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IL GIARDINO ROMANO

La ricostruzione di un giardino all'interno del Museo della Civiltà Romana all'EUR realizzata da detenuti minorenni

Autore: Luigi Di Mauro
Media: By courtesy of Palombi Editori


Un giardino per la città: Piante, Fiori e aromi dell'antica Roma, finalizzato al recupero e al reinserimento sociale di adolescenti e giovani entrati nel circuito penale, costituisce la prima esperienza realizzata nell'ambito di un contesto museale, quale quello del Museo della Civiltà Romana, che, per la specificità dei contenuti didattico - culturali, è stata individuata quale sede più idonea ad accogliere l'iniziativa. Gli interventi atti al recupero delle devianze giovanili realizzati in ambito museale, sono stati a tutt'oggi scarsi e discontinui. Questa iniziativa risulta pertanto, non solo come prima esperienza innovativa nel processo rieducativi e di prevenzione dei disagi ambientali, ma si pone anche come strumento per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica riguardo le problematiche giovanili. Molto spesso il distacco dall'ambiente, la mancanza di interessi, la perdita dell'autostima, sono all'origine di quel profondo disorientamento dei giovani con una conseguente perdita dei valori e di punti di riferimento. Lillo di Mauro, responsabile dell'Area Giustizia della Cooperativa Cecilia, ha proposto, sul piano operativo, questo progetto per la ricostruzione di un giardino dell'antica Roma, che ha coinvolto ragazzi con attività propedeutiche di formazione e pratiche di laboratorio. L'intento era quello di risaldare, attraverso un'azione pedagogica di stimolo alla socializzazione e al lavoro di gruppo, un legame interrotto con l'ambiente, così da reinserire il giovane nel tessuto sociale, farlo sentire produttivo e utile alla collettività.

Un'azione dunque mirata ad innestare un processo educativo e relazionale e dove il giovane, nel ruolo di protagonista, ha avuto l'opportunità di chiarire le proprie potenzialità e i suoi interessi, apprezzando nel contempo il valore del lavoro nella vita e nella società in cui si opera. La scelta di ricostruire un giardino romano si è rivelata pertanto particolarmente efficace, perché grazie ad essa i ragazzi sono stati guidati, attraverso la conoscenza della Storia, dell'Arte e della Natura, alla scoperta delle radici storiche della nostra civiltà. Il legame con il passato infatti, è d'importanza fondamentale non solo, per il recupero delle radici culturali dell'individuo, ma anche per la formazione e il consolidamento della personalità. La consapevolezza di realizzare in maniera creativa qualcosa che trovi un riscontro sociale e fruibile da un vasto pubblico, contribuisce sicuramente a migliorare il senso di appartenenza e la stima di sé. Il giardino ricostruito dai ragazzi costituisce inoltre, un importante contributo per la valorizzazione del Museo della Civiltà Romana, che ha acquisito, grazie a questa iniziativa, un nuovo settore didattico di opportunità di visita, nell'ambito della quale sono stati esposti materiali che altrimenti non sarebbero stati visibili.



Il progetto del giardino
Il progetto ricostruttivo del giardino è stato finalizzato alla realizzazione di un insieme coerente con la planimetria dello spazio disponibile, ispirandosi principalmente ai modelli antichi di ara vesuviana di hortus conclusus. Le diverse specie vegetali sono state distribuite in modo da ottenere un impianto il più possibile fedele ai modelli ispiratori. Il giardino si articola per cadenze geometriche segnate da recinti di incannucciata e legno, con una organizzazione che converge verso il centro, dove una statua bronzea dell'imperatore Settimio Severo, non rimovibile, ha sostituito idealmente una scultura ornamentale. Le rappresentazioni su affreschi pompeiani e della Casa palatina di Livia sono state le fonti di ispirazione dell'allestimento del giardino sia per la scelta degli arredi - oscilla, vasi, statue, vasca e tavolo in marmo - sia degli ornamenti vegetali - festoni in lauro - e della recinzione.



Il laboratorio di giardinaggio
Il minutissime rappresentazioni su affresco con particolare riferimento a quelle della Casa di Livia sul Palatino e delle ville di Pomepi, nonché i numerosi rinvenimenti paleobotanici, hanno reso possibile, attraverso un'attenta analisi, la scelta delle piante e dei fiori che maggiormente erano utilizzati negli antichi giardini. L'edera, il lauro e l'oleandro risultano tra le piante più raffigurate. La tendenza era quella di rendere il giardino indipendente dai cambianti stagionali, usando piante sempreverdi. Per Marziale mirto, bosso, e lauro erano le piante caratteristiche dei giardini ornamentali, ma anche il platano e l'acanto ed in genere tutte quelle piante che per l'abbondante fogliame potevano costituire lo sfondo alla composizioni dei giardinieri. Alcune piante, come il bosso, il cipresso, il leccio e la quercia, venivano inoltre sagomate in diverse forme. Tra il I sec a.C e il I sec d.C. si impose una figura specializzata in questa arte figurativa, il topiarius, che, su un progetto da lui elaborato, sia per la scelta delle piante, sia per la disposizione ornamentale, creava in funzione scenografica delle rappresentazioni epiche di battaglia o battute di caccia.

L'effetto coloristico del giardino era dato da una varietà di fiori, narcisi, rose, gladioli, violette, pimpinelle, gigli, con i quali venivano create aiuole delimitate da incannucciata. L'acqua era molto importante per la vita stessa del giardino; si raccoglieva in capienti cisterne o bacini posti in una zona elevata rispetto alla quota del terreno. Si usavano anche complessi sistemi di irrigazione sino ad arrivare, nei casi di giardini di ricche ville suburbane, a costruire dei veri e propri acquedotti privati.

 

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