Appena passato Velletri, nemmeno una trentina di chilometri a sud-est di Roma, si trovano due strade la cui intersezione ha un qualcosa di surreale: da un lato, il Corso dell'Unione Sovietica e dall'altro la Via Appia, un accoppiamento piuttosto inaspettato. Ma se l'Unione Sovietica non esiste più, la Via Appia invece va ancora forte nel suo ventitreesimo secolo: nello scontro tra antico e moderno, l'ha spuntata l'Antichità. Nella sua lunga storia, la Via Appia ha fatto da testimone all'espansione e alla caduta di Roma, che costruì la strada per collegare la città al Meridione; alle invasioni barbariche, allo Stato della Chiesa, e all'unificazione d'Italia; alla costruzione di tombe e villaggi, monasteri e ville; alla malaria, alle autostrade e ai supermercati. La "vera" Via Appia, quindi, non è quella costruita verso il 312 a.C. da Appio Claudio Ceco, da cui prese il nome, né tanto meno la strada saccheggiata dai Goti, né quella percorsa dai pellegrini nel Medioevo, o attraversata oggi dalle motociclette, ma la somma di tutte queste. Il paesaggio conserva le sue memorie e la ricchezza della Via Appia risiede nella maniera in cui ogni cultura ha lasciato il proprio segno.
Bill Travis