C'é un giovane, al di là della vetrina, in strada, che fuma nervosamente una sigaretta.E' appena uscito dalla galleria dove sono esposte le sue sculture e dove l'ho intervistato.
Probabilmente si aspettava di incontrare qualcuno che, leggendo la presentazione della sua mostra, volesse approfondirne il contenuto.
Devo essere sincero, avevo già letto ciò che lui aveva scritto su di sé, ma non ho voluto percorrere quella strada.
Un artista va analizzato dalle sue opere perchè ciò che noi proviamo davanti ad un quadro o ad una scultura non è altro che un'esperienza personale ed attraverso la nostra sensibilità creiamo noi stessi l'universo dell'artista.
Entrando nella galleria, sulla sinistra, un " feto" di marmo, levigato all'infinito, caduto su un fazzoletto di plexiglass trasparente, come sospeso è offerto agli occhi del visitatore. e tutto ciò che avevo letto in precedenza mi è sembrato svanire.
Le parole, i concetti da lui esposti sono, secondo me, meno sinceri delle sue opere. Incontrando Stefano Pastore ho avuto la sensazione di conoscere un artista che trasmette con le sue opere molto di più di quello che esprime con le parole.
Dopo un lungo dialogo con l'artista sento di poter dire che la sua intensità emotiva prende forza dall'adolescenza non abbandonata. Solo il tempo ci dirà se questa è una caratteristica che lo accompagnerà tutta la vita o se e' solo una fase della sua esistenza.
Chiaramente riporta nel suo lavoro tutto il suo background di vita, di figlio e di ragazzo ribelle.
Un "anarchico", come lui si definisce, che torna attraverso le sue opere al mondo infantile ed adolescenziale.
Attraverso il desiderio di "lasciare un segno" traspare la sua paura di non essere "abbastanza" e di infrangere i desideri e le volontà di chi lo ama.
Levigare il marmo è, per lui, un percorso di purificazione. E questo si percepisce immediatamente nelle sue sculture. Come traspare, anche, il suo mondo interiore, la sua paura di esistere o, allo stesso tempo, di non esistere.
Ha trovato in questa "negazione" la maniera di vivere e cerca di esprimerla, come per esempio fa nella chitarra/scultura che intitola "Intenzione", lasciandovi impresse le sue dita, volendo testimoniare il segno del proprio passaggio.
Lui stesso dice, "è una chitarra che richiama la possibilità dell'utilizzo di uno strumento, e precisamente non tanto il suo utilizzo fisico, quanto l'idea della sua possibilità . per fermarsi sul bilico della decisione".
Un passaggio delicato e sofferente, giovane e, forse, un po' immaturo.C'è chi nella vita sceglie di non crescere mai e di rimanere nel proprio limbo protettivo.
Stefano Pastore cerca, attraverso il suo lavoro di scultore, di gridare silenziosamente un male di vivere che, probabilmente, lo accompagnerà nel corso della vita.
Le nostre emozioni, le paure, le incertezze ci rendono unici, soli. Ma quando un artista riesce a toccare la nostra emotività e ci coinvolge nel suo universo espressivo, credo, riesca ad unirsi al mondo.
E questa è una qualità che a Stefano Pastore appartiene.
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Stefano Pastore
Stefano Pastore nasce nel 1975 a Bologna
è residente a Rovigo, proviene dall'Accademia
di Belle Arti di Bologna