Grazie alla disponibilità di alcuni volontari della comunità di Sant'Egidio la redazione di Sguardi.info ha potuto visitare alcune zone del quartiere Trastevere dove la spensieratezza e l'euforia di chi popola i locali di tendenza si unisce e si confonde con la solitudine e l'amarezza dei disagiati costretti a vivere senza un domicilio. I luoghi dell'emarginazione però possono riservare anche delle scoperte .
E' una notte particolarmente fredda e viaggiando in automobile guardo fuori dal finestrino, mentre Danilo Mercanti ci spiega le attività svolte dalla Comunità di Sant'Egidio per alleviari i disagi dei senza-tetto. Continuando a guardarmi intorno, mi accorgo improvvisamente che quella realtà fino ad allora così poco conosciuta si mostra ai miei occhi nella sua verità e semplicità. Non ci sono più opinioni, giudizi e statistiche, ma volti, coperte, cartoni e un gran freddo.
Ecco cos'è l'emarginazione! Nessun concetto astratto, ma un insieme di uomini e donne che la vita ha reso fragili e scaltri allo stesso tempo.
C'è materia, c'è vita, e noi vogliamo raccontare tutto questo attraverso le nostre impressioni e non tramite il rigore di una denuncia sociale.
Così mi lascio coinvolgere totalmente dalle parole che ascolto e dalle immagini che si susseguono una dopo l'altra mentre viaggiamo e comprendo subito che questa serata sarà soprattutto un incontro di sguardi: il nostro, curioso e attento, e quello dei volti che incontriamo, stupito del nostro interesse.
Mentre i volontari continuano il giro per distribuire i panini, Danilo ci presenta Ruggero, un uomo che di difficoltà in difficoltà si è ritrovato a vivere sulle panchine di un parco e succesivamente, grazie alla Comunità di Sant'Egidio, in una roulotte.
Danilo gli propone di fare una chiacchierata con noi e lui accetta perché, come ci spiegherà più avanti, ama parlare e stare in compagnia.
Entriamo nella roulotte in cui vive e io resto sorpresa dall'ordine che c'è lì dentro.
Non è facile tenere pulito un posto così piccolo, ma lui ha persino una piccola libreria e dei poster appesi alle pareti.
Ruggero infatti ama leggere e passa il suo tempo tra i libri, le passeggiate e le conversazioni con gli amici.
Lo ascolto mentre racconta quelli che definisce i "miei sbagli" e la cosa che mi colpisce maggiormente è la sua voglia di renderci partecipi del suo mondo, pur non sapendo bene chi siamo.
-Non è strano che una persona si comporti in maniera così amichevole con degli sconosciuti? Non saprei rispondere a questa domanda, ma è stato quello che ho pensato entrando nel posto in cui vive- .
Intanto Ruggero continua a parlare con entusiasmo; non ha l'aria rassegnata che mi aspettavo di trovare in un uomo che deve vivere in meno di otto metri quadri, anzi, indicando i suoi libri
ci dice nel suo splendido dialetto romanesco: «Que robbe là te risorveno i problemi» (Quelle cose ti risolvono i problemi) e ci spiega che proprio dai libri ha imparato molto sulla vita; poi ci mostra una bella edizione della Divina Commedia e s'improvvisa attore iniziando a declamarne i primi versi: «Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai.» ridendo compiaciuto. Ci confida che la descrizione più riuscita di chi soffre la fame è proprio quella di Dante Alighieri.
Allora per conoscere meglio la sua storia, gli chiediamo di descriverci come è finito a vivere nel parco e lui ci racconta il giorno della separazione dalla moglie. Ricorda la grande sofferenza ma anche l'improvvisa sensazione di libertà. Ci dice che era rimasto solo, senza nessuno, ma per certi aspetti si sentiva rinato: si era rotto quel vincolo sociale che lo obbligava a vivere dentro una famiglia in cui non avvertiva più la presenza dell'amore, o meglio, come lo chiama Ruggero -ma anche Dante- del Calor vitale.
Poi precisa che il Calor vitale è l'entusiasmo, quel sentimento che, nel corso degli anni, si era affievolito sempre di più fino a sparire quasi del tutto. Ruggero aveva perso il senso della propria esistenza, e piano piano lo aveva ritrovato; come dice lui: «Ho ritrovato me stesso perché nun c'ero proprio». (Ho ritrovato me stesso perché io non esistevo più).
Racconta che è riuscito a risollevarsi grazie all'amicizia di chi gli è stato vicino nei momenti più bui. Lui è stato fortunato perché «l'amicizia e l'affetto sono le cose che mancano di più alle persone disagiate», dice questo e aggiunge che ormai le cose materiali hanno preso per lui un significato diverso. Lui vive alla giornata e le sue esigenze si sono ridotte. Ora che può mouversi come vuole si sente libero e ha riscoperto la felicità.
Gli chiediamo come sta nella sua "piccola casa" e lui risponde che, nonostante tutto, si sente un re.
Io lo osservo mentre parla e vedo che il Calor vitale c'è davvero nei suoi occhi, soprattutto in un attimo in cui il suo sguardo incontra quello di Danilo, che per Ruggero è uno dei suoi "nì"( i ragazzini) della Comunità di Sant'Egidio. Un uomo che insieme agli altri volontari l'ha sorretto quando ne aveva più bisogno.
Grazie all'incontro con Ruggero ho trovato alcune risposte sul senso dell'emarginazione e ho ricevuto, allo stesso tempo, degli insegnamenti di vita che non avrei potuto scoprire parlando con chi vive soltanto "all'interno della società". Adesso mi soffermo con più attenzione sui volti che riempono le strade di una Roma che frequento ma che non conosco fino in fondo.