Essere (e) non essere… (forse) questo è il (vero) problema

Articolo di Marco Regi in collaborazione con Marco Antonucci

Cartesio afferma ”cogito ergo sum” e allora io mi domando:

Ma io in realtà cosa sono????

Esisto nel mondo materiale, ma forse sono anche Spirito, oltre la dimensione puramente fisica.

Noi diamo tanta importanza al cervello. Alcuni lo definiscono solo il ”mezzo” con cui noi esseri umani ci mostriamo nella dimensione materiale. Infatti, gli egizi lo estraevano dai cadaveri e lo gettavano e nei vasi canopi mettevano gli altri organi. Forse intuivano che ciò che siamo non è solo ciò che pensiamo, ma anche ciò che custodiamo.

E poi mi domando ma cos’è la realtà fisica? Esiste in Fisica il concetto del Continuo, ovvero quella dimensione fisica minima al di sopra della quale perdiamo la discriminante molecolare e ancor più quella atomica fatta… reggetevi forte… sostanzialmente di vuoto.

La teoria delle stringhe dice che siamo fatti (la dico facile) da piccole striscette infinitesime che vibrando a frequenze diverse creano il nostro universo macroscopico.

Se è così, allora anche noi siamo musica. Non solo materia che vibra, ma vibrazione che può accordarsi.

Il mondo reale è solo quello che noi ricostruiamo secondo i limiti fisiologici dei nostri sensi e che il cervello elabora secondo la sua struttura.

Il cielo che colore ha realmente? Celeste? Ma forse anche no… celeste è ciò che vediamo secondo la morfologia del nostro occhio. Quanti infiniti altri colori possono esistere ed esistono e noi non li vedremo mai… perché noi vediamo solo quello che è nello ”spettro del visibile”, secondo la nostra fisiologia anatomica.

I suoni? Idem a quanto sopra… basta vedere la differenza con i cani che percepiscono suoni a noi ”non concessi”… allora chissà quante infinite Sinfonie musicali esistono nell’Universo… e noi mai le ascolteremo… almeno in questa vita.

Ricordate la musica delle sfere? Ovvero quella musica cosmologica secondo un modello matematico perfetto che, secondo Wagner, l’uomo non può più ascoltare a causa delle sue colpe?

Forse però, proprio riconoscendo i nostri limiti, possiamo tornare ad ascoltarne almeno un frammento.

Basta quanto sopra per sconvolgere noi stessi e quel poco di stabilità psicologica che ognuno di noi ha?

Ma io voglio continuare, non per essere sadico, ma per cercare una via.

Io sono i miei ricordi. 

Il passato è solo un ricordo,

il presente è già passato 

e io vivo in attesa del futuro a me mai svelato.

(Marco Regi)

Immaginate di esistere in ogni istante senza avere il ricordo del vostro passato… sareste il nulla cosmico in un infinitesimo temporale collocato in uno spazio geometrico euclideo tridimensionale e senza confini.

Noi siamo quindi il nostro passato… e proprio per questo abbiamo una responsabilità e un dono.

Ed è qui che mi soffermo sulla frase tipica ”imparare la storia per non ripetere gli errori del passato”.

Spesso pensiamo che sia la nostra condanna, perché la storia ci mostra tutti gli orrori che l’uomo ha commesso.

Ma è anche il contrario: la storia non è solo l’archivio degli orrori, è la prova che abbiamo imparato a nominarli. Conoscerla non ci condanna a ripeterla, ci dà gli strumenti per riconoscerla quando torna sotto altre forme.

Un bambino è l’essere più puro che esiste… è perché? Perché non conosce la storia e la sua mente è libera dalla conoscenza di ogni orrore e bruttura di millenni di misfatti umani…

È vero. Ma la purezza del bambino diventa saggezza dell’adulto proprio quando quella libertà incontra la consapevolezza. Non per appesantirsi, ma per scegliere. Sapere cosa è stato il male ci permette di scegliere deliberatamente il bene. La conoscenza della storia non ci sporca: ci rende liberi di non essere ingenui.

Cartesio

Se vogliamo aspirare ad un “dopo” vissuto in un mondo spirituale perfetto (banalizziamo e chiamiamolo Paradiso) allora potremo accedervi solo se saremo ripuliti.

Ma ripuliti non vuol dire cancellati. Forse vuol dire trasfigurati ma in possesso della nostra memoria.

Se così non fosse, se non ricordassi, io sarei il nulla?

Io credo di no. Forse la memoria che conta non è quella che archivia tutto, ma quella che distilla l’essenziale: non dimenticherò i miei cari, le mie passioni, le mie gioie… porterò con me il loro significato, non il loro peso. Non sarò privato di ciò che mi caratterizza, ne sarò l’essenza più luminosa.

Ma se non credo nel dopo? Bella fregatura… quando muoio finisce lì. Se ci credo mi scorderò tutto e quindi sarò come morto perché privo della cosa che mi caratterizza… ovvero la mia storia personale e unica?

E se invece fosse l’opposto? Se il “dopo” fosse il luogo dove finalmente la nostra storia personale e unica trova il suo compimento? Dove ogni ricordo d’amore che abbiamo dato e ricevuto smette di far male e inizia a dare luce?

Allora questo mi porta a dire che voglio credere che chi ho amato e non c’è più, se è in una dimensione di pace, non mi abbia dimenticato, ma mi ricordi nella forma più pura: come amore, non come sofferenza.

In questo modo non mi resterebbe solo una tomba dove poter ricordare… mi resterebbe una storia viva da continuare… magari con loro…

C’è chi dice che noi rinasciamo infinite volte in un percorso verso la perfezione.

Ma se ogni rinascita portasse con sé, anche senza ricordarlo, un frammento di ciò che abbiamo imparato? Allora non sarebbe oblio, sarebbe evoluzione.

Dorian Gray cercava di sfuggire a tutto questo con un quadro… ma anche a lui in un istante tutto è crollato. Perché non si può delegare ad altro la propria ombra.

Eppure se guardo l’Universo (andatevi a rileggere i paradossi di Zenone) infinitamente grande… da ingegnere posso comprendere il vuoto ma non capisco la non esistenza di uno spazio geometrico (pre Big Bang) e quindi anche di ciò che c’è dopo la linea dell’infinito…

e ancora… se penso che tra due numeri infinitamente vicini tra loro, posso ancora inserire infiniti numeri compresi tra di essi… ne rimango sconvolto.

L’infinito nell’infinitesimo e l’infinitesimo nell’infinito geometrico, temporale, dimensionale.

Ma allora ”essere”… in realtà è veramente un ”non essere”? È forse questo il vero problema?

O forse la soluzione è proprio questa: se l’essere contiene in sé l’infinito, allora non siamo mai un nulla cosmico. Siamo un punto preciso, irripetibile, in cui l’infinito ha scelto di dimorare. E questo, forse, è già abbastanza per ricominciare… a sperare…

 

Condividici:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *