Remo, com'era il panorama cinematografico romano negli anni del secondo dopoguerra..?
Il cinema ha avuto il merito di attirare a Roma l'intellighenzia italiana dell'epoca. Luchino Visconti veniva infatti da Milano, Michelangelo Antonioni da Ferrara, Mario Monicelli da Viareggio, Federico Fellini da Rimini. La scelta di identificare la capitale italiana anche come nuova capitale cinematografica non è stata casuale. La cultura, il particolare momento storico ne hanno fatto un punto di riferimento ideale. E poi a Roma c'era e c'è Cinecittà, la nostra Hollywood sul Tevere.
E' vero. In questo rientra anche lo spirito tipico del romano, un po' avventuriero, sfrontato, sempre pronto al rischio..?
Certo, sorella..! Il cinema è un'arte, e gli artisti hanno bisogno di qualcuno che li sorregga, che creda in loro: il produttore, l'agente. Figure disposte ad investire denaro e tempo su volti sconosciuti, a osare e tentare strade nuove. A rischiare.
I produttori di Ladri di biciclette - tema consimile all'ultimo film di Gabriele Muccino, La ricerca della felicità - non solo erano uomini coraggiosi, ma anche intelligenti perché avevano capito la professionalità di De Sica, e si affidarono a lui completamente. A volte erano gli stessi registi a finanziare i propri i film (almeno in parte) come Rossellini in Roma città aperta e ancora De Sica ne Miracolo a Milano, manifesto poetico nato dalla mente geniale di Cesare Zavattini.
E qui ritorna lo spiritaccio romano cui accennavi tu, la volontà di mettere tutto a repentaglio in nome della riuscita del film.
Se così non fosse stato, oggi probabilmente non avremmo i nomi che hanno fatto la storia del cinema italiano. Nel tuo ultimo libro, hai raccontato un incontro particolare.
Sul set de La nave va - grazie all'amico Nanni Moretti- ebbi il piacere e l'onore di stringere la mano a Federico Fellini, uno dei miei miti. L'ho nominato spesso nelle mie poesie, e in una di queste ho anche scritto: "Noi Fellini lo vediamo dappertutto..!". Il suo spirito di poeta- narratore me lo sono sentito dentro per anni. Ricordo benissimo nel 1946-47 il negozietto che il grande Federico aveva a Roma, in Via 4 Novembre, dove per campare faceva caricature a colori ai soldati americani insieme ad un amico. Pensa, in comune con Fellini ho avuto il barbiere - un carissimo amico, si chiamava anche lui Remo- il quale mi rivelava le avventure erotiche che il maestro, durante il servizio "barba e capelli", gli confidava.
Immagino tante altre conoscenze nel corso della tua carriera. Quali, ad esempio..?
Ne ho avute anche nella mia vita privata. Nanni Loy è stato mio cognato.
La sua forte personalità schiacciava un po' tutti, era un intellettuale dotato di un grande sense of humour. e su questo ci assomigliavamo, forse perché entrambi dello Scorpione..! Me lo ricordo ai tempi del liceo, poi nella Facoltà di Legge, poi a Via Veneto la domenica mattina, quando faceva il bello col petto in fuori circondato da qualche collega del cinema.. anni dopo, interpretai una parte nel suo film Mi manda Picone.
Conobbi anche Citto Maselli, e a Parigi sua sorella Titina, brava pittrice. Con Nino Manfredi lavorai a Berlino alla fine degli anni '80. Tempo prima, ero impegnato sul set de La Terrazza di Ettore Scola. Un giorno, s'avvicinò Marcello Mastroianni e mi chiese: "Remotti, che c'hai 'na sigaretta?". A me, a Remotti Remo! Il cuore mi batté forte e ancora oggi mi chiedo come faceva a sapere il mio nome.
So anche del tuo ruolo ne Rugantino di Garinei e Giovannini, dove hai lavorato a fianco di Aldo Fabrizi.
Un grande attore. L'ho conosciuto insieme alla moglie, ma non posso dire di aver avuto con lui un rapporto oltre l'ambiente lavorativo.
Negli anni '50 te ne sei andato da Roma, hai vissuto sette anni in Perù.
Come ricordi il periodo prima della partenza..?
Erano bei tempi, nonostante tutto. Nella "Roma città aperta" anche nei momenti peggiori, c'era sempre in giro una certa atmosfera di menefreghismo e tirare a campare. Non c'erano macchine, ma Anna Magnani poteva togliersi il gusto di passare a Via Veneto a bordo del suo calessino di vimini trainato da un pony pezzato bianco e marrone. Cercate di immaginare la bellezza delle strade di Roma deserte e silenziose giorno e notte. invece di Pieraccioni c'era Roberto Rossellini, al Teatro Valle potevi veder recitare Totò e la Magnani, insieme in una delle pagine più coinvolgenti del teatro di rivista in Italia. Non c'era la televisione né tutte le altre diavolerie del mondo contemporaneo, nocive all'anima e al corpo. Le droghe non circolavano, non c'era l'Aids, i morti per incidenti stradali erano rarissimi. Tra la gente c'era solidarietà, amore. C'era la speranza del domani. Non erano bei tempi..?
A sentire le tue parole, credo proprio di sì.