"(Questi colli) s'incarnavano declinando in armoniose linee sinuose illuminate dalla prodigiosa chiarità dell'aria che sembra sul punto di volare verso il cielo(.)". Nikolaj Vasiljevitch Gogol
Così calorosamente descriveva i Colli Albani il noto scrittore russo Gogol nel suo ricco epistolario dall'Italia, durante uno dei frequenti soggiorni che egli fece intorno al 1838 dalle parti di Albano e Genzano, in occasione del quale compose alcune pagine del suo celebre romanzo "Anime morte".
Lui come tanti altri scrittori ed artisti dell'epoca aveva scoperto la bellezza e la ricchezza di questi luoghi, superando lo scetticismo iniziale; e certamente tra le molte zone collinari d'origine vulcanica che caratterizzano i dintorni di Roma, i Colli Albani rappresentano un ecosistema antropico pieno di fascino e varietà. Ben individuato dalle fattezze della corona esterna del cratere vulcanico, costituita a nord dal complesso dei cosiddetti Colli Tuscolani ed a sud-ovest da quello dei già citati Colli Albani, tale ambiente si contraddistingue per un duplice aspetto: il territorio si rivela, infatti, da un lato accidentato e selvatico, mentre quando declina verso il mare appare più aperto e appunto sinuoso, conferendo così all'intera regione un'immagine animata e mutevole.
La sua bellezza di sempre, a tratti selvaggia ed un po' ostile, che oggi solo in parte si può ancora ritrovare, sembra essere stata capace di far apparire ombroso, misterico e quasi nemico il territorio dove sorsero i cosiddetti Castelli Romani.
Tale disuguaglianza e ricchezza dei terreni collinari ha favorito quindi sin dall'antichità lo sviluppo di differenti coltivazioni quali viti, olivi e grano, mentre al di sopra dei 400 metri si è estesa col tempo una ricca vegetazione costituita in prevalenza da faggeti e querceti, poi modificata dall'intervento dell'uomo, attraverso la diffusione di ampie aree boschive lasciate a castagneto, essenza arborea dalla rapida crescita ed ottima per la carpenteria e l'edilizia in genere.
Questo territorio laziale, in massima parte inserito all'interno dei confini del Parco Regionale dei Castelli Romani, come dicevamo mantiene ancora oggi per larghi tratti la sua bellezza e quella varietà di paesaggio che in epoca romana, anche in virtù del favorevole clima estivo, lo fece eleggere dai romani come luogo adatto all'insediamento ed all'edificazione, dapprima in età repubblicana di ville patrizie e consolari, e poi addirittura scelto dall'imperatore Domiziano per ospitare intorno agli anni 80 d.C. la sua fastosa dimora estiva affacciata sulle acque del lago Albano.
La storia e le peculiarità del territorio dei Castelli Romani appaiono dunque legate proprio alla sua eterogeneità morfologica, che dapprima ha permesso e consolidato la formazione in ordine sparso di centri antropici di varia natura e grandezza, e che poi, durante la cosiddetta fase d'incastellamento dell'Età Feudale (Basso MedioEvo), portò alla genesi di centri agricoli organizzati intorno ad un mastio, paragonabili alle cosiddette "domuscultae" della Campagna Romana, organizzazioni coloniche precedenti che, insistendo sui praedia d'età romana, si sono evolute dapprima in "curtes", vale a dire insediamenti recitanti, e successivamente in "castra", i primi insediamenti protetti da cinte murarie, che anticiparono i castelli di età feudale.
Attualmente resta ben poco di quell'insieme di torri merlate e cinte murarie medievali costruite su speroni tufacei, che hanno caratterizzato la fisionomia di queste parti; eppure ancora oggi in alcuni angoli delle città o lungo le strade statali e provinciali che collegano i vari centri è possibile scorgere quello che sicuramente era un efficace sistema di controllo e gestione del territorio da parte delle signorie locali, un complesso di presidi situati lungo le strade consolari più antiche (l'Appia, la via Latina, ora Anagnina e in seguito la via Tuscolana), punti di passaggio obbligati per i centri dell'entroterra ed in genere dell'Italia meridionale. Tale assetto urbanistico, ad eccezione d'alcuni tratti, non è più rintracciabile a seguito del pressoché continuo sviluppo che nel tempo ha avuto l'area, mostrando ormai una sequenza di centri che si succedono senza soluzione di continuità lungo i tracciati stradali; nondimeno al viaggiatore contemporaneo è ancora possibile apprezzare l'abitato di Rocca di Papa aggrappato all'antico vulcano, oppure la cittadina di Rocca Priora, affiorante su tutti tra i boschi del Tuscolo, od ancora l'elegante Castel Gandolfo, tutta allungata sul rilievo circondante il lago Albano.
Nonostante la perdita dei connotati più tipicamente medievali, dal punto di vista topografico questi luoghi storici del Lazio costituiscono tutti insieme la cosiddetta area dei "Castelli Romani", denominazione inizialmente riguardante l'intera area distrettuale di Roma -consistente in una cintura di borghi e centri rurali che da nord a sud circondavano la capitale. In seguito con l'Unità d'Italia il toponimo fu usato per indicare solo la parte meridionale gravitante intorno al distretto dei colli Albani e Tuscolani, un'area geografica di circa 100 chilometri quadrati entro cui erano situati 14 centri urbani (15 se consideriamo anche la cittadina di Velletri) di diversa importanza o grandezza.
Le vicende di questo territorio cambiano verso la fine del XIV secolo, quando il ritorno della corte papale a Roma a seguito della cosiddetta cattività avignonese e la conseguente riaffermazione del potere temporale della Chiesa, diede inizio ad una stagione di riscoperta dei Colli Albani e Tuscolani, alimentata da un ritrovato amore nei confronti della cultura classica ed un interesse verso le radici antiche; tale ritorno d'attenzione verso questi luoghi, fu favorito dalla vivacità culturale degli abati e monaci dei conventi e monasteri presenti nell'area, da quello di S. Nilo a Grottaferrata al convento di S. Silvestro di Montecompatri dei carmelitani scalzi fino all'eremo dei Camaldolesi di Monte Corona sul Tuscolo.
Parallelamente a ciò iniziò la riscoperta del cosiddetto Vetus Latium quale meta dello svago e del riposo dalla calura dell'estate romana per i pontefici e per l'alta società romana, portando a recuperare l'antica abitudine di villeggiatura e di residenza nei Castelli durante i periodi estivi, propria appunto degli eruditi romani d'età classica, quali Cicerone, Lucullo e Catone, solo per citarne i più noti.
Ma fu con il Rinascimento maturo che furono spazzati via tutti i dubbi sulla bellezza e l'opportunità di vivere da queste parti, quando prese piede l'abitudine di coltivare vigne e di costruire ville intorno al comprensorio del Tuscolo, tra Frascati e Grottaferrata, operando contestualmente un'attenta riqualificazione urbanistica, oltre che architettonica, attraverso la scelta dei luoghi più favorevoli all'ubicazione di tali dimore rispetto al patrimonio naturalistico circostante, favorendo la realizzazione d'accessi e percorsi diramanti dalle vie consolari già esistenti, e con l'attuazione di una vera e propria strategia progettuale: guardare allo spazio circostante in maniera duplice, individuando un lato più formale e di rappresentanza rivolto all'esterno, ed uno più privato estroverso e animato all'interno.
Citando la Villa Aldobrandini a Frascati come esempio più riuscito e manifesto dell'arte di combinare architettura e natura, progettazione ambientale ed esigenze di rappresentanza, ecco che il costruito si spoglia degli spazi più stretti ed oscuri del castello medievale, per riproporne altri più ampi ed ariosi. S'iniziò così anche qui a pensare in termini di città e di territorio, non più in vista della difesa dei propri possedimenti, ma dell'organizzazione e dello sviluppo dei centri abitati. Parallelamente a ciò furono riproposti per i nobili i modi tipici dell'otium romano nelle vesti nuove del vivere secondo la foggia del momento, in altre parole "alla francese", mentre al popolo era riservata l'opportunità di sostare brevemente per godere di pic-nic sui prati e bevute di vino locale nelle "fraschette" tipiche di queste parti. Quelli del vino e della convivialità sono aspetti del vivere quotidiano che da sempre hanno caratterizzato le abitudini degli abitanti dei castelli: già dall'età romana la coltivazione dell'uva e la produzione vinicola hanno sempre fortemente orientato l'attività agricola di queste parti fino ai giorni nostri.
Ed in una tale continuità con il suo passato, la storia dei Castelli Romani è ancora adesso influenzata dall'amore per questi luoghi e per quei tratti così fortemente caratterizzati della sua natura e della sua gente, una memoria fatta di cerimonie, d'usanze, di detti e canzoni popolari, in grado di costituire una matrice culturale molto forte, tale da stridere oggi con il progressivo frazionamento e la tendenza alla multiculturalità che a Roma nello specifico, ma nelle metropoli in genere, si viene progressivamente a realizzare.
L'identità culturale dei luoghi qui è chiara e si rende manifesta attraverso i suoi riti contemporanei, fatti di simbologie arcaiche, di costumi locali e consuetudini contadine che, tra una processione religiosa ed una sagra popolare, una fiera campestre ed una serenata, rappresentano le occasioni in cui il territorio e la sua cittadinanza si mostrano e partecipano della bellezza e dell'allegria condivisa. Tutta questa capacità ricettiva del territorio si esprime adesso attraverso il cosiddetto turismo culturale ed eno-gastronomico, attualmente la ricetta vincente per coinvolgere ed interessare la popolazione italiana e straniera a questi luoghi, forti di una tradizione che attinge a piene mani proprio dalla natura circostante e dalla sua storia, fatta d'ospitalità e genuinità, di antica memoria e vivace modernità.