Requiem per la coscienza di classe nella moderna società liquida. L’intellettuale organico non abita più qui

Nella sociologia e nella filosofia politica il concetto di coscienza di classe rappresenta uno dei punti cruciali delle teorie socioeconomiche di molti pensatori.

Possiamo ancora oggi considerare attuale la coscienza di classe intesa come la consapevolezza che un numero ragguardevole di individui elabora rispetto alla propria condizione sociale, ai propri interessi e ai rapporti di potere che ne conseguono?

Questo termine nasce subito dopo la rivoluzione industriale che determinò l’affermazione del capitalismo e fu coniato da Karl Marx nell’ opera “Miseria della filosofia” del 1847 nella quale teorizza la concezione materialistica della storia e spiega il nuovo sistema economico come una società fondata sui rapporti di produzione e sulle relazioni sociali mediante le quali gli individui producono e distribuiscono ricchezza. Nel capitalism0 il rapporto fondamentale si instaura tra i proprietari di mezzi di produzione, i borghesi e coloro che non possiedono nulla, i proletari che sono costretti a cedere la propria forza lavoro in cambio del salario. Va da sé che per appartenere a una classe sociale occorre che un gruppo di individui abbia la consapevolezza di condividere gli stessi interessi e gli stessi obiettivi. La coscienza di appartenenza viene chiamata da Marx classe in sé ed è il presupposto della classe pe sé che determina la capacità di organizzarsi politicamente e di raggiungere obiettivi comuni per il miglioramento delle propria condizioni.

La coscienza di classe nasce dal rapporto conflittuale fra classi dialetticamente contrapposte ma non é tale se non si estende a un gruppo numeroso di individui che condividono istanze collettive. Non basta che un singolo individuo viva uno stato di alienazione, la coscienza di classe si origina solo quando lo stato di disagio sociale é comunemente condiviso. Durante la rivoluzione industriale gli operai inizialmente sfogarono la loro frustrazione con proteste ingenue quali il luddismo e il cartismo, poi organizzarono le “trade unions”, una forma di associazione sindacale consapevole ed istituzionalizzata. Le prime organizzazioni sindacali testimoniarono il passaggio da movimenti frammentari e inefficaci a una mentalità politica collettiva che sfocia nelle lotte per diminuire l’orario disumano delle giornata lavorativa, per l’aumento dei salari, per istituire tutele sociali, per migliorare gli ambienti di lavoro malsani. Tutto ciò non riguarda un solo individuo ma un gruppo strutturato e consapevole che ha acquisito una coscienza di classe. Nel “Manifesto della classe operaia” Marx esalta l’esperienza della Comune parigina che se pur di breve durata fu il primo esempio in cui i lavoratori dimostrarono di aver acquisito la consapevolezza dei propri diritti.

Questo concetto fu completato e perfezionato da Antonio Gramsci nei “Quaderni dal carcere” dove leggiamo che all’interno della dialettica fra le classi sociali la classe dominante non deve solo possedere il controllo dei mezzi di produzione ma deve anche esercitare un’egemonia politica e culturale che le consente di ottenere quel consenso mediante il quale i propri interessi particolari coincidono con gli interessi di tutti. Quindi nella struttura economica si delinea una condizione oggettiva e una soggettiva e politica riguardo la categoria della coscienza di classe che deve ritenersi tale solo quando elabora una visione identitaria culturale complessiva della realtà. Nel diciannovesimo e nel ventesimo secolo furono le associazioni sindacali e i partiti operai a condizionare le lotte sociali per il miglioramento delle condizioni lavorative. Avvenne così il passaggio da soggetti corporativi a soggetti politici. L’egemonia diventa un modo per esercitare l’influenza tramite il consenso e la coercizione elaborando un sistema di valori, di visioni e di idee condivise. L’ ordine esistente appare naturale, necessario, utile, imprescindibile e asservito all’egemonia. L’istruzione, la stampa, i mezzi di informazione in generale l’arte in ogni suo aspetto, tutto deve generare consenso e approvazione. Per ottenere il potere una classe politica non si deve limitare a possedere i mezzi di produzione ma deve operare una rivoluzione culturale a tutto campo che Gramsci chiama appunto egemonia. A questo punto entra in gioco il ruolo dell’intellettuale organico che non ha il solo compito di comprendere e interpretare la società ma deve elaborare gli strumenti idonei per cambiarla. L’intellettuale organico è colui che convoglia gli interessi dei singoli verso quelli collettivi. La costruzione sistematica dell’egemonia opera il cambiamento radicale della società a livello politico, rivoluziona il sistema delle alleanze sociali, delle categorie culturali e dell’interpretazione della realtà. Un’ ulteriore prospettiva riguardo la coscienza di classe la fornisce Georgy Lukacs nell’opera “Storia e coscienza di classe” del 1923. Egli confuta la tesi che la coscienza di classe possa essere intesa esclusivamente come la consapevolezza psicologica rispetto ai propri rapporti sociali. Un lavoratore può avere coscienza empirica del proprio disagio nel momento in cui sperimenta nel suo lavoro sfruttamento ed alienazione ma la vera coscienza di classe nasce soltanto riesce a collocare la sua condizione singola nei complessi sistemi di produzione capitalista. Analizzando il pensiero di Marx egli afferma che nel sistema capitalistico il lavoratore tende a valutare i complessi sistemi produttivi come rapporti tra cose, la cosiddetta reificazione, non comprende la struttura nel suo insieme e vede la cessione della sua forza lavoro a chi possiede i mezzi di produzione come uno scambio tra cose.

