FLAVIA LA MONACA MUSULMANA
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La rivolta di una donna al condizionamento repressivo della società in cui vive: in questo caso la società medioevale, con le sue strutture familiari, religiose e politiche.
Nel 14° secolo le coste della Puglia sono frequentemente oggetto delle scorribande musulmane. Durante una di queste invasioni, la piccola Flavia assiste all’uccisione, per mano di suo padre, di un turco che l’aveva in precedenza salvata. L’episodio segnerà in maniera indelebile Flavia che sarà rinchiusa in convento dal padre. In convento Flavia avrà come segretario Abraham, un giovane schiavo ebreo. I due, dopo aver assistito allo stupro di una contadina da parte di un nobile e scoraggiati dalla violenza che li circonda, decidono di fuggire ma verranno presto catturati e ricondotti al convento. La presa della città da parte delle truppe musulmane da a Flavia una nuova speranza di liberazione, la giovane suora si unisce a loro e diventa l’amante del loro capo Achmet.
Tuttavia, le truppe musulmane, una volta presa la città, si lanceranno in razzie e devastazioni, portando il padre di Flavia al suicidio e decapitando l’amico Abrahm; tutto questo orrore spingerà Flavia alla rivolta. Abbandonata dai “liberatori” musulmani, Flavia verrà giudicata dinnanzi a un tribunale ecclesiastico e scuoiata viva.
La vicenda, sostiene Mingozzi, è ispirata alla storia di Flavia Gaetani una suora vissuta nel ‘300, che, una volta abbandonato il velo, si unì alle truppe musulmane. Flavia la monaca musulmana è un discorso sulla donna che trova la sua legittima incubazione ne La Taranta (1962) documentario che Mingozzi girò a Galatina in Puglia insieme a Ernesto de Martino e Salvatore Quasimodo.
La donna meridionale vive una condizione di profonda subalternità e repressione, il tarantismo, (presente anche nelle sequenze iniziali di Flavia la Monaca Musulmana dove agisce con chiare funzioni di rispecchiamento tra Flavia e le tarantate) affonda sue le radici appunto nel medioevo e agli sconvolgimenti morali e sociali causati dalle invasioni musulmane; il corpo della donna è dunque “l’altro” per eccellenza, subalterno a musulmani e pugliesi. Dunque medioevo e contemporaneo, presa di coscienza del proprio corpo e rivelazione/reinterpretazione in chiave simbolica di una condizione oppressiva che Flavia, suo malgrado, spera di vincere attraverso l’adesione all’invasione straniera che perpetuerà le stesse dinamiche già sperimentate nell’universo cristiano.
Scheda Tecnica
Regia: Gianfranco Mingozzi
Sceneggiatura: Gianfranco Mingozzi, Fabrizio Onofri, Sergio Tau Bruno di Geronimo
Interpeti: Florinda Bolkan, Claudio Cassinelli, Anthony Corlan Higgins, Maria Casares.
Fotografia: Alfio Contini
Scenografia e costumi:: Guido Josia
Musiche: Nicola Piovani
Produzione: P.A.C.
Colore: 35 mm
Durata: 107’
Anno: 1974


















