inonu.
Il paese fino il 1945 rimane politicamente neutrale, fino a che non entra in guerra con gli alleati, contro la Germania.
Negli anni successivi s'instaura nel paese un sistema pluripartitico e nel 1946 la Turchia fa ingresso, nelle Nazioni Unite. Nel 1952 entra a far parte della NATO e partecipa alla guerra in Corea. E' adottata in questi anni una politica economica liberista, ma nel 1960, in seguito ad una crisi economica, un colpo di Stato militare rovescia il governo del partito democratico e scioglie l'Assemblea nazionale; il primo ministro Adnan Menderes è arrestato e giustiziato.
Tra il 1961 e il 1971 la Turchia torna ai principi di Ataturk e proclama la Seconda Repubblica con l'adozione di una nuova Costituzione. La nuova politica liberista e nazionalista che segue non migliora la crisi economica in atto, compaiono gruppi terroristici e seguono ribellioni, guerriglie urbane con manifestazioni cruenti, controllate con molta difficoltà, nonostante la preventiva dichiarazione di Stato d'assedio attuata e denominata dai militari "Golpe Bianco". Gli anni '70 sono caratterizzati da fragilità politica ed economica (con una forte svalutazione della moneta) e sono molti i cittadini turchi che abbandonano il Paese per cercare lavoro all'estero; si registra l'aumento del terrorismo ed emerge, inoltre, la questione cipriota in contrasto con la Grecia: la Turchia occupa la parte settentrionale dell'isola e ancora oggi il contenzioso non è risolto.
Nel 1980 - 1982 un nuovo colpo di Stato militare abolisce la Costituzione del 1961e l'esistenza dei partiti politici. È un periodo di dure repressioni, d'arresti di politici e d'intellettuali. Dal punto di vista internazionale il Paese è isolato ed è interrotto ogni legame con la Comunità europea.
VERSO LA DEMOCRATIZZAZIONE
Nel 1983 i militari consentono l'indizione d'elezioni parlamentari strettamente controllate: vince il partito ANAP o Partito della Patria di Turgut Ozal, che ha una maggioranza schiacciante per la prima volta in trent'anni. Ozal avvia rapidamente un programma di riforme economiche e sociali che danno slancio alla crescita del Paese e interrompono il suo isolamento politico che Lo porta ad essere riammesso nel Consiglio d'Europa.
Nel 1987 Ozal presenta la domanda d'ingresso della Turchia nella Comunità Europea come membro a pieno titolo; condizioni per l'accettazione della Turchia, sono per gli europei, l'avanzamento del processo di democratizzazione e il rispetto dei diritti umani.
Nel 1996 è sancita l'unione doganale con i paesi della Comunità europea ed è abolita la pena di morte.
Nel 2003 la commissione europea stabilisce, a condizione dell'assolvimento delle pregiudiziali richieste, l'ingresso della Turchia, nell'Unione, per il 2011.