Molti vulcani sono spenti, silenziosi ed immobili da secoli. Molti dormono da un tempo che nessuno di noi ricorda e tanti altri continuano ad esplodere.
Le tragedie per gli uomini che, più o meno consapevoli, convivono con loro fanno parte delle nostre vite da sempre.
Quante volte ci chiediamo perchè abbiano costruito le loro case in un luogo così pericoloso e quante volte, però, noi stessi siamo saliti su di un cratere acceso e minaccioso per osservarlo da vicino.
I vulcani sono stati nella storia immagine delle divinità e luoghi del mistero e della magia.
Il mistero del cuore della terra che arde sotto di noi ci accompagna tra il fascino e la paura delle cose che rimangono sopite per tanto tempo e che, ad un certo momento, esplodono con la furia che travolge e, a volte, distrugge.
Alcune altre, invece, rivelandone l'essenza, donano la vita.
Esiste un vulcano a sud di Roma, anzi un complesso vulcanico composto dalla sovrapposizione di diversi crateri che per millenni hanno caratterizzato l'attività tellurica del territorio che oggi definiamo "Colli Albani".
Normalmente si è abituati ad osservare questi monti da Roma e la visione che si ha è di un insieme montuoso a forma conica con la vetta di Monte Cavo che s'innalza al cielo, con i suoi 949 metri di altezza dalla pianura della Campagna Romana.
Ma il cosiddetto massiccio del vulcano laziale è qualcosa di più complesso ed esteso di quanto si pensi.
L'inizio dell'attività vulcanica che diede vita ai Colli Albani risale a circa 700.000 anni fa ed in diverse fasi si formò il doppio cratere che ancora oggi, con uno sguardo attento, possiamo percepire.
Se ci capita di atterrare all'aeroporto di Ciampino ed abbassiamo lo sguardo poco prima di toccare terra, vediamo realmente il grande cratere esterno, a forma di ferro di cavallo, del vulcano laziale.
Possiamo individuarlo partendo dalla Via dei Laghi, all'altezza di Nemi: da qui inizia il Monte Artemisio, lungo frammento del cratere, che delimita i Pratoni del Vivaro. Questi si trovano all'interno della caldera mentre il versante del monte che guarda Velletri, è all'esterno. Il cratere continua con una serie di alture, tra le quali Monte Fiore ed altre colline, su cui più avanti si trova Rocca Priora sino ad arrivare al Monte Tuscolo.
Da qui i "segni" del cratere si perdono, a causa di una serie di eruzioni avvenute in diverse epoche, che hanno frammentato il grande cratere nelle zone che vanno orientativamente da Grottaferrata a Nemi. Se vogliamo immaginare quest'ultima parte del cratere dobbiamo unire idealmente il percorso che dalla vetta del Monte Tuscolo scende improvvisamente nel territorio di Frascati e continua per quello di Grottaferrata e così via, attraverso i territori di Marino, Castel Gandolfo, Albano, Ariccia e Genzano.
Durante questa fase, che da alcune datazioni sembrerebbe essere di circa trentasettemila anni fa, si sarebbero formati anche i laghi Albano e di Nemi. Questi sono due crateri laterali riempiti dalle acque delle falde superficiali.
Altre eruzioni interne al grande cratere hanno generato un secondo cratere più piccolo che possiamo individuare nella zona tra Monte Cavo ed i Campi d'Annibale nel territorio di Rocca di Papa.
Il grande vulcano laziale, ormai spento da millenni, è oggi una vastissima area abitata, con tanti paesi che si trovano all'interno del vecchio cratere ed altrettanti all'esterno, tra folti boschi e grandi pianori verdi.
Sin dall'antichità sono stati luogo di vita ed attraversamento per le genti che da Roma si dirigevano a sud.Varie strade hanno attraversato ed attraversano questo territorio.
Le più importanti arterie dell'epoca antica, che ancora oggi esistono, verso il sud sono: la Via Latina, oggi identificabile nel tracciato dell'attuale via Anagnina che attraversa totalmente il cratere esterno salendo e scendendo tra i colli vulcanici, e la Via Appia che tra "Antica" e "Nuova" attraversa diversi paesi dei Colli Albani, nella fascia esterna del cratere che guarda il mare.
