Quando il capo diventa mito: le radici del culto politico da Hitler a Trump 

Per i cittadini occidentali ilculto della personalitàevoca soprattutto i regimi totalitari del Novecento o le autocrazie contemporanee che riempiono piazze e schermi con il volto del capo.

Eppure, alcuni suoi meccanismi — personalizzazione del potere, sacralizzazione simbolica del leader, riduzione del dissenso a tradimento — possono emergere anche nei sistemi democratici, soprattutto quando media, partiti e istituzioni si indeboliscono o si polarizzano.

Analisi dei modelli del passato

In termini generali, il culto della personalità è una forma di idolatria politico-sociale che trasforma un leader in un’icona intoccabile, attribuendogli qualità eccezionali e presentandolo come unica garanzia di salvezza collettiva. Nel Novecento si consolida grazie al controllo dell’informazione e alla mobilitazione rituale. Il fenomeno è però presente anche in epoche precedenti: dalla Roma imperiale all’Egitto dei faraoni e in tutte le forme di potere accentrato, con forme diverse, da Napoleone a Mao.

Nonostante ciò, fino alla metà del secolo scorso questo concetto non era ancora entrato stabilmente nel lessico politico occidentale. Il grafico mostra la frequenza dell’espressione cult of personality nei libri in lingua inglese pubblicati dal secondo dopoguerra in poi. Si osservano due picchi principali: il primo tra il 1960 e il 1970, quando il dibattito sul culto della personalità fu alimentato soprattutto dalla destalinizzazione e, successivamente, dall’ascesa del culto di Mao durante la Rivoluzione culturale. Il secondo picco, attorno agli anni Duemila, testimonia una rinnovata attenzione occidentale verso la personalizzazione del potere, sollecitata sia dalla rilettura storica dei regimi comunisti — da Mao a Ceaușescu — sia dagli sviluppi geopolitici contemporanei, come la dinastia Kim in Corea del Nord e i regimi di Saddam Hussein, Hafez e Bashar al-Assad, e, in misura crescente, Vladimir Putin.

Frequenza dell’espressione “cult of personality” nei libri in lingua inglese (Google Books Ngram Viewer)

Gli strumenti dell’idolatria politica

Il culto della personalità non nasce solo dalla volontà narcisistica del capo: è soprattutto una costruzione di un apparato di regime. Funzionari, propaganda e istituzioni lo alimentano perché il mito del leader compatta il consenso, legittima il potere e assicura la sopravvivenza del sistema.

Nei regimi totalitari il monopolio dell’informazione e la celebrazione ideologica non coincidono: il primo disciplina l’ambiente cognitivo, la seconda sacralizza il potere. Attraverso rituali, simboli, immagini ubiquitarie, narrazioni salvifiche, celebrazione di ricorrenze, l’intitolazione di luoghi e edifici, il regime non si limita a persuadere, ma produce attaccamenti affettivi, identificazioni carismatiche e forme di dipendenza simbolica dal leader, la cui intensità varia, tuttavia, in base al contesto, al grado di coercizione e alla partecipazione reale dei soggetti. Il culto della personalità resta comunque uno degli aspetti a più forte impatto emotivo e irrazionale sulle masse, nonché uno degli indicatori più sensibili e visibili dello scivolamento di una comunità verso la dittatura.

Nelle dittature del Novecento le testimonianze di questo secondo livello sono numerose e trasversali a tutti i regimi. Esaminiamo tre casi emblematici sottolineandone i parallelismi.

Hitler. Celebrazione pubblica: nella Germania nazista il 20 aprile, giorno della nascita del Führer (Führergeburtstag), era celebrato come ricorrenza nazionale. Iconografia: il volto di Hitler compariva sui francobolli — soprattutto durante il periodo bellico — mentre la svastica compariva sulle monete. Toponomastica: a partire dal 1933 strade e piazze furono ribattezzate in suo onore (ad esempio, Adolf Hitler Platz e Adolf Hitler Straße ad Amburgo); lo stesso avvenne in Austria dopo l’Anschluss. Apparato militare: la più importante e meglio equipaggiata divisione corazzata delle SS fu intitolata a Hitler (Leibstandarte SS Adolf Hitler Panzer Division).

Mussolini. Celebrazione pubblica: il 29 luglio, giorno del compleanno, fu celebrato come ricorrenza nazionale.7 Inoltre, il Regio decreto 21 ottobre 1926, n. 1779 stabiliva: “Il giorno 28 ottobre, anniversario della Marcia su Roma, è dichiarato festivo a tutti gli effetti civili”.8 Iconografia: Mussolini comparve su varie emissioni filateliche (come Duce nel 1930, condottiero nel 1932, accanto a Hitler nel 1941), mentre il fascio littorio appariva sulle monete. Toponomastica: Arborea, in Sardegna, fu ribattezzata Mussolinia nel 1930 (Regio decreto 29 dicembre 1930, n. 1869). Una seconda Mussolinia, in Sicilia, per cui Mussolini pose la prima pietra il 12 maggio 1924, non si completò a causa di lotte tra gruppi fascisti locali. A Latina, l’edificio che ospitava la Casa del Fascio fu costruito con una pianta a forma di “M” in suo onore. Apparato militare: anche alcune unità militari portarono il suo nome, come i battaglioni “M”, reparti d’élite della Milizia Volontaria, impiegati durante la Seconda guerra mondiale, soprattutto sul fronte orientale.

Stalin. Celebrazione pubblica: pur non essendo una festività ufficiale, il 21 dicembre, suo compleanno, fu celebrato informalmente al punto da istituire un museo per conservare i regali ricevuti. Iconografia: l’effigie di Stalin comparve in numerose serie di francobolli, da sola o accanto a Lenin; sulle monete dominavano il suo profilo, oppure la falce e il martello. Toponomastica: diverse città furono rinominate in suo onore: Tsaritsyn divenne Stalingrado (1925), Dušanbe divenne Stalinabad (1929), Juzovka — l’odierna Donetsk — fu ribattezzata Stalino (1924), Novokuznetsk divenne Stalinsk (1932); non fu un caso se alla più cruenta battaglia della Seconda guerra mondiale, quella di Stalingrado, entrambi i dittatori dettero una valenza simbolica, proprio legata al nome della città. Apparato militare: al più avanzato carro armato pesante dell’Armata Rossa nella Seconda guerra mondiale venne assegnato il nome “Iosif Stalin”.

La persistenza del modello nelle autocrazie contemporanee

Nelle dittature contemporanee si riscontrano espressioni analoghe nel culto del leader vivente, nel culto dinastico o nel culto della figura fondativa. In Corea del Nord sono festività ufficiali sia il compleanno di Kim Il Sung (15 aprile) sia quello di Kim Jong Il (16 febbraio). L’attuale leader, Kim Jong Un, compare frequentemente sui francobolli, talvolta anche insieme alla figlia indicata da alcuni osservatori come sua possibile erede. L’elenco potrebbe continuare includendo altri paesi dittatoriali o autocratici, come Guinea Equatoriale, Turkmenistan, Bielorussia, ecc.

In altri contesti autoritari la sacralizzazione del leader vivente può risultare meno sistematica e lasciare spazio, più spesso, alla celebrazione di figure fondative o storiche (Mao, Khomeini, Atatürk).

Quando il copione tocca le democrazie occidentali

Le democrazie possono esercitare propaganda e manipolazione, ma dispongono di contrappesi che storicamente hanno limitato la sacralizzazione del leader. Tuttavia, negli ultimi anni il processo di personalizzazione politica ha mostrato una capacità di espansione anche in contesti occidentali: la leadership diventa un marchio, l’agenda istituzionale si piega al racconto biografico e l’identità di parte si fonde con la devozione personale.

Questa possibile torsione delle democrazie occidentali risulta particolarmente evidente nella presidenza di Donald Trump, su cui si concentrerà il prossimo approfondimento.

Riferimenti

  1. Bracher, Karl D. “Totalitarismo”. In Enciclopedia del Novecento. Treccani, 1984.
  2. Google Books Ngram Viewer. “Cult of personality”. Corpus: English; smoothing = 3.
  3. Kershaw Ian. (1987). The “Hitler myth”: Image and reality in the Third Reich. Clarendon Press.
  4. Gentile Emilio. (2006). Politics as religion (G. Staunton, Trans.). Princeton University Press.
  5. Gesetz über einmalige Sonderfeiertage, 17 aprile 1939. Reichsgesetzblatt, I, p. 763.
  6. Grolle, Ingeborg. “Renaming of Hamburg Streets under National Socialism: Hallerstraße”. Key Documents.
  7. “Italy: Benito’s Birthday”. Time, 6 agosto 1923.
  8. Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, n. 247, 23 ottobre 1926.
  9. Cangemi, Antonino. “Mussolinia, storia di un grande imbroglio in salsa sicula”. Il Giornale di Sicilia, 25 aprile 2024.
  10. Andreoli Emilio. “Il Palazzo M”. 11 novembre 2020.
  11. “Regali per il settantesimo compleanno di Stalin”. Meridiano 13, 26 giugno 2024.
  12. Bell Philip. (2011). The battle of Stalingrad. In Twelve turning points of the Second World War. Yale University Press.
  13. NK News, 14 febbraio 2023.
  14. V-Dem Institute. Democracy Report 2025.
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