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CINA, NASCITA DI UN IMPERO

L'emozione rivelata dei Cavalieri d'Argilla, Roma 22 settembre 2006 - 28 gennaio 2007

Autore: Giammaria Maffi
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Provenienti dalla provincia dello Shaanxi, ora allestiti per la mostra "Cina, nascita di un impero" secondo la regia sapiente di Luca Ronconi, una rappresentanza dei circa 8000 celebri guerrieri del museo di Xi'An torna in Italia per questo appuntamento che inaugura la stagione 2006 di eventi culturali delle scuderie del Quirinale di Roma e stavolta questi capolavori ci osservano velati da un tulle nero che ne evoca, all'interno delle sale opportunamente oscurate, la loro provenienza dalle profondita' della terra, dagli abissi di un aldila' lontano e misterioso.
Patrocinata dalla Presidenza della Repubblica Italiana in occasione dell'anno in cui si sono stretti piu' forti vincoli di amicizia e di collaborazione economica tra l'Italia e la Cina, questa mostra, frutto di una sollecita campagna di scavi nei territori dei cosiddetti regni meridionali e settentrionali prima dell'avvento dell'impero, ripercorre circa 10 secoli di storia partendo, secondo una organizzazione invertita delle sale, dagli esempi in terracotta del III secolo a.C. ritrovati all'interno delle tombe a tumulo prossime alla tomba degli imperatori delle dinastie Qin (221 - 206 a.C.) e degli Han Occidentali (206 - 23 a.C.) e fino alle suppellettili bronzee del IX sec a.C.
Una mostra che dicevamo e' l'esito di uno sforzo da parte del governo cinese di rivalutare il proprio patrimonio archeologico, ancora in buona parte rimasto sepolto sotto terra e purtroppo ignoto ai piu'.
Testimonianza grandiosa di questa ricchezza e' rappresentata dal ricco complesso di arredi funebri dell'imperatore Qin, il fondatore dell'Impero, che unifico' la lingua e le unita' di misura del suo immenso paese, promosse grandiose opere d'ingegneria civile quali strade, canali d'irrigazione e la Grande Muraglia, ed ora viene evocato all'interno della mostra assieme alla sua corte, rappresentata dalle maestose riproduzioni dei guerrieri, dei funzionari e perfino degli animali che costituivano anche nell'aldila' la corte ideale dell'imperatore, e di cui ne vegliavano il passaggio al regno celeste.

Animata da una fitta decorazione spiraliforme, memoria dell'animale simbolo di questa civilta', il dragone serpentinato, si assiste ad una successione di pezzi di pregevolissima fattura - oggetti provenienti da 14 musei della Cina, alcuni dei quali portati all'estero per la prima volta- realizzati in argilla, mattone cotto, legno laccato, giada, bronzo e oro, che impressionano per il grado di preziosita', di decorazione e cesellatura, costituendo al tempo stesso fattore di enorme bellezza e grandiosita'.
Racchiuse in un sorta di nasse per la pesca, quasi a rappresentare il loro carattere di reperti strappati all'oblio del tempo e alle profondita' della terra in cui erano conservati, amplificata la loro bellezza attraverso fondali di specchi e da un uso drammatico delle luci, questi circa 320 oggetti d'arredo sacro spiccano per la loro singolarita' d'uso e caratteristiche di lavorazione: sono esempi di vasellame funebre, statuette votive, ornamenti sacri, contenitori per la refrigerazione delle bevande, supporti per strumenti musicali oppure riproduzioni di animali fantastici o reali, come conferma la presenza dell'esemplare bronzeo di airone che introduce al percorso della mostra, colto nell'attimo di abbeverarsi nello stagno, sintesi di grazia e artificio, nonche' testimonianza di una capacita' e sensibilita' raffinata da parte dell'imperatore di circondarsi di oggetti unici e originali.

Nella sala in cui sono collocati al di la' dei velari alcune dei pezzi che costituiscono il celeberrimo esercito di terracotta, spicca fra tutti, distesa all'interno della teca di cristallo, la preziosa veste funebre costituita da migliaia di placche in giada verde chiaro, cucite con filo d'oro e bordate da un nastro in raso di seta rosso; in prossimita' della zona occipitale del cranio si nota la presenza di un foro circolare che testimonia la credenza all'epoca secondo la quale l'anima ctonia del defunto sarebbe da li' uscita per provare a ritornare nuovamente in vita. Solo una volta fallito questo tentativo si sarebbe potuto completare il rito funebre e salutare cosi' definitivamente il sovrano del celeste impero e con lui tutta la sua corte.
E se davvero prima dell'avvento dell'Impero l'uso del cerimoniale prevedeva l'effettiva uccisione di quanti tra dignitari, ufficiali, funzionari e concubine circondassero l'imperatore, fu solo intorno al III secolo dopo Cristo che il rituale venne modificato per lasciare il posto alle grandiose statue di terracotta, istantanee di un mondo tutto racchiuso in se stesso, che attraverso fattezze dei volti diverse le une dalle altre rispecchiava la diversita' delle etnie d questo grande regno e l'enormita' di persone, animali e suppellettili che eternamente lo circondava.


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