Tour dei Monti Lepini

Un giro entusiasmante tra monti ricchi di cultura millenaria e testimonianze storico artistiche non sempre conosciute. Un viaggio inaspettato e unico nel suo genere.
SEGNI
I primi insediamenti nel territorio di Segni risalgono all’età del bronzo, ma l’abitato si sviluppò solo in epoca romana, tempo in cui Segni rivestì una posizione strategica sulla valle del fiume Sacco. Nel VI secolo a.C. Tarquinio il Superbo re di Roma, inviò a Signia, nome latino della ciità, dei coloni e una guarnigione armata per proteggere le vie di accesso alla città di Roma; ciò è dimostrato anche da numerosi resti archeologici rinvenuti sul territorio. I Romani la elevarono a municipio nell’89 a.C. e la fregiarono della sigla SPQS (Senatus Populusque Signinus) godendo così di relativa indipendenza ma con obblighi di alleanza con la stessa Roma.

CATTEDRALE DI SANTA MARIA  ASSUNTA
La chiesa fu costruita nella prima metà del XVII secolo, sulle rovine della precedente che risaliva al 900, al tempo di San Bruno. Ha facciata neoclassica e poggia su un’ampia gradinata. Il campanile, a lato della chiesa, risale all’XI secolo. L’interno, a croce greca, è impreziosito da opere pittoriche. Notevoli infatti i dipinti di Francesco Cozza e la pala dell’altare maggiore, che riproduce la Vergine Assunta sorretta dagli Angeli con in basso gli Apostoli. Un affresco nella cappella di S.Francesco, come riferisce il libro di Bruno Navarra, è attribuito al Baciccio (Giovan Battista Gaulli).

L’ACROPOLI
Nella parte alta della cittadina è ubicato il vasto complesso architettonico dell’Acropoli, senza dubbio tra le più belle aree archeologiche della città antica. Per la loro maestosità spiccano le strutture del tempio dedicato alla dea Giunone Moneta (II sec. a.C.), oggi inglobate nella chiesa di San Pietro, uno dei gioielli dell’architettura sacra di Segni. Realizzata insieme al tempio, con la tecnica del famoso opus signinum, è la vicina grande vasca circolare, la Cisterna Romana, destinata all’epoca all’approvviggionamento idrico della città.

LE MURA POLIGONALI E LA PORTA SARACENA
Ancora intatto e percorribile, grazie ad uno stradello pedonale che lo affianca, è il circuito delle mura in opera poligonale a grandi blocchi di calcare perfettamente congiunti. Lungo tutto il tratto delle mura si aprono numerose porte, tra queste quella più famosa e simbolo della città: la porta Saracena, che presenta un monolite di copertura lungo oltre tre metri, e che viene spesso paragonata alla Porta dei Leoni di Micene. Essa risulta l’esemplare più ben conservato e più interessante di tutte le altre opere similari, ed è perciò citata nel mondo intero in tutti i trattati di archeologia.

ROCCA MASSIMA  
Rocca Massima è posizionata sull’altura del Monte Massimo, appartenente alla catena dei Monti Lepini. I resti di antiche mura in opera poligonale e di altro materiale visibili sul territorio, in particolare nelle località chiamate “Lubro”, “Monte S. Angelo’ e “La Selva”, inducono a pensare che il Monte Massimo, per la sua posizione elevata che permetteva il controllo della Piana Pontina, dei Colli Albani, della Valle del Sacco e di tutto il sistema viario che collegava questi territori, sia stato sede di insediamento romano.

CORI 
Cori è posizionata su una collina. Alle sue spalle ha i Monti Lepini e di lato i Colli Albani, davanti ha la Pianura Pontina, che è possibile ammirare per intero sino al Mar Tirreno: nei giorni limpidi si possono vedere il Promontorio del Circeo e perfino le Isole Ponziane. Cori storicamente è sempre stata divisa in due, anche dopo la nascita dei nuovi quartieri al di fuori del centro storico: la parte del paese posta alla somma del colle è chiamata Cori Monte (o Cori Alto), mentre la parte che è situata alla fine della collina è chiamata Cori Valle (o Cori Basso).

