La
Chiesa Dives in Misericordia si trova nel quartiere di Tor
Tre Teste a Roma, nell'estrema periferia sud. Sono
andato in un giorno in cui il cielo era bianco e la luce
invernale si fondeva con le pareti, anch'esse bianche,
creando un'atmosfera di assoluta astrazione e di annullamento
della coscienza terrena. La cosa che più colpisce,
appena entrati, è la luce.
Da sempre, nell’architettura,
specie religiosa, la luce è stata utilizzata come
elemento catalizzatore della figura divina. Non posso mai
dimenticare la luce che filtra negli edifici del Borromini,
quei fasci proiettori che si intersecano con la materia
piena, muraria. O un lembo di stoffa illuminato nel buio
dell’universo di Veermer. Qui, in questa periferia
anonima di metropoli, la luce è elemento fondamentale
racchiuso tra le splendide
vele sospinte dal vento della spiritualità e l'ala
dell'edificio, dove si esplicano le funzioni parrocchiali,
razionale e terrena. Grande merito del Vicariato di Roma
è avere indetto un concorso internazionale ad inviti
(1996) per l'area di Tor Tre Teste in cui è
risultato vincitore Richard Meier, architetto americano,
non cattolico. Tengo a precisare questo perché è
una delle forze del progetto. Costruire un edificio parrocchiale
secondo i dettami del Concilio Vaticano II ed essere rivolti
ad un concetto di spiritualità universale e transreligiosa
protesa verso l'umanità. E' un edificio
dove si professa la religione cattolica, ed io, cristiano,
mi sono fuso in quella luce che penetra tra le vele e in
quella fessura in fondo al Cristo sospeso in aria, rivolgendo
il mio spirito all'entità divina. Allo stesso
tempo, credo che qualsiasi altro essere umano di un'altra
religione possa trovare il suo Dio. Ho sentito vicino l'Islam
e per alcuni attimi ho pensato che quella fessura fosse
rivolta verso la Mecca e ho provato la sensazione di essere
sotto il muro del pianto, con le bianche vele difronte a
me e quella luce che entra negli occhi guardando in alto
e immaginando che aldilà ci sia la Moschea da dove
Maometto è asceso in cielo.
Non
solo dal punto di vista espressivo ed ideologico l'opera
è di particolare interesse ma anche dal punto di
vista tecnologico rappresenta una grande sfida realizzativa.
I dati riferiti dalla Società Italcementi, impegnata
come main sponsor tecnico sono i seguenti:
-2600 tonnellate di inerti ricavati dalla macinazione del
marmo bianco di Carrara;
-600 tonnellate di cemento bianco TX Millennium (additivato
con biossido di titanio, che rende autopulente la superficie
di cemento sotto l'effetto della luce - brevetto Italcementi);
-500 tonnellate di malte speciali;
-8 km di cavi d'acciaio post-tesi;
-7,5 km di barre d'acciaio di postensione;
-300 tavole progettuali per la parte strutturale.
Il progetto di Meier e del suo strutturista Ove Arup prevedeva
la costruzione delle vele mediante una struttura in acciaio,
poi rivestita con pannelli intonacati. L'idea di realizzarle
con conci monolitici prefabbricati è dell'ing.
Antonio Michetti, consulente strutturale del Vicariato e
per anni docente della Facoltà di Architettura di
Roma che, in accordo con i progettisti, ha proposto la variazione
strutturale. La struttura originariamente prevista sarebbe
stata sottoposta a notevoli sollecitazioni diminuendo, così,
la resistenza all'usura nel tempo.
L'opera costituisce una delle realizzazioni architettoniche
più interessanti della Roma contemporanea.