Nell'ambito degli eventi legati alla Biennale di Parigi 2006, desidero questa volta segnalarvi gli appuntamenti che hanno visto impegnati gli artisti italiani coinvolti in alcuni progetti e presentarveli nel dettaglio.
Il primo incontro con loro è avvenuto in maniera informale, nella sede della Maison d'Italie presso la città universitaria di Parigi. Calorosamente accolti dal professor Roberto Giacone, direttore della Maison, gli artisti hanno partecipato ai colloques de la Sorbone, rispettivamente intitolati Le bureau de les hyppotheses e L'art et l'entreprise.
Tra i partecipanti é doveroso ricordare: « la microcollezionista » Elisa Bollazzi, Name diffusion, gruppo ideatore del gioco linguistico Tapis volant, Madame Duplok e il suo concetto di dono-scambio, Cristina show e la Trattoria da Salvatore, costituita rispettivamente da Aldo Spoldi e Salvatore Nicola. Da registrare anche due interventi di carattere economico-artistico promossi da Aldo Spoldi con la Banca di Oklahoma e dalla Gahp con la presentazione di Acir.
Questa esperienza molto positiva ha permesso a ciascuno dei partecipanti - me compresa - di materializzare, dopo mesi di lavoro, i progetti presentati in occasione di questi tre appuntamenti, permettendo a ciascuno degli interpreti di farsi conoscere nel panorama internazionale dell'Arte non convenzionale, cosi come viene costantemente definita in ogni occasione dal direttore della Biennale Alexandre Gurita.
Attraverso Sguardi.info abbiamo l'occasione di poter approfondire la conoscenza di questi artisti, sconosciuti ai più (ma non agli addetti ai lavori!), che i più interessati potranno ritrovare nel catalogo della Biennale di Parigi -in corso di stampa, ma già in prevendita- oppure nel prossimo appuntamento della Biennale in Italia, presso la Galleria civica di Gallarate, in data ancora da stabilirsi.
Il primo artista che vorrei presentare è Elisa Bollazzi la cui microcollezione ha destato curiosità in buona parte del pubblico e dell'organizzazione della Biennale.
Come lei stessa ha affermato, la sua nuova ricerca e più recente produzione artistica é nata quasi per caso, in occasione di una edizione della Biennale di Venezia del 24.05.90, dove per la prima volta, ha pensato di recuperare alcuni residui della meravigliosa opera blu di Anish Kapoor, finiti accidentalmente sul pavimento.
Proprio queste microparticelle, dimenticate dai più, hanno rappresentato per la nostra artista un importante bottino. Con il loro recupero, la Bollazzi ha voluto preservare qualcosa di estremamente prezioso appartenente all'opera esposta che sarebbe inevitabilmente andato perduto con la chiusura stessa della Biennale.
Tutte le microparticelle recuperate (forse rubate, in quanto il gesto dell'artista non ha ricevuto alcuna autorizzazione) sono state poi montate su dei comuni vetrini per microscopi da laboratorio, con l'accompagnamento di una didascalia e di una piccola descrizione dell'opera recante le indicazioni relative al «furto».
Tutto questo allo scopo di preservare un'opera che ha la caratteristica di esistere e al tempo stesso di essere invisibile, appartenendo precedentemente all'artista che l'ha realizzata.
Ma tale paternità viene meno nel momento in qui il furto delle microparticelle é perpetuato, innescando una corto circuito tra ciò che è generato e il suo generatore (mi si perdoni il gioco di parole), poiché l'installazione esprime al tempo stesso il concetto d'invisibilità e quello dell'impossibilità, attraverso un microscopio, di poter dare visibilità all'invisibilità stessa.
Il progetto artistico della Bollazzi, nato in clandestinità e legato all'idea di base del furto delle microparticelle, ha fatto sì che essa stessa si consideri un'artista ladra, che lavora furtivamente e in incognito, desiderando più di ogni altra cosa, di diventare invisibile, per realizzare una serie infinita di microcollezioni, dalle quali poter far generare delle successive clonazioni, aventi lo scopo di diffondere l'opera stessa in più parti del mondo.
Oggi la microcollezione conta circa trecento microframmenti di opere d'arte contemporanea, accumulati grazie a furti realizzati dall'artista stessa e attraverso la collaborazione di «complici » che spontaneamente continuano ad aiutare la Bollazzi nel suo progetto artistico.
Concludiamo proponendo le regole dell'arte invisibile che lei stessa ci ha fornito. Indicazioni per la riuscita dell'intervento:
- Possibilmente il furto non deve danneggiare l'opera d'arte (nell'arte
contemporanea i lavori hanno spesso delle microparticelle che
andrebbero comunque perse: il mio primo bottino è stato qualche grammo di
polvere color blu di una mega scultura di Anish Kapoor, sparso sul pavimento
alla Biennale di Venezia. Al momento dello smantellamento sarebbe comunque
andato perso!)
- Il "ladro" deve ricordarsi di annotare autore e titolo dell'opera,anno di
produzione, luogo del misfatto, data e ora
.
- E'opzionale fotografare l'originale
.
La microcollezione che prende vita dalle diverse refurtive, acquisisce automaticamente un valore di « mercato » (se ci é permesso definirlo cosi), proporzionalmente al reale valore dell'opera originale, dalla quale i microframmenti sono stati rubati.