Prima di parlare del Piano cittadino sul carcere, desidero fare un breve passo indietro nel tempo per ricordare una data fondamentale per la ricchezza di responsabilità che esprime.
Nel Luglio 2002 il Sindaco di Roma, in una seduta straordinaria del Consiglio comunale, nominò simbolicamente le carceri cittadine XXI Municipio.
La Città di Roma, come tante altre vo
lte nel passato, apriva un nuovo percorso di solidarietà e di lavoro pragmatico volto al superamento delle emergenze che fino a quel momento avevano segnato il cammino delle realtà carcerarie.
Il Piano cittadino oggi è una rete di azioni e esperienze articolate, di organismi rappresentativi del terzo settore e delle istituzioni che agiscono per rendere il carcere un momento alto della nostra democrazia in armonia con l'articolo 27 della nostra Costituzione.
Il nostro lavoro è iniziato scuotendo la ragnatela delle vecchie pratiche di intervento che ostacolavano la collaborazione tra le varie istituzioni che generavano situazioni paradossali, disperdendo energie e risorse.
Il nodo che il Piano ha iniziato a sciogliere, e che sarà al centro del nostro lavoro, è quello che determina l'esclusione della grande maggioranza dei detenuti dai programmi di reinserimento.
La ragione di questa esclusione noi la individuiamo principalmente nell'inaridimento legislativo della legge Gozzini che, dopo gli anni tumultuosi delle rivolte e del terrorismo, condusse la realtà carceraria italiana nel circolo virtuoso della democrazia.
Lo stravolgimento delle regole dettate dalla riforma penitenziaria, la trasformazione multietnica della popolazione detenuta, gli effetti sociali restrittivi e di esclusione dai benefici introdotti dalla legge Bossi-Fini e, da ultimo, il colpo di grazia portato alla legge Gozzini dalla legge cosiddetta ex-Cirielli, hanno determinato il collasso dell'intero sistema penitenziario.
Anche in queste condizioni estreme non abbiamo voluto chinare verso soluzioni di interventi emergenziali ma siamo andati avanti con il lavoro del Piano articolando azioni che non rinunciano ad avvicinare alla società la realtà della popolazione detenuta.
Pur partecipando alle iniziative meritorie a favore di un provvedimento di amnistia e indulto, ci siamo tenuti fuori dal coro per non introdurre nel nostro lavoro e fra le persone detenute demagogiche quanto pericolose illusioni.
Nelle carceri abbiamo portato programmi che non promettono di risolvere i problemi del reinserimento, del lavoro, della formazione e dello studio e con un tanto di magia verbale, ci siamo occupati della percorribilità sociale di progetti nei quali la verifica della personalità e della pericolosità della persona detenuta che deve accedere ai benefici, è il prodotto sociale del progetto a tutela e a garanzia della collettività.
Abbiamo dato priorità di indirizzo ai nostri programmi verso i soggetti più deboli: tossicodipendenti, stranieri, transessuali, minori, donne, madri con figli da 0 a 3 anni, anziani e malati.
Verso tutti i detenuti ci siamo rivolti proponendo progetti di scolarizzazione, formazione professionale, corsi culturali e di apprendimento di mestieri.
A breve si produrranno interventi di aggiornamento professionale degli operatori penitenziari e del personale che a vari livelli interviene nel carcere: volontari, imprese e azioni a favore dei famigliari dei detenuti.
La domanda di esperienze culturali che i Comuni e gli Enti locali hanno registrato negli ultimi anni può sviluppare nuove aperture occupazionali per le quali occorre un buon grado di preparazione che può trovare nel tempo della detenzione un terreno di coltura. In questo senso particolare rilievo va dato a nuovi corsi di formazione professionale innovativi e sperimentali come quelli per operai specializzati in scavi archeologici e addetti ad aree verdi storiche.
Il teatro e l'intrattenimento culturale sono realtà storiche e consolidate nelle carceri romane. Grazie alla sensibilità e all'impegno di professionisti messi a disposizione dalla associazione Artestudio, dal Centro Studi Enrico Maria Salerno che in collaborazione con la famiglia De Filippo nella sezione A.S. hanno realizzato laboratori e spettacoli teatrali di alta qualità rappresentativa e sociale "Natale in casa Cupiello", la prima mondiale della "La tempesta" di Shakespeare tradotta in napoletano da Edoardo e altri in programmazione.
Il Comune di Roma che realizza le notti bianche ed eventi culturali di rilievo, le giornate della memoria, la festa del papà con Francesco Totti e il sindaco Veltroni etc.
Ma non possiamo dimenticare interventi innovativi che costituiscono precedente giuridico come l'accordo raggiunto dall'assessorato alle pari opportunità del Comune di Roma con il Ministero dell'Interno che ha consentito per la prima volta in Italia all'Ufficiale di Stato Civile, di potersi recare presso gli istituti penitenziari su richiesta dei detenuti per il riconoscimento dei figli;
l'affermazione e l'espansione dei servizi offerti dal PID ai detenuti nelle carceri della provincia;
l'apertura di sportelli d'informazione sul territorio e all'interno degli istituti stessi;
progetti d'inserimento lavorativo grazie all'intervento dei COL comunali e dell'Agenzia provinciale per il Lavoro, di sostegno psicologico ed economico, di segretariato sociale.
Un piano che ha rivolto attenzione anche a esigenze del personale penitenziario; ad esempio, a Regina Coeli è stato avviato un servizio di ginnastica dolce per gli operatori condotto dalla UISP;
abbiamo istituito tavoli interistituzionali come la sessione speciale permanente carcere e immigrazione con la commissione pari opportunità;
il tavolo per il reinserimento lavorativo esterno presso l'Assessorato al Lavoro del Comune di Roma
il tavolo per il lavoro interno agli istituti istituito presso il PRAP;
protocolli d'intesa per la cura dei detenuti con problemi di salute mentale;
grazie all'intervento del garante comunale è stata istituito un servizio di navetta per i famigliari dei detenuti in visita; assicurati per il biennio tutti gli interventi sociali e formativi ai minori sottoposti a procedimenti penali; un intervento triennale di sostegno psicologico, sanitario e legale per le detenute transessuali, aperte case di accoglienza: 5 per detenuti adulti, 3 per detenuti immigrati, 1 per detenuti giovani adulti, 35 posti per chi può usufruire di permessi premio, 3 per le madri con figli, con le attività di formazione, sociali e culturali sono stati raggiunti circa 1500 detenuti/e.
Sono stati distribuiti 1600 kit delle 24 ore e cosi via.
Tuttavia, nonostante l'ampiezza di questi interventi, la nostra azione riesce a raggiungere un numero ristretto di detenuti rispetto alle migliaia che popolano i grandi istituti della città di Roma e Provincia.
Se ciò richiede sul piano esterno un diverso impegno economico e programmatico, non di meno sarà importante superare alcune esitazioni, dubbi e temporeggiamenti riguardo alla validità di un intervento che vuole essere anche critico nei confronti di un sistema sanzionatorio prevalentemente repressivo verso i nuovi e crescenti livelli di devianza sociale.
Prima di concludere è doveroso evidenziare che il Piano carcere e la Consulta penitenziaria hanno promosso azioni e proposte a garanzia dei diritti dei detenuti:
come la petizione popolare a sostegno di modifiche alle leggi Bossi Fini e Finocchiaro "perché nessun bambino varchi più la soglia di un carcere" promossa con l'associazione A Roma Insiem e la Comunità di Sant'Egidio, il Forum Nazionale per la tutela della salute dei detenuti e delle detenute, a cui aderiscono tutte le organizzazioni nazionali del volontariato, sindacali, professionali, le istituzioni, i garanti dei detenuti, che ha già realizzato importanti azioni a sostegno della legge 230/99 e il primo monitoraggio sulla attuazione della stessa.
Abbiamo trasferito la nostra esperienza e il nostro modello alla commissione carcere del Consiglio comunale di Milano e a Padova, dove il sindaco ha annunciato la formazione di un consiglio comunale in carcere, inoltre, abbiamo partecipato a seminari e convegni in tutta Italia: Forli, Spoleto, al convegno internazionale Italia Argentina promosso dalla Provincia di Roma, e cosi via.
Insomma una attività intensa, un impegno a tratti estenuante soprattutto a causa delle poche risorse economiche e delle resistenze che abbiamo incontrato, ma che grazie alla sensibilità e l'impegno del Comune di Roma, della Provincia di Roma, del Provveditorato Lazio, delle Direzioni, del terzo settore, degli operatori penitenziari, di tutti i delegati delle varie istituzioni e organizzazioni che costituiscono le commissioni del piano, siamo riusciti a tracciare un percorso e una modalità dai quali non si può più prescindere.
Per concludere, abbiamo sostenuto che il carcere appartiene alla città con tutti i suoi contrasti, i bisogni e i cambiamenti legati alla nostra epoca e simbolicamente è stato riconosciuto municipio perché gia allora avevamo compreso la necessità di rinsaldare e ridefinire, alla luce dei nuovi processi sociali, il quadro delle garanzie dei diritti dei detenuti e dei lavoratori del carcere.