Una alla sinistra e l'altra alla destra di Monte Cavo, centro di questa regione.
Sin dall'antichità questo monte ha avuto un valore simbolico per le popolazioni in quanto la sua altezza lo rende visibile da tutto il territorio romano ma anche da quello pontino e dagli altri circostanti.
Ad est di Monte Cavo, all'interno della caldera a circa cinquecento metri più in basso c'è il tracciato della Via Latina. Questa venne realizzata alla fine del IV secolo a.C. e, partendo da Roma, attraversava i Colli Albani, la Valle del Sacco e del Liri ed arrivava a Capua per una lunghezza totale di 129 miglia.
Nel Medio Evo il nome cambiò in Anagnina in quanto, intorno al XIII secolo, la strada è stata percorsa dai quattro pontefici, tra cui Bonifacio VIII, nati ad Anagni, dove spesso soggiornavano.
Ad ovest di monte Cavo, all'esterno della caldera, c'è la Via Appia Antica, detta anche Regina Viarum, la quale è stata tracciata nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio utilizzando, in parte, il vecchio tracciato dell'antica via Albana, strada dell'epoca di Alba Longa. Era la principale strada di comunicazione di Roma con il meridione d'Italia e, di conseguenza, con la Grecia e l'Oriente.
Oggi l'antico tracciato è visibile per diversi chilometri in un magnifico paesaggio e le testimonianze che lo contornano sono tra le più interessanti della nostra storia.
Tombe, mausolei, cippi e pini.
Ed ancora pini e rovi tra i massi poligonali di lava.
E sole a mezzogiorno, tra i canti degli uccelli diventati note sul pentagramma di Ottorino Respighi.
Poco prima di Albano i tracciati dell'Antica e della Nuova coincidono; poi si separano e si riuniscono per pochi metri tra Genzano e Velletri.
In alcuni tratti l'antico basolato riappare improvvisamente.
Per scomparire, poco più avanti, nelle vigne. Tra l'indifferenza degli uomini che lavorano la terra.
L'Appia Nuova attraversa tutti i paesi del versante sud-ovest: Albano, Ariccia, Genzano e Velletri.
Superato Albano c'è un grande viadotto lungo più di trecento metri ed alto sessanta che sovrappassa il vallone del Parco Chigi e che immette direttamente sulla piazza principale di Ariccia.
Al momento della penombra, quando il sole sprofonda nel mare ed i colori si accendono dell'intensità di un fuoco in spegnimento, il panorama dal ponte di Ariccia spazia lungo la Campagna Romana fino al mare ed il volgere del giorno infiamma Palazzo Chigi e la Chiesa dell'Assunta.
Nel parlare dei Castelli Romani è immancabile il connubio con Roma. Storicamente questi territori sono romani. Albalonga, la città pre-romana che, insieme ai Sabini e agli Etruschi, fondò l'Urbe era quasi certamente sul territorio di Castel Gandolfo. La città di Tuscolo con il suo teatro osserva interamente il territorio romano e poco più in basso, dove oggi c'è il così detto Colle delle Ginestre a Grottaferrata, c'era la villa di Cicerone. Nel medioevo nascono i primi "Castelli" dei signori romani e più tardi sorgono le splendide Ville Tuscolane. Alla fine dell'ottocento ed agli inizi del novecento l'alta borghesia romana decide anch'essa di costruirvi le proprie residenze estive.
Alcuni villaggi, come per esempio Grottaferrata nata intorno all'Abbazia di San Nilo, si trasformano in comuni autonomi e diventano luoghi di raffinata ed elegante residenza.
Così in tutto il territorio, colle dopo colle.
Il vulcano laziale è ormai sopito da millenni ma l'energia di questo luogo è viva e la senti nella sua gente e nella bellezza di una natura alimentata dai tanti minerali che ne compongono la terra.
La domanda che oggi ci poniamo è se riuscirà ancora il grande vulcano ad alimentare la vita e a preservare come un nume tutelare questo magnifico territorio, pieno di splendida natura e millenaria storia, dalle piccolezze umane.