Giorno 5 – 8 settembre 2023

Mi sorprende quanto la vita sia un kaleidoscopio, basta spostare e di poco l’inclinazione per cambiare la prospettiva e con essa le sensazioni.

Il dolore fisico aumenta considerevolmente, me ne rendo comprensione tenendo conto del fatto che in meno di 72 ore ho percorso più di 90km.

Non ne avevo mai provato così tanto. Nemmeno quella volta in cui nel 2017 mi sottoposi ad un intervento tenendo all’oscuro tutti, fuorché la mia migliore amica.

Non sono abituata a sentire il mio corpo. O meglio. Nella quotidianità lo ascolto in casi di emergenza. Qui, nella natura -intesa come luogo dove si può essere naturali e quindi uguali e coerenti con se stessi – la connessione tra i miei sensi è amplificata e tanto.

Il dolore del corpo fa si che, per fortuna, io riesca a non pensare.

Quasi ad Arzúa incontro un chiosco che offre succo di lamponi e formaggio, ne approfitto per fermarmi a riprendere fiato. La tappa di oggi è più breve e posso concedermi dello spazio.

È in quello spazio che si apre la finestra verso dentro. Penso che ognuno di noi nella vita trasporti uno zaino che contiene più o meno peso. Alle volte portiamo con noi e dentro di noi anche un peso che non ci appartiene, un peso autoimposto quasi a meritare sofferenza. E poi arriva quel momento nella vita in cui si sente la necessità e la voglia di vuotare quello zaino alleggerendone il peso ed è bellissimo perché, finalmente, si respira.

Mi siedo all’ombra di una quercia e prima di ripartire per gli ultimi km bagno mani e piedi in un fiume. È così bella questa normalità. Nello stesso momento torna il pensiero di quella vita, la mia, dentro la quale dovrò presto riprendere posto.

Il pensiero non è più leggero.

Scegliere di fermarsi dalla vita quotidiana non è una scelta di comfort. Non è una scelta di relax, nemmeno di vacanza. Esperienze come questa mi fanno pensare ad una bustina di tè immersa nell’acqua bollente.

Solvente e soluto diventano la stessa cosa. Ed io mi sento ad un momento prima dell’ immersione.

Non si torna più indietro.

Soffermarsi, guardarsi dentro – ed anche fuori – spaventa: è la vita che ti sta chiedendo di affrontare l’ignoto.

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