IL TEMPIO D’ERCOLE
Monumento nazionale dal 1898, oggi se ne conservano soltanto il pronao e la parete d’ingresso della cella, che in origine doveva avere quattro lati chiusi. Per la pianta, le caratteristiche delle colonne, dei capitelli e dell’architrave, il tempio d’Ercole è un perfetto esempio di uno stile dorico reinterpretato in chiave italica. Tra il 100 e l’80 a.C., infatti, si diffuse in Italia la pratica di ispirarsi ai modelli architettonici greci, rivedendoli secondo il gusto locale. Gian Battista Piranesi gli ha dedicato una serie di incisioni, che si sono rivelate importanti anche per ricostruire l’antica forma dell’edificio. Pare che perfino Raffaello sia venuto a misurarlo e immortalarlo in alcuni schizzi, quando fu nominato architetto della fabbrica di S. Pietro al posto di Bramante.

ORATORIO DELLA SS. ANNUNZIATA
L’oratorio della SS. Annunziata (Cori), noto anche come cappella della SS. Annunziata. Erroneamente definito come “chiesa”, in realtà era un locale annesso alla chiesa vera e propria, S. Silvestro, dal Seicento dedicata al S. Crocifisso.
Il complesso ora è circondato da abitazioni, ma fino agli anni Cinquanta era in aperta campagna, sulla principale via di accesso a Cori, che collegava la città alla via Appia e a Roma. Il committente fu il cardinale Pedro Fernández de Frías, vicario pontificio e rettore per la Sabina e la provincia di Campagna e Marittina, di cui Cori faceva parte.

IL TEMPIO DEI DIOSCURI
Il tempio dei Dioscuri, o tempio di Castore e Polluce, sorge nel cuore dell’antico foro. I resti della facciata risalgono agli inizi del I sec a.C.: due delle sei colonne originarie in stile corinzio, dove si vedono ancora tracce dello stucco che le rivestiva, poggiate su quel che rimane del podio. Parti di una terza colonna, appartenente al lato destro, sono inserite nel muro di una casa privata. Sull’architrave, un’iscrizione dedica il tempio a Castore e Polluce e nomina i committenti.

LA CHIESA DI SANT’OLIVA
Nel XII secolo un altro tempio fu inglobato da una chiesa con campanile dedicata a S. Oliva di Anagni, patrona di Cori. La chiesa aveva un singolare ingresso a doppio fornice, chiuso e sostituito con un portale alla fine del Quattrocento. Il campanile, che alterna strati di calcare e tufo, è decorato, in alto, con tre ciotole policrome. La parte terminale della struttura risale al XVII secolo. L’interno fu diviso in tre navate nel XIII sec., e alla fine del XV furono aggiunte le due file di colonne centrali. Le pitture, di epoche diverse, raffigurano sulla volta il Cristo Pantocrator circondato dagli Evangelisti  e, sulla parete, S. Cristoforo che attraversa il fiume con Gesù bambino sulle spalle (inizio XIV sec.); sull’altare della parete di fondo, S. Oliva tra S. Monica e S. Agostino (ultimo ventennio del XV sec.); ai lati, S. Vito e la Madonna (XVII secolo).

NORMA
Sorge sopra una parete rocciosa scoscesa da cui è possibile ammirare l’Agro pontino e soprattutto l’Oasi di Ninfa. La città fu abitata sin dal periodo romano. Nel Medioevo fu verosimilmente dipendenza della vicina Abbazia di Valvisciolo o del Castello Caetani di Sermoneta divenendo marchesato sotto i Borghese.

IL MONASTERO DI SANTA MARIA  DI MONTE MIRTETO
Il complesso monastico doveva essere piuttosto grande, comprendente un’ampia piazza esterna, un grande piazzale interno, locali di ospedale e foresteria. L’edificazione del monastero fu resa necessaria quando la piccola chiesa rupestre, ricavata in una grotta nelle vicinanze del complesso monacale, non riusciva a contenere tutti i pellegrini che si recavano presso la grotta per venerare san Michele Arcangelo. La chiesa rupestre di San Michele Arcangelo è una grotta naturale di grandi dimensioni che venne adattata, attraverso alcuni scavi, a canoni più consoni di luogo di culto. Nella grotta furono realizzati: un presbiterio raggiungibile grazie ad una piccola scalinata, un’abside posto al centro della grotta, mentre sul fondo dell’abside su una parete rocciosa appositamente modellata, furono realizzati degli intonaci e degli affreschi cui parzialmente alcuni frammenti persistono ancora oggi.

NORBA LATINA
L’area archeologica conserva notevoli resti della cinta muraria in opera poligonale, con tre porte risalenti al IV secolo a.C. La città costituisce uno degli esempi meglio conservati in Italia di urbanistica a pianta regolare risalente a un’epoca piuttosto antica. Il terreno accidentato ha portato alla creazione di terrazzamenti digradanti che conferiscono alla città un aspetto scenografico. Recenti scavi hanno messo in luce significativi resti di vari edifici, suddivisi in isolati irregolari da strade parallele e ortogonali, tra cui spiccano due acropoli con diversi templi. L’acropoli maggiore conteneva il tempio di Diana, di cui permane un basamento e la cui attribuzione alla Dea ci è fornita da alcune reperti recanti una dedica. La struttura templare era divisa in pronao e cella e contornata su tre lati da un porticato a pilastri. L’acropoli maggiore conteneva anche gli uffici governativi e di rappresentanza come il Senato e la guarnigione militare.

IL GIARDINO DI NINFA
( Cisterna Latina) 
Si tratta di un tipico giardino all’inglese, iniziato da Gelasio Caetani nel 1921, nell’area della scomparsa cittadina medioevale di Ninfa, di cui oggi rimangono soltanto diversi ruderi, alcuni dei quali restaurati durante la creazione del giardino. Il nome Ninfa deriva da un tempietto di epoca romana, dedicato alle Ninfe Naiadi, divinità delle acque sorgive, costruito nei pressi dell’attuale giardino.
A partire dal VIII l’Imperatore Costantino V Copronimo concesse a Papa Zaccaria questo fertile luogo, facente parte di un più vasto territorio chiamato Campagna e Marittima, entrò a far parte dell’amministrazione  pontificia. Al tempo contava solo pochi abitanti, ma aveva assunto un ruolo strategico per la presenza della Via Pedemontana: trovandosi ai piedi dei Monti Lepini, era l’unico collegamento alle porte di Roma che conduceva al sud quando la Via Appia era ricoperta dalle paludi. Dopo l’XI secolo Ninfa assunse il ruolo di città e fra le varie famiglie che la governarono ricordiamo i Conti Tuscolo, legati alla Roma pontificia, e i Frangipani, sotto i quali fiorì l’architettura cittadina e crebbe la considerazione economica e politica di Ninfa, ricordiamo infatti che nel 1159 il cardinale Rolando Bandinelli fu incoronato pontefice Alessandro III nella Chiesa di Santa Maria Maggiore.

L’ABBAZIA DI VALVISCIOLO 
La tradizione vuole che questa abbazia sia stata fondata nel XII secolo da monaci greci e sia stata occupata e restaurata dai Templari nel XIII sec. Quando nel XIV secolo questo ordine venne disciolto subentrarono i Cistercensi. L’interno della chiesa, a tre navate suddivise da pilastri e colonne, presenta pareti spoglie di affreschi secondo i canoni del “memento mori” dei cistercensi che evitavano gli sfarzi architettonici perché non contava per loro la materialità ma, invece, la spiritualità. A destra della Chiesa si trova un bel Chiostro poggiante su colonnine appaiate munite di capitelli, restaurato in tempi non lontani; da esso si accede alla bella Sala Capitolare ed al Refettorio. Lo stile di questo complesso ha dato luogo a varie discussioni: alcuni sostengono essere stato costruito direttamente dai templari secondo loro canoni, altri lo ritengono realizzato man mano su committenze di origine diversa, anche se – almeno nella pianta esso ricalca abbastanza fedelmente i canoni bernardini. In realtà, l’intero complesso può in concreto definirsi di uno stile cistercense semplificato, al punto da costituire riferimento architettonico per molti edifici sacri medioevali della vicina Ciociaria.

SERMONETA 
Il territorio di Sermoneta fu popolato già in epoca arcaica. Nel suo territorio, nei pressi dell’attuale Abbazia di Valvisciolo sorgeva l’antica città volsca di Sulmo, citata da Virgilio nell’Eneide. Libero Comune, si sottomise ben presto alla famiglia Caetani (1297) che ne fecero il centro dei loro domini sull’intero Lazio meridionale, per via della fortunata posizione sulla via Pedemontana, arteria che aveva sostituito l’Appia nei collegamenti fra il Nord e il Sud dell’Italia. A partire dal XVI secolo, con le prime opere di bonifica dell’Agro pontino e la riapertura dell’Appia, la città iniziò un lento declino. Nel 1567 perse il titolo di capitale del Ducato dei Caetani che posero la loro sede centrale a Cisterna. Ospitò Leonardo da Vinci.

IL CASTELLO CAETANI
Il castello venne costruito per volere della famiglia degli Annibaldi, agli inizi del Duecento, il maniero nacque più come fortezza militare, in un punto strategico del territorio tra Roma e Napoli, che come residenza nobiliare: le pareti esterne sono spesse oltre tre metri e tutta la struttura è protetta da una cinta muraria che poggia sulla roccia viva. Di questa prima costruzione restano solo il maschio e una controtorre della “maschietto”. La famiglia Annibaldi cedette nel 1297 i territori di Sermoneta,  Bassiano e San Donato al nipote di papa Bonifacio VIII, Pietro Caetani, per la somma di 140 mila fiorini d’oro. I Caetani non risparmiarono nulla per rendere la Rocca degli Annibaldi una vera e propria fortezza militare, con nuovi edifici e ben cinque cerchie di mura, che, grazie a un sistema di ponti levatoi, garantivano la possibilità di isolare la torre in caso di attacco. Sotto Onorato III Caetani, alla metà del XVI secolo, Sermoneta conobbe il momento di maggior splendore: Onorato era un uomo attivo, energico, un vero e proprio comandante nato, come dimostrò partecipando alla battaglia di Lepanto. Il castello, che ospitò fra gli altri Federico II e nel 1536 Carlo V, ospitò a lungo Lucrezia Borgia che dimorò a Sermoneta per alcuni periodi sotto il pontificato di papa Alessandro VI Borgia. Altri ospiti dimorarono nel castello Caetani, come i papi Gregorio XIII (1576) e Sisto V, e di altre illustri personalità: di loro ci sono tracce in una stanza del complesso che ospitava le iscrizioni (ancora oggi conservate su un muro) di tutti i visitatori di un certo livello.

BASSIANO
Bassiano è il comune più alto della provincia di Latina nel Lazio dopo Rocca Massima e Campodimele. La storia di Bassiano ha inizio certamente intorno al X secolo e parte da un piccolo gruppo di pastori e contadini costretto a rifugiarsi, in questo luogo completamente coperto alla vista della pianura, a causa delle continue scorrerie barbariche. La storia di Bassiano è segnata profondamente dall’azione dei movimenti spirituali del XIII e XIV secolo, che furono i promotori di un rinnovamento sociale. Bonifacio Caetani che nel 1554 fece costruire un importante palazzo, quale rifugio delle insidie della palude e luogo di cura per la sua salute malferma. Il palazzo ingloba nel suo interno case e botteghe medievali che i Caetani nel corso del XV secolo avevano acquistato in località “Porta salamandra” che era la principale via di accesso al Castrum.

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