Ciò generà una coscienza frammentata dove salario, giornata lavorativa e mezzi di produzione appaiono come elementi spaiati. La coscienza sociale insorge solo quando si supera questa frammentarietà e si concepisce la totalità nell’insieme strutturato di un complesso fenomeno sociale. Nessun cambiamento radicale può esserci se non si passa da una posizione obiettiva di classe ad un azione storica consapevole. I moti rivoluzionari del 1848 fallirono in quanto coacervo di istanze costituzionaliste, economiche e indipendentistiche mentre la Comune parigina del 1871 ebbe successo perché il proletariato si percepiva come un soggetto collettavo capace di intervenire per cambiare la storia. Anche nei soviet che vennero organizzati come preludio alla rivoluzione del 1917 i lavoratori organizzati in organi collettivi di rappresentanza superarono il loro individualismo per approdare a una coscienza identitaria comune che convogliava le loro istanze in un programma unico. In poche parole il proletariato si trasformava da oggetto della storia in soggetto politico. Egli parla anche di coscienza attribuita che rappresenta ciò che potenzialmente una classe sociale può ottenere quando comprende i propri interessi storici. Inoltre Lukacs introduce la distinzione tra coscienza empiricamente osservabile e coscienza attribuita ad una classe in rapporto alla sua posizione nella totalità della società. Le strutture del capitalismo non solo vanno comprese teoricamente ma occorre trovare gli strumenti idonei per trasformarle. Teoria e prassi sono interdipendenti in quanto una classe diventa soggetto storico quando riesce a trasformare la conoscenza delle proprie condizioni in un’ azione collettiva consapevole e autocosciente della propria funzione storica. La reificazione é una percezione frammentaria della propria realtà sociale mentre la coscienza di classe indica la capacità di comprendere fenomeni particolari nell’insieme dei rapporti capitalistici.

Naturalmente le teorie esaminate finora sono riferibili alla società dell’ottocento e del novecento che é rimasta pressoché uguale nelle sue strutture socioeconomiche ma é d’obbligo domandarsi se esse siano ancora valide nella società moderna così complessa. Non possiamo quindi non fare riferimento all’opera “Modernità liquida” del 2000 di Zygmunt Bauman che appare il più lucido e profondo interprete della sociologia attuale. Egli afferma che il concetto di classe va analizzato alla luce del passaggio dalla modernità solida alla modernità liquida. Nelle precedenti teorie la classe possedeva un ruolo relativamente stabile all’interno dei rapporti sociali e delle gerarchie economiche. Nella società moderna Bauman vede una progressiva fluidificazione delle appartenenze sociali perché si sono indeboliti i vincoli collettivi e l’identità che costituiva la tradizionale classe sociale. Nella prima società industrializzata la classe sociale era un’importante principio di organizzazione della società perché era fortemente radicata nel sistema produttivo. L’appartenenza ad una classe generava senso di appartenenza, forme di solidarietà, identità collettiva e mobilitazione sociale. Queste dinamiche non sono Piu attuabili nel moderno sistema di globalizzazione. Bauman ravvisa un progressivo processo di individualizzazione che fa percepire le condizioni economiche come responsabilità individuali avulse dalle dinamiche strutturali nel loro insieme. Nella società liquida quindi le disuguaglianze restano ma prendono forme instabili, dinamiche frammentarie. Il lavorio precario, la continua mobilita dei capitali, la produzione svincolata dai territori nazionali hanno creato una crisi identitaria irreversibile rispetto al concetto tradizionale della coscienza di classe. Assistiamo a una forma di mobilità del potere che genera la divisione tra soggetti immobilizzati legati alla fissità di un territori costretti a subire le trasformazioni sociali e soggetti mobili che svincolati dal proprio territorio hanno possibilità maggiori di scelta e di integrazione.

Inoltre nella moderna società liquida é il consumo che indica l’identità e la differenza sociale. L’accesso ai consumi regola la costruzione di un identità riconosciuta socialmente. In questo senso egli parla di “underclass” cioè di quell’insieme di soggetti che sono fuori dal circuito dei consumi. E’ sempre il consumo che definisce l’identità sociale perché la fruizione dei beni rappresenta un indicatore di inclusione o esclusione. Per la propria posizione di svantaggio tali individui non hanno alcun riconoscimento sociale in quanto esclusi dai meccanismi di produzione che li ritengono superflui. Esistono quindi diseguaglianze nella moderna società liquida ma non sono riconducibili a identità collettive stabili in quanto vengono sempre più riferite a esperienze individuali scaturite dal processo di globalizzazione e deregolamentazione. Le categorie attraverso le quali definiamo una classe sociale non sono Piu quelle della tradizionale società industrializzata ma passano attraverso il concetto della mobilità globale, della precarietà, del consumo e dell’ esclusione, tutte condizioni peculiari della moderna società liquida. Il lavoratore sperimenta solitudine, insicurezza, isolamento, responsabilità individuale eccessiva-

Non solo quindi la coscienza di classe é morta ma l’intellettuale “organico” non può assolutamente resuscitarla perché oggi non siamo di fronte ad una società facile da comprendere, semplificare, destrutturare e quindi trasformare. Come i liquidi cambiamo continuamente forma, sfuggiamo ad ogni sistema organico e siamo dominati dal caos che i pensatori fra ottocento e novecento hanno tentato invano di arginare pur nei limiti delle loro personali visioni socioeconomiche.

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