La mia Cambogia

RACCONTI DI VIAGGIO

di Pietro Palopoli

21/2 Partiamo preoccupati, ma convinti, infine. Il malore di Benni domenica aveva fatto temere che saltasse tutto. Non tutto il male vien per nuocere.
Il viaggio è lungo, troppo lungo. Dopo 12 ore sbarcheremo a Canton, 7 fusi di anticipo, e Benni reggerà?
Poi 6 ore a far niente in aeroporto. E infine via verso Phnom Penh, altre 3 ore e ci siamo.

22/2 prima impressione, pare Centocelle, più grande, più caotica, più affollata. Un po’ di riposo, usciamo a cena. La guida è brava, non banale, in breve spiega schietto quel che dobbiamo sapere del paese bello ma sgangherato. Cena sul Mekong.

23/2 Phnom Penh. In pullman giriamo per le budella formicolose del centro. Casa reale poi museo nazionale e pagoda reale. Buddha ovunque da 6000 anni rappresentano le stesse cose. Poi pagoda della collina con divinità fluide.
Mezzogiorno al mercatino.
Pomeriggio al campo S21 dove POL Pot deteneva, torturava e uccideva gli oppositori, perlopiu funzionari , impiegati del governo Lon Nol.
Poi ai 4 fiumi, al Mekong, gita in battello, tramonto sull’immenso fiume.

24/2 si parte verso nord. Dara la guida mezzo khmer mezzo viet mezzo cinese ci fa lezioni di storia. I viet si stanno mangiando il paese.
Sosta alla fine della nuova strada buona: tarantole con chele mozzate addosso a bimbi questuanti. Il mondo diverso della Cambogia cittadina, frutti sconosciuti, piccoli commerci dappertutto. Occhio.
Phnom Pro, collina degli uomini con scimmie e stupe di cemento.
Vat no ko e (Nokorbachey) lungo la strada. Pagoda 12esimo secolo. Più ci si addentra peggiori strade, palafitte, arretratezza. Nozze in pagoda. Giovani mandati dalle famiglie a fare i monaci. Studieranno sanscrito sui sacri testi indù, comuni anche ai buddisti, poi se vorranno resteranno per la vita, oppure no. Buddismo di villaggio, ortodossia legata ai testi, e ai maestri, senza una autorità. Diverso da buddismo tibetano, dice Dara che è meno precettoso.
Il gruppo si divide a pranzo. Troppo scaciato il risto proposto da Dara la guida. Cosa ci aspetta nei prossimi 10 giorni?
Un giovane monaco mi chiede quanti
Anni ho e si meraviglia che non sono morto e cammino ancora: gli dico che sono vivo perché cammino molto. Allibisce.
Sera a Kratie sul Mekong, fa caldo, albergo pretenzioso ma senza manutenzione da anni. Mekong enorme proprio sotto di noi, ci sono coccodrilli, pare, non manca niente.

25/2. Verso nord, lungo il Mekong. Strade bianche (meglio, rosse) palafitte, razze diverse. Ci fermiamo e andiamo in barche sul fiume a vedere i delfini. Ci sono, un po’ timidi, ma li vediamo.
Torniamo indietro a Kratie dove pranziamo. Poi lentamente andiamo verso Mondul Khiri.
Luoghi tratti in fila indiana su terra rossa, teoria infinita di vecchie misere palafitte dove vivono di poco pescatori e contadini con nidiate di bambini, mucche anoressiche, polli e qualche cane.
Popolo dei villaggi vs abitanti delle città.
Coltivazioni di caucciù, anacardi, caffè, pepe, sembra zona più ricca.
Costeggiamo frontiera Viet per chilometri , in
Montagna, nella jungla , villaggi Cham (islamici), cinesi.
Arriviamo a magnifico resort, montagna, nuovo, legno tek ovunque, ottima cena, concertino con Philippe. Ho perso rasoio e spazzolino elettrico.

26/2 Mondulkiri. Risaliamo il sentiero di Ho Chi Min bonificato dalle bombe americane, da australiani che in cambio hanno preso concessioni di miniere d’oro.
La scolaresca lungo la strada aspetta i nostri doni: penne, colori, quaderni per tutti.
Andiamo a piedi, scendiamo nella jungla per quasi 1ora, forse è ìl sentiero di Ho. Poi. Incontriamo il primo elefante, mangia banane, diventiamo amici. Andiamo ancora fino alle cascatelle, con altri elefanti; pranzo al villaggio di palafitte in riva all’acqua.
Risalita faticosa nella jungla, Elisabetta collassa. Ale si sente male. ???
Breve visita a villaggio tradizionale, capanne, bufali, maiali, bambini.
Squisita cena e poi discoteca arrangiata in sala pranzo.

27/2. Piantagione di caffè (caro!) con papaia, e altro. Nuova, fatto da cinesi? proprietà di qualche ministro, che in cambio avrà mollato qualche concessione. Lo sviluppo qui è così, cinesi costruiscono e finanziano, zona bella, sollevata, ora in via di urbanizzazione. Faranno anche ferrovia veloce Laos-Thailandia-Cina Cambogia.
Cascata di Bousra. Frutto passione e banane scure locali.
Prime bizze serie quanto impossibili di Benni.
Mercato caotico e inquietante, il mondo è questo.
Lungo viaggio verso Khet, zona confine anche con Laos, un taxi mi porterà rasoio e spazzolino lasciati a Kratie.
Arriviamo a Banlung, sembra questo il nome di un paesone che pare meno caotico dell’altro che gli sta attaccato, di cui abbiamo assaggiato il mercato grande quanto caotico.
Banlung invece pare carino, su uno stagno d’acqua. Gente diversa.

28/2. Corsa quasi un’ora lungo fiume. Aurora cade all’approdo. Poi nella jungla a vedere tribù. Tombe animiste. Ammazzano un bufalo rituale. Molti si scandalizzano, io ricordo i polli che ammazzava mia zia.
Lago Boing Yeak Laok, vulcanico nel pomeriggio.

29/2 Ritorno mattutino (6:30) al mercato di Banlung mentre apre. È tutta un’altra cosa. Le tribù delle jungla vicine convergono qui e apparecchiano per la giornata. Addio a Rattanakiri, monte (miri) dei rubini. Poi partiamo davvero, ma presto ci fermiamo per rendere omaggio al Budda di cemento gigantesco, come il Corcovado domina la piana della Ratanakiri, nell’immensa pagoda, tra stupe, stupette e persino un forno crematorio.
Lungo viaggio verso ovest, dal Rattanakiri verso lo Strum Drang, con l’omonima capitale. Ma prima pranziamo su una chiatta del solito immenso affluente del Mekong.
Arriviamo alla meta prima delle 3. Il resort è bello, tutti bungalow di legno con pretesa ficaggine. La stanza ha un enorme finestrone che da sul fiume. Peccato che si muoia di caldo, nonostante l’aria condizionata.
Arriva puntuale il pacco con rasoio ecc perso a Kratie.
Nel secondo pomeriggio risaliamo il Mekong, con due barche e qualche piccola scomodità, verso il confine Laos. Si procede sempre più piano tra rami del grande fiume che si insinuano tra dune sabbiose coperte di fitte mangrovie, mentre il sole cala, la luce diviene meno accecante e l’aria più gradevole.
Serata di confidenze e confessioni nel lungo dopocena soddisfatto della compagnia.

1/3. Notte strana nella casetta di duro e nobile tek in riva al grande Mekong. Buio fitto e rumori molesti non fanno dormire, uccelli sconosciuti gridano fuori, misteriosi spiriti, creature del fiume sembrano entrare di soppiatto, sono vicini, posso sentirli con certezza, è caldo, non posso dormire. Mi alzo, accendo la debole luce del bagno, aziono la ventola al soffitto, torna la realtà nel semibuio, riprendo coscienza dello spazio, dormo.
Preah Viehar; arriviamo dopo 3-4 ore sonnacchiose in pullman, una bella polemica di Stefano A. che difende religiosamente i rom, dopo un pranzo così così in una trattoria così. L’albergo sembra buono, con piscina, di charme.
Saliamo in pick up per le strade ripidissime e curiose che portano al santuario.
Al santuario induista 910dc di Preah Vihear ci accolgono le trincee Khmer rimaste da guerra dei Rossi, contro Thai, confine a 400m. Per 400 anni hanno costruito templi indù, 5, poi sono arrivati i thailandesi.
Ogni re ha costruito un santuario più in alto, più grande degli altri, con storie Veda e orientamento secondo i punti cardinali.
Fa caldo e ne promette di più.

2/3. Via, fino a Kho Khe, città dei 3 templi. Saliamo sul primo, piramide a 5 livelli nella jungla che l’ha distrutta,nei 500 anni successivi all’occupazione thailandesi che l’hanno fatto dimenticare, fino all’arrivo dei francesi nel primo 900. Si suda.
Poi si va al tempietto di Linga, fertilità con fallo dentro alla dea Ioni.
Altro tempietto: alberi che mangiano le pietre dei templi, qui non ci sono terremoti, sono gli alberi che hanno fatto strame.
Pranzo e auguri a Philippe, con vino cambogiano. Poi parco di Angkor; 900-1400dc circa, 300kmq circa. Caldo.
Benni si fa male cadendo. Domattina appuntamento alle 5,30 per l’alba tra i templi, lui frigna. Sarà stanco? Sarà dolore?

3/3 Navatu Hotel Sala Kamreuk ed. Resto con Benni in albergo, saluto tutti che è ancora buio.
Non tutto il male viene per nuocere. Benni migliora e c’è ne andiamo a spasso per Angkor. Nella prima pagoda conosciamo un bonzetto di 22 anni, in convento da 7. Li fanno schiattare di studio.
Poi doppio matrimonio in un parco, si sposano quasi adolescenti. Giriamo per il vecchio mercato. Poi da Starbucks per un caffè americano.
Di nuovo in cammino sotto il caldo capitiamo a un funerale, ci saranno 200 persone in divisa bianca e nera a salutare la defunta, ci invitano anche a tavola. Proseguiamo e visitiamo il museo nazionale, bello, contenuto, ordinato. Benni sta bene, lunga camminata verso l’albergo.
Cena con spettacolo di danza e canti tradizionali, proprio per turisti, tutto fa brodo.

4/3. Giorno di partenza, via da Angkor verso Phnom Penh. È un paese povero, con gente povera e sottomessa. Però non c’è sporcizia evidente, puzze, orina, sterchi abbandonati, nemmeno quelli dei cani che pure ci sono, nonostante il disordine, nonostante un certo degrado. Da noi in molti luoghi è peggio. E nei mercati, per le vie si prepara il cibo con cura e con i guanti. Apparentemente non ci sono segni di aggressività, di violenza, che certamente deve esserci. Però i rapporti sembrano tutti improntati a una diffusa buona creanza e gentilezza verso il forestiero, persino nessun segnale di ironia né sarcasmo. Buddismo?
Ultimi acquisti al grande mercato di Siem Riep, poi via verso aeroporto per Phnom Penh.
Viaggiamo lungo il lago Tonle Sep, anzi nel letto studio di questo strano lago alimentato da un’ernia del Mekong. Nel monsone secco l’acqua entra dal fiume, nella stagione delle piogge è il lago a scaricare sul fiume.
Se fa troppo caldo sopravvivono solo i pesci che riescono a infilarsi nel fango sotto il metro circa.
Saliamo su una chiatta che ci porta lungo canali di acqua bassa, gialla, dentro una città di alte palafitte putrescenti. Sono il popolo del lago, da sempre pescano e mangiano, centinaia di famiglie da 10-12 componenti.
All’emporio in lago aperto ci sono anche i coccodrilli vivi, siamo a Kompong Pluk.
Un turboelica ATR72 ci porta da Siem Reap a Phnom Penh, stesso Anika hotel, è tardi, ceniamo in terrazza, piacevolmente accanto alla piscina. Scopro così che c’è un tucano nell’hotel, l’avevo già udito gracchiare di notte all’andata.
Domani si viaggio molto a lungo, verso casa.

5/3.

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