I tratti, i lineamenti, la muscolatura delle sculture di Igor Mitoraj, sono una fusione dei modelli greco-romani, con quelli egizi ed orientali; se possibile ancor più idealizzati fino ad un livello di bellezza irraggiungibile, sottolineato dalla perfetta levigatura del marmo o dalla compattezza della colata di bronzo. Le figure sono però deformate da tagli e mutilazioni che riducono l'opera ad un puro frammento, ad un reperto, quasi fossero appena disseppellite.
Nelle statue classiche mutilate, è il trascorrere del tempo, con la sua inesorabilità e casualità, ad aver reso parzialmente leggibili delle opere che raggiungono la loro perfezione ed armonia solo nella loro interezza. Per esempio, nella copia romana in marmo del Discobolo bronzeo di Mirone, la tensione di tutti i muscoli del corpo prima del lancio del disco, l'intento dello scultore di trasmetterci il vigore dell'atleta, quel momento di stasi pure così vibrante, sono chiaramente percepibili.
E' quindi necessario che l'opera d'arte sia completa affinché si instauri una sorta di simbiosi con lo scultore che ci porti a comprendere le ragioni di una data contrazione del corpo o di una specifica espressione. Ma quando il tempo deturpa una scultura, non abbiamo più un parametro di giudizio così scontato, non sono più la plasticità del movimento o la grazia statica a prevalere. In questo caso, ciò che ci colpisce è il particolare e non l'insieme; dobbiamo cioè affidarci all'immaginazione e, ammirando la bellezza del frammento, ricostruire l'armonia del tutto.
Mitoraj sembra sfruttare proprio questi parametri percettivi, utilizzando però il frammento non per sollecitare la ricostruzione di un'unità perduta, testimonianza del passato, ma per offrire un'interpretazione del presente partendo da un punto d'arrivo, il frammento.
Egli applica alle sue figure ciò che il tempo ha inferto sulle statue classiche mutilate. E' lui a decidere se Venere sarà acefala, se di Tindaro vedremo soltanto le gambe o se il volto di Eros sarà percorso da un taglio netto. Interessante è proprio questa componente attiva, questo sostituirsi al tempo e caricare le sue sculture, ancor prima che li abbiano vissuti, di traumi e di sofferenze che solo la contrapposizione dei tagli o delle screpolature, con la perfezione dei lineamenti, riesce a trasmetterci. Mitoraj agisce sapendo che chi guarda le sue statue è cosciente di trovarsi di fronte a delle statue contemporanee, di stare osservando delle opere realizzate per essere interpretate come frammento, e non per essere idealmente ricostruite.