La figura di Renato Guttuso si colloca perfettamente nella ristretta cerchia di artisti italiani che anela ad un connubio di arte e vita. In effetti, come Gillo Pontecorvo e Giuliano Montaldo nel cinema, Guttuso trova nella sua pittura una particolare sintesi di aspetti formali e tematiche sociali, un'arte visiva raffinata ma al tempo stesso intensa e toccante per l'impegno morale e politico che riflette e promuove.
Vucciria, 1974
Renato Guttuso nasce nel 1911 a Bagheria. La città ha un ruolo fondamentale per la formazione del pittore, perché lì può entrare subito in contatto con il mondo della pittura, tra gli acquarelli del padre, lo studio di Domenico Quattrociocchi e la bottega del pittore di carri Emilio Murdolo. Bagheria sarà sempre fonte d'ispirazione per il pittore perché racchiude in sé un eccellente repertorio di immagini e colori. I suoi modelli sono comunque vari, i francesi, come Millet, e i pittori contemporanei, come Carrà.
Nel 1932, a Milano, alla Galleria del Milione, una mostra di Guttuso e di altri pittori siciliani, colpisce molto i visitatori. In questo periodo Guttuso ha modo di frequentare artisti come Mario Mafai, Francesco Trombadori, Corrado Cagli, Pericle Fazzini, Mirko e Afro. Nel 1933 scrive il suo primo articolo su Picasso che causa l'intervento della censura fascista e la sospensione della collaborazione con il giornale L'Ora di Palermo. Nel 1934 espone per la seconda volta a Milano, sempre alla galleria del Milione, con ilGruppo dei 4, fondato a Palermo con Giovanni Barbera, Nino Franchina e Lia Pasqualino Noto. A Milano stringe grandi amicizie con Birolli, Sassu, Manzù, Fontana ed intellettuali come il poeta Salvatore Quasimodo, Raffaele de Grada, Elio Vittorini, Antonio Banfi, Raffaele Carrieri, Edoardo Persico. Tuttavia il periodo milanese è legato ad una profonda crisi del poeta, causata probabilmente dalle disagiate condizioni economiche, che neanche il successo del movimento politico Corrente riesce ad attenuare.
Vucciria, particolare, 1974 e La Crocifissione, 1940-41.
Negli anni 1937-39 Guttuso si trasferisce definitivamente a Roma, nasceranno le amicizie con Alberto Moravia, Antonello Trombadori e Mario Alicata che avranno un ruolo determinante nella sua adesione al partito comunista, nel 1940. Sono gli anni delle nature morte, della Fucilazione in campagna (dedicata a Federico Garcia Lorca), della Fuga dall'Etna. Tra il 1940 e il 1944 Guttuso dipinge ancora i suoi soggetti prediletti, ma si dedica anche alla realizzazione della sua opera più nota, la Crocefissione (1940-41). Il pittore con questo quadro vuole ritrarre le atrocità della guerra e il Cristo diviene un simbolo della sofferenza umana. Nel 1943 lascia Roma per motivi politici e partecipa alla Resistenza antifascista, raccontando questa realtà con i disegni intitolati Gott mitt Uns, realizzati con gli inchiostri delle tipografie clandestine.
Negli anni 1945-50, a Parigi, stringe un'intensa amicizia con Picasso mentre in Italia, assieme ad alcuni artisti, tra i quali Birolli, Vedova, Marchiori e il gallerista Cairola, fonda il movimento Fronte Nuovo delle Arti, un gruppo di artisti che promuove il recupero delle realtà artistiche europee, quasi sconosciute in Italia a causa del Fascismo. Negli anni Cinquanta Guttuso Partecipa alle Biennali di Venezia, nel '52 con La Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio, nel '54 con Boogie Woogie, nel '56 con La Spiaggia suscitando molte discussioni. Tra il 1957 ed il 1965 collabora con le più importanti riviste italiane e internazionali scrivendo di teoria e critica d'arte e prendendo posizione nel dibattito sul Realismo. Dipinge La Discussione che verrà acquistato dalla Tate Gallery di Londra.
Nel '66 realizza il ciclo dell'Autobiografia, una serie di dipinti che costituiranno il nucleo di mostre ospitate in diversi musei europei. Nel 1974 dipinge il grande quadro la Vucciria e nel'76 dipinge il Caffè Greco. Nel 1986 dipinge un ciclo di opere dedicato al tema del gineceo che culmina nel quadro Nella stanza le donne vanno e vengono, che resterà incompiuto.
Renato Guttuso muore nel 1987, dopo aver contribuito alla diffusione di un ideale di arte capace di raccontare la vita con eleganza e realismo.