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NICK GOSS

Incontro con l'artista

Autore: Manuela Fine
Media: By courtesy of the artist


Open air Night

Open air (a sinistra) e Night (a destra)


Quando e come nasce il suo interesse per l'arte?

Ricordo che quando ero molto piccolo mia madre insegnava a me e a mio fratello a dipingere dinosauri con gli acquerelli. Era una cosa che adoravo fare. Durante gli anni dell'adolescenza avrei voluto suonare in qualche band o dedicarmi totalmente alla pittura. Poi, dopo aver frequentato per un po' un corso di studi americani presso una academy university, ho scelto di studiare arte. Sono sei anni che studio arte a Londra e mi sembra un periodo relativamente lungo.

Ci sono degli artisti che hanno influenzato maggiormente la realizzazione dei suoi quadri?

Devo dire che ho la tendenza a subire il fascino di autori e musicisti come quello di artisti di altro genere. Mentre realizzo un dipinto il mio obiettivo è quello di catturare uno stato d'animo, un'atmosfera, che rievochi perfettamente un posto in cui sono stato. Questi luoghi sono spesso ai margini di terre desolate come l'Islanda, lo Spitsbergen e le Alpi francesi. Ci sono musicisti che vivono in queste ed altre zone in grado di catturare stati d'animo che rspecchiano in maniera meravigliosa e sintetical'essenza di questi posti. Gruppi musicali come Deathprod, Efterlang, Biosphere, Mum and Kronos Quartet sono per me di grande ispirazione mentre dipingo, e spero che le mie creazioni rispecchino questa musica. Allo stesso modo quando voglio dipingere una massa d'acqua posso rifarmi alle opere letterarie di Joseph Conrad, o dipingendo un catena montuosa dell'isola di Spitsbergen ripenserò alle descrizioni in Independent People di Halldor Laxness. Un pittore che amo particolarmente è Micheal Raedecker. C'è una solitudine e un silenzio nelle suoi lavori che rifugge il sentimentalismo. Di solito Raedcker dipinge paesaggi senza orizzonti e questo per me rappresenta la possibilità di vagare in mondi monocromi di garages, foreste e teatri senza mai toccare un confine. I luoghi che ritrae sono presentimenti ma risuonano con un mormorio così dolce che non posso non commuovermi di fronte ai suoi lavori.


Black glasses e altre opere

i black glasses e altre opere


Come sceglie i soggetti dei suoi quadri? Si tratta sempre di rielaborazioni di eventi già vissuti, come avviene per i dipinti sul viaggio a Barenstberg, oppure esistono altre modalità di scelta?

Dopo aver dipinto 'Eisler On The Go' nell'inverno del 2006 ho capito che era meglio per il mio lavoro dipingere delle cose che avevo vissuto di persona piuttosto che affidarmi ad immagini trovate. 'Eisler On The Go' ritrae un carosello imprigionato dal ghiaccio in un parcheggio. Questo parcheggio stava in un canyon, in mezzo alle Alpi francesi, sotto un ostello in cui soggiornavo. Ho fatto una foto senza pensarci su troppo. Comunque quando sono rientrato nel mio studio a Londra ho capito che quel carosello desolato, abbandonato in cima a quelle bellissime montagne, diceva qualcosa sulla mia relazione con la natura e con la vita in una grande città. Quando ho ripreso quella scena per dipingerla riuscivo a sentire la neve sporca di fango e il leggero scricchiolio degli ski lift. Quindi credo che queste esperienze abbiano contribuito a realizzare un dipinto migliore e di conseguenza ritengo che per me sia molto importante visitare i posti che intendo ritrarre. Questa è la ragione che mi ha spinto ad intraprendere il viaggio a Spitsbergen e successivamente a Barentsberg, il piccolo villaggio di minatori russi.

Se dovesse indicare la caratteristica essenziale delle sue opere, a cosa penserebbe?

Penserei innanzitutto all'ambiguità. Voglio che i miei quadri e le mie sculture di vetro abbiano un'apertura e un'atmosfera particolari, in grado di non svelare agli spettatori cosa pensare esattamente, mentre guardano un mio lavoro. In un quadro come "Barensberg" ci sono delle indicazioni che mettono lo spettatore sulla strada giusta, ma io voglio che chi guarda le mie opere si avvicini ad esse con la propria immaginazione. Oltre alle forme astratte si possono rintracciare un palco, una pozza nera piena d'acqua, un albero sommerso e alcuni edifici. In effetti, quando ho realizzato questo dipinto pensavo ai cambiamenti climatici e alla situazione di quelle zone abitate arroccate sull'Artico ormai in fase scioglimento, e a come saranno duramente colpite. Io credo che ognuno porti con sé i propri quadri e spero che, quando uno spettatore guarda i miei lavori, qualcosa possa scattare nella sua mente, un'idea, un ricordo riguardante i cambiamenti climatici, le inondazione, o forse lo spettatore penserà ad altro.

Nelle sue opere si intravedono alcuni tratti dei paesaggi di Constable e Turner, del mondo onirico e dei colori della pittura Russa, pensiamo ai quadri di Chagall; quali sono le scelte tecniche e stilistiche che lei ha adottato per riplasmare questi tratti, creando delle opere originali?

Oltre agli artisti che indicava lei, direi che io sono più orientato verso i paesaggisti russi dell'Ottocento. Artisti come Arkhip Kuindzhi e Isaal Levitan presentati in una mostra ospitata dalla National Gallery nel 2004 che mi ha particolarmente colpito. Rispetto a Turner o a Constable questi artisti aggiungono una desolazione e un presentimento nei paesaggi innevati o nelle foreste che dicono molto sulla condizione umana, senza la necessità di rappresentare gli uomini. Sono queste le cose che voglio portare nelle mie opere. Inoltre, utilizzando le pozze di resina scure e "vetrose" ho voluto creare degli spazi seducenti che trascinano lo sguardo del lettore nel buio e permettono anche ad alcune forme di materializzarsi fuori dell'oscurità. E' come guardare in uno specchio nero. In modo simile a Chagall i colori che io uso sono surreali e seducenti. Questi colori non si trovano in maniera prevalente in natura. Io voglio che i miei quadri abbiano un'atmosfera artificiale capace di parlare delle foto, dei filmati, dei dipinti che ne derivano, e della nozione di paesaggio onirico.


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