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FRANCO ADAMI

Un incontro informale

Autore: Daniela Sequi
Media: Daniela Sequi


Franco Adami è un grande scultore e un uomo amabile. Si può avere il privilegio di incontrarlo ad un galà della regina Elisabetta o nelle vie della natia Pietrasanta ma qui e là mette tutti a proprio agio. E' disponibile a parlare delle sue creazioni animalier e della sua vita, con la cordialità di chi conosce il mondo ed ha alle spalle una lunga carriera internazionale. Per Adami "nell'arte la vita si sposa con l'opera, l'uomo incontra l'artista. Un artista che non sappia essere uomo, che non riesce ad essere se stesso, è solo un attore su un palcoscenico". Lo abbiamo incontrato durante la mostra romana delle sue opere presso la sede della BMW e lì è nata l'idea di rivolgergli qualche domanda, per conoscere meglio il suo mondo e la sua arte al di fuori delle mode e del tempo.

Maestro, dove ha imparato a scolpire? Quando ha iniziato?
Ho iniziato da giovanissimo, frequentando la scuola d'arte di Cascina. Solo dopo il mio arrivo a Parigi, nel 1958, ed il lungo tirocinio alla scuola del Louvre, ho avuto piena padronanza delle più diverse tecniche e dei materiali, soprattutto legno. Ma è nel 1972, con l'apertura del mio atelier a Pietrasanta, che comincio la grande esperienza el marmo e del bronzo, che sono oggi i miei elementi preferiti.
La sua arte è definita "art animalier": mi può spiegare perché? Immagino che dipenda dal vasto bestiario presente nelle sue sculture, tartarughe secolari, possenti rinoceronti, crisalidi, gatti stilizzati, coccinelle.
Non realizzo solo animali; la mia scultura si estende ad orizzonti più ampi (anche con la creazione di totem alteri e misteriosi N.d.r.). Trovo comunque che il confine tra l'essere umano ed il mondo animale sia molto sottile, non a caso l'energia delle mie creazioni si trova sempre in equilibrio tra questi due mondi.
Quali sono le sue fonti d'ispirazione? C'è un riferimento all'arte africana con i suoi temi primordiali, la sua energia ancestrale?
L'Africa mi ha adottato ed io ho adottato l'Africa. In questa espressione si riassume il mio lungo rapporto con il Continente nero, che ho disseminato nelle mie opere a partire dalla grande mostra di Abidjan del 1979. "Les Arts Premiers" fanno incontestabilmente parte della trasmissione culturale dell'Umanità.
Le sue sculture di animali, e non solo, sono ammirate in tutto il mondo; lei è considerato il caposcuola del movimento della "Nuova figurazione narrativa", un cliché peraltro a lei poco gradito. Qual è il messaggio della sua arte?
Ancora una volta l'equilibrio, lo stare in bilico tra passato e presente, guardando al futuro, alla lotta perenne tra istinto e ragione, tra l'uomo e la bestia. Se l'uomo contemporaneo è alla continua ricerca di questi punti di sintesi, forse la mia arte può contribuire a trovarli.

Qual è il suo rapporto con la Francia?
La scelta di Parigi dal 1958 non è stata casuale. L'aria della Toscana in quegli anni era diventata aria di provincia, mentre la Vil le Lumière era un palcoscenico mondiale. Mi ci sono trovato presto a mio agio e sono nate le amicizie di una vita, come quelle con Zadkine, Collamartini, Cesar.
Cosa ne pensa del mondo dell'arte di Roma?
Non conosco bene l'ambiente artistico romano ed i suoi protagonisti. Roma è una città unica al mondo con uno straordinario passato, ma forse è ancora troppo rivolta verso questo passato. Come mai ha deciso di esporre le sue sculture a Roma, tra l'altro in un luogo insolito come la sede della BMW?
L'idea è partita da BMW, non da me. Tuttavia ho capito subito come le mie sculture si sposassero felicemente con le linee essenziali delle auto della casa automobilistica tedesca. Così è nato l'evento.
Mi può descrivere in sintesi come realizza una sua scultura, sia essa monumentale o a forma ridotta?
Nasce innanzitutto l'idea. Per realizzarla prima faccio un disegno. E siccome, per lo scultore, nel disegno sta la forma e la sostanza, occorre naturalmente sapere disegnare; dopodiché realizzo una scultura in terra in una specie di collusione tra disegno e terra. Poi realizzo una forma in gesso, che deve essere perfetta. Una volta raggiunta la perfezione, passo all'esecuzione della scultura in marmo. Effettuo una scelta attenta di materiali: marmo di Carrara, marmo nero del Belgio, giallo di Spagna e rosso di Verona ma anche, per altre sculture, il bronzo, l'onice del Pakistan, l'argento. Naturalmente mi avvalgo del supporto di assistenti, studenti e collaboratori. L'artista infatti crea e non sempre esegue. É così dai tempi delle antiche botteghe medievali. E a 73 anni passati.
Quali saranno le sue prossime mostre?
Esporrò al museo di Valencia in Spagna, a Shangai, alla galleria Piretti a Knokke le Zoule sul mare del Nord e per la consueta mostra parigina alla galleria Goinard. A Pietrasanta poi, alla fine di febbraio, si aprirà un'altra porta nelle antiche mura urbane accanto alle porte storiche, vicino alla quale sarà collocata la mia scultura monumentale in bronzo "Il giudizio di Minotauro", che simbolicamente darà l'accesso alla "Piccola Atene" degli Artisti.


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