Di mestiere faccio il critico cinematografico, ma questo non è un libro di cinema. È il racconto - fatto in una terza persona sotto cui si nascondono una prima persona che racconta, dimentica, ricostruisce i ricordi di settantanove anni di vita, e una prima persona che ascolta, provoca, chiede di una storia molto speciale, che si dà il caso sia quella di un signore, Gillo Pontecorvo, che è stato "anche" un grande regista di cinema.
L'idea di dedicargli un libro che non fosse solo o non soprattutto un libro di cinema, ma molto di più un libro su un personaggio singolare e sulla sua vita piena di cose, di incontri, di passioni e avventure, mi è venuta quando ormai da qualche anno ero diventata amica di Gillo, avevo lavorato per un po' con lui alla Mostra del cinema di Venezia durante la sua direzione, avevo mangiato l'ottima pasta e fagioli di Picci, gli avevo prestato delle cassette di film che altrimenti lui non si sarebbe mai sognato di andare a vedere, avevo viaggiato con lui alla ricerca di film per il suo festival, avevo passato dei pomeriggi di primavera sul prato della sua casa di Nazzano, a mezz'ora da Roma, a guardarlo spostare una macchia di narcisi gialli da un punto all'altro del prato, secondo un suo misterioso ed imperscrutabile disegno estetico capace di tenerlo sveglio la notte a immaginare nuove soluzioni e di spedirlo da Roma alla campagna in un blitz di due ore in cui si sente Capability Brown.
Gillo ha riluttato a lungo. Devo immaginare che non si trattasse di diffidenza nei miei confronti, vista l'amicizia e la fiducia che mi ha generalmente dimostrato. Forse non si trattava neanche, come si potrebbe pensare, di modestia. Si trattava invece, io credo, di una profonda autoironia, che è infatti emersa come il tono e il leitmotiv di tutti i ricordi che insieme abbiamo ricostruito. Dico ricostruito perché tirarli fuori da Gillo non è stato facile - ed ecco quindi il perché del titolo, da lui fortemente voluto. Non è stato facile un po' perché gli anni della sua vita , per una serie di casi e di coincidenze, sono tanti e affollati di persone e di eventi. Un po' perché la malattia che lo ha colpito nel '91 ha contribuito ad accentuare una sua tendenza alla rimozione. Un po' perché , come Pinocchio nel paese dei balocchi, Gillo nel paese delle storie si distrae, si diverte a raccontare l'ultimo episodio ameno che lo riguarda - ma in definitiva ha poca voglia di parlare sul serio di se stesso.
È stata una grande fatica. Sull'arco di due anni, quando i suoi impegni di lavoro e i miei ci concedevano un raro pomeriggio libero, inforcavo il mio motorino , affrontavo il traffico dei lungotevere, salivo (contromano) via Paolo Frisi, una tranquilla stradina dei Parioli. E arrivata da lui avrei voluto abbattermi su un divano , con il registratore ben posizionato davanti al mio amico Gillo, se non fosse che nell'accogliente casa Pontecorvo in questi anni il salotto ha funzionato come sede distaccata prima della Biennale cinema, poi dell'Ente Cinema di cui Gillo è attualmente il presidente . E i divani - quello ricoperto di un vecchio kilim, quello rivestito di un velluto rosso che Gillo considera di un colore unico al mondo, e quindi preziosissimo, e quindi intoccabile - sono sempre stati pieni di fax importantissimi, di cartelline che era impensabile spostare, di appunti a matita nell'inconfondibile e incomprensibile grafia pontecorviana .
E una volta sotto il cuscino a cui ho tentato goffamente di appoggiarmi c'era persino una Grolla d'oro, bella ma scomoda...
Comfort, dunque, poco, divertimento molto. Seduta in pizzo al divano di kilim, mentre Gillo sta abbandonato sulla sua poltrona di velluto rosa sotto gli scaffali dei libri e le foto polverose di lui con Picasso, di lui con Sartre, di lui con Brando, di lui con un pesce più alto di lui, di sua moglie Picci e dei bambini -, quando non ci siamo persi in chiacchiere amicali, in risse sugli argomenti del giorno (sì, litighiamo), in confidenze tanto esilaranti quanto destinate a essere dimenticate (che però hanno deliziato le amiche generose che, sotto il vincolo della discrezione, hanno trascritto alcuni dei nastri), abbiamo così, disordinatamente e coloritamente, rievocato settantanove anni di vita (compiuti il 19 novembre scorso ).
Quando un ricordo era incompleto, quando mancava un tassello alla ricostruzione, ci si offriva una gamma di soluzioni. (l ) Ci penseremo la prossima volta. (2) Chiedilo a Montaldo che se lo ricorda. (3) Chiedilo a Franco(Giraldi) che come sopra. (4) (Per cose più pubbliche): Chiedilo a Tullio (Kezich) (5) (La più praticata ): chiediamolo a Picci.
Nella pace borghese di via Paolo Frisi si levava allora l'urlo guerresco di Gillo, "Picci". E Picci - che purtroppo qualche volta non c'era - compariva dolcissima e gentile dalla sua stanza, pronta a rimettere in sesto un ricordo, una data, il nome di una strada, ma anche a ridimensionare un'incazzatura, un'esagerazione, un'eccessiva modestia. Quando non c'era, il lavoro era indubbiamente più duro.
Racconto tutto questo per spiegare che in realtà Memorie estorte a uno smemorato non è una biografia, né tantomeno un'autobiografia affidata alla penna (al computer) di un altro. Questo piccolo libro è, o vorrebbe essere, un ritratto in cui il soggetto ha posato davanti al suo ritrattista, una testimonianza, un moderno romanzo picaresco, persino - ambizione ovviamente non da poco - un piccolo racconto morale : la storia di una bella vita, cominciata negli agi e nel privilegio della grande casa della famiglia Pontecorvo, proseguita in mezzo agli stravolgimenti della guerra, alle scoperte politiche, all'impegno, alla rivelazione del cinema, agli amori, alle delusioni ideali, alla passione per fare il cinema, ai bambini, alla musica, alla maniacale attrazione per le donne, alle amicizie in tutto il mondo, e approdata agli incarichi ufficiali di questi ultimi tempi - la direzione per sei anni di Venezia, l'Ente cinema - , ma vissuta sempre con la leggerezza, l'ironia, l'entusiasmo, l'onestà, la fanciullesca capacità di reinventarsi, la francescana semplicità di un uomo che ha saputo vivere da ricco e da povero, che si è guadagnato il pane giocando a tennis e facendo film, che ha combattuto nella guerra partigiana e girato Caroselli, indifferente al denaro, sempre coerente con un'ideologia più morale che politica.
Sembra un santino' Non lo è. Con Gillo, in dieci anni di amicizia, che rispetto alla sua lunga vita non sono granché, me ne rendo conto, ho avuto occasione di litigare e qualche volta di dirgli che i suoi comportamenti mi avevano delusa. Ma resta l'allegria che emana dalla sua persona - a testimonianza del fatto che una bella vita porta felicità a chi la vive e a chi la segue da osservatore.
Il racconto di questi settantanove anni di Gillo potrà dunque essere parziale o incompleto, ma lo è apposta. Sotto la terza persona volevo che si sentisse la sua voce - con qualche "a parte" tutto mio. Sotto la biografia volevo che ci fosse la favola vera di una vita. Sotto i ricordi volevo che uscisse quello che io penso sia un insegnamento non da poco : che non importano tanto il successo, i soldi, la fama (cose tutte che Gillo ha avuto e qualche volta perduto), ma la passione, l'entusiasmo, la capacità di vivere con intensità le cose grandi e piccole della vita - dalla lotta di liberazione ai narcisi un po' scamuffi del suo collinoso terreno di Nazzano
Irene Bignardi