EREMO DI SANT'ANTONIO
Autore: Daniela Sequi
Media: Francesco Oggianu
A meno di tre chilometri da Viterbo e alle falde del Monte Palanzana (
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Ma una volta andati via i frati, esso cadde in uno stato di abbandono; il ricordo della sua antica gloria ha tuttavia spinto fedeli generosi a recuperare l’originaria struttura e a restituirla a nuova vita di studio, lavoro e preghiera. Ciò è stato possibile grazie ad un restauro sapiente voluto da Tommasina Alfieri, una nobildonna di gran cuore che elesse l’eremo a luogo di sosta e riflessione per l’Opera “Familia Christi”, da lei fondata nel 1937. Ora l’intera struttura, che comprende, oltre al complesso centrale, un grazioso casale ed un’ampia sala per conferenze, è gestita come rifugio a pagamento.
In ogni caso, chi sceglie l’eremo per sostarvi per poche ore o qualche giorno, è attratto dall’am-biente carico di storia e dalla vita in sintonia con la natura, improntata sull’agricoltura biologica praticatavi in ogni periodo dell’anno. Il visitatore può passeggiare sotto un lungo pergolato nell’ala destra dell’edificio da cui si gode il panorama oltre una parete di profumatissimo rosmarino; o entrare nell’orto dalle dimensioni e dalla struttura razionale, famoso per la coltivazione delle patate; o ammirare il chiostro interno con pozzo e fiori in vaso, nonché il giardino floreale con iris, rose e narcisi e il piazzale del convento, dal quale si diparte un cammino delimitato da una lunga parete di pitosforo. Da qui si può rimontare verso il Monte Palanzana rivestito da un fitto manto di faggi oppure percorrere il sentiero della Via Crucis.
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La visita all’eremo diventa così un avvenimento da non dimenticare. In particolare, si possono ammirare in successione il grande orto ed il secolare bosco di querce e castagni (ma anche di carpini neri e bianchi), nel quale quasi per incanto si erge un altare per Messe all’aperto onde sfuggire alla calura estiva